Durante il lungo inverno molte cose possono andare storte quando non utilizziamo le nostre barche e le lasciamo incustodite all’ormeggio oppure tirate in secco in qualche rimessaggio. Assicuratevi che nessuno di questi disastri invernali rovini la vostra barca.

In inverno sono pochi quei diportisti che riescono a tenere viva la propria passione per il mare concedendosi qualche bella uscita e sfidando freddo e intemperie. Per la maggior parte di noi è tempo di restare in banchina con la barca lasciata nel solito posto barca oppure tirata in secco in qualche rimessaggio. Lasciare per molti mesi le barche ferme comporta una serie di lavori preventivi per proteggerle a dovere dai principali nemici: raggi solari, umidità, pioggia, perturbazioni, muffe, animali indesiderati, usura e incuria. Noi di Magellano Store nelle pagine del nostro blog abbiamo pubblicato una serie di guide su come attuare un perfetto invernaggio della barca e delle sue principali componenti: propulsore entrobordo e fuoribordo, vele, impianti, coperta, ambienti interni, battello di servizio, etc. Vi invitiamo a cercarle e a leggerle attentamente. Se non si fanno con buon senso, pazienza e in maniera corretta questi lavori, è molto probabile che qualcosa durante la stagione invernale vada storto con danni alla barca che possono essere anche ingenti.

Non è raro infatti che alcuni diportisti passino la primavera a rimediare ai danni avvenuti durante la bassa stagione. A volte comunque anche quando si è fatto tutto a dovere può capitare un problema inaspettato. Il consiglio generale è di prendere anche alcune precauzioni extra. Ecco alcuni disastri invernali che possono capitare e con cui sarebbe bene giocare d’anticipo.

01. Finitura del fuoribordo rovinata

Ecco una di quelle occasioni in cui invece di proteggerle accuratamente, lasciamo che le nostre barche riportino danni evitabili. È il caso del fuoribordo e in particolare della vernice con cui è rifinito. Nel caso in cui avvolgiamo la barca con un telo di copertura, dobbiamo assicurarci di proteggere anche la calandra del fuoribordo con un’ulteriore copertura. Questo perché i teli che proteggono la barca da pioggia e intemperie sono realizzati in materiale plastico zigrinato che quando si muove, sbatte o fileggia al vento risulta essere molto abrasivo e col tempo finisce per rovinare la finitura del fuoribordo scrostando la vernice. È vero che danni del genere sono rari se il telo viene fissato correttamente sulla barca con gli appositi tiranti, ma che la copertura non si muovi completamente è impossibile quando soffiano venti a oltre 20 nodi.

L’ideale è proteggere la barca con un telo in cui la stessa sia avvolta totalmente e in ogni caso rivestire la calandra del fuoribordo con ulteriori teli e imbottiture in modo da eliminare definitivamente il problema. Nota: questo stesso tipo di danno può sorgere su qualunque tipo di componente se il telo viene a contatto con un rivestimento in gel lucido oppure strofina la fibra di vetro nel modo sbagliato.

02. Affondare nel proprio ormeggio

La maggior parte dei diportisti sa bene che la maggior parte degli affondamenti di barche si verificano all’ormeggio a causa della barca allagata. Potreste però ignorare che quasi il 10 per cento di questi affondamenti si verificano non a causa di una via d’acqua sotto la linea di galleggiamento, come per esempio una presa a mare lasciata aperta, ma dall’acqua che entra in coperta. Come è possibile? Può succedere per esempio perché l’acqua piovana o la brina o la neve, scorrono attraverso dei raccordi fino a trovare una via d’ingresso a bordo: una feritoria, una giuntura allargata, una guarnizione rotta, etc. La neve poi comporta un’altro problema: aggiunge peso e quando si accumula spinge la barca sempre più in profondità nell’acqua fino a quando una via d’acqua che era sopra finisce sotto la linea di galleggiamento.

La chiave per evitare il disastro della barca affondata per colpa della neve è duplice: visitare costantemente la barca, in particolare subito dopo abbondanti nevicate e sgomberare la coperta dai cumuli di neve e ghiaccio. Assicurarsi inoltre che la barca abbia batterie cariche ed efficienti in grado di azionare le relative pompe di esaurimento non appena l’acqua inizia a entrare. Un altro pericolo che viene dal freddo per le barche è l’acqua immagazzinata che gelando può fare scoppiare i tubi degli impianti. È vero che nella maggior parte dei paesi le barche in acqua sono meno suscettibili ai danni da congelamento rispetto a quelle rimessate a terra. Ma quando le temperature crollano, non si sa mai se i tubi di bordo stanno per congelare e scoppiare.

03. Scafo che cade dall’invaso

Quando le barche vengono deposte a terra e non si dispone di un rimorchio, il lavoro viene solitamente lasciato ai tecnici del porto per trasportare e fissare a dovere lo scafo. In primo luogo perché i professionisti sanno come svolgere il lavoro molto meglio del diportista medio e in secondo luogo perché  ci sono in ballo assicurazioni specifiche nel caso in cui qualcosa vada storto. Ciò non significa, tuttavia, che non dovete fare un piccolo controllo sul lavoro che hanno svolto i tecnici.

Naturalmente la barca deve essere sufficientemente bloccata in modo da non cadere. In generale due solidi cavalletti per lato sono sufficienti per fissare barche non superiori a 26 piedi. Se la vostra barca è più grande, dovrebbero essere presenti ulteriori cavalletti. Ma la maggior parte del peso rimarrà sulla chiglia della barca, che dovrebbe essere supportata da blocchi di legno. In caso contrario, lo scafo potrebbe subire una rottura. Anche con i blocchi sistemati bene, il danno può essere sempre possibile. È importante che il peso della barca sia distribuito uniformemente e impedire che gravi in un’area circoscritta. Prima di ogni perturbazione in arrivo si dovrebbe poi controllare la barca per verificare che tutto sia in ordine ed efficiente.

04. Fiamme a bordo

Lasciate a bordo una stufa per mantenere gli ambienti interni caldi e asciutti? Se è così, salite subito in macchina, andate alla barca e sbarazzatevene al più presto. Le statistiche delle società di assicurazione dimostrano che questa è una delle cause principali per cui le barche rimessate per l’inverno vanno in fiamme. Stessa cosa vale per le lampadine lasciate accese a bordo. Questo è un metodo classico per mantenere caldi gli interni, ma è anche inaccettabile e pericoloso. Le lampadine possono innescare un’esplosione se si accumulano vapori, inoltre se la lampadina viene a contatto con sostanze infiammabili può provocare un incendio. In genere le lampadine tradizionali hanno solo un’aspettativa di vita di 750 ore. Ciò significa che probabilmente si esauriranno dopo circa un mese e non dureranno comunque tutto l’inverno.

05. Una tana per topi e insetti

Tra le operazioni da compiere prima di lasciare la barca durante la stagione invernale non va dimenticata quella di togliere dalla barca tutto il cibo che non sia contenuto in sacchetti sigillati, lattine o contenitori di vetro. Questo per evitare l’insediarsi di colonie di insetti, i più comuni formiche e scarafaggi. Questi ultimi si possono tenere lontani lasciando in barca dei piccoli contenitori con una miscela in parti uguali di farina e acido borico. Sostanze innocue per l’uomo e gli animali domestici, ma che fanno scomparire miracolosamente gli scarafaggi. Altri ospiti non invitati che si possono ritrovare in barca sono le vespe che tentano di costruirsi il nido in qualche anfratto, nel boma o nel controsoffitto del bagno, i gechi che depositano le uova tra le cime o ancora i pipistrelli che si riposano tra le pieghe della tela.

Un vero incubo sono poi i topi a bordo. Purtroppo a differenza degli scarafaggi, le formiche o le vespe che si possono combattere o prevenire, i topi una volta in barca, vanno eliminati fisicamente uno a uno. E non si può ritenersi tranquilli solo perché si è all’ancora, i topi infatti nuotano e sono in grado di salire a bordo dalla catena dell’ancora o dalle cime di ormeggio. Una volta entrati, se non trovano cibo, mangiano di tutto, dal gommone alle vele, dalla copertura dei fili elettrici agli spigoli dei materassi. Allontanare questi fastidiosi roditori è complicato e frustrante. Ci sono le trappole avvelenate e le fumigazioni o i mezzi più naturali come le tavolette cosparse di vischio, ma pur sempre fatali. La cosa migliore dunque è quella di non farli entrare in barca. Per tenerli fuori bisogna chiudere tutte, ma proprio tutte, le vie d’accesso alla barca, anche quelle a cui non si pensa. Un bel tappo nel passaggio della catena dell’ancora, una reticella di metallo alla base delle maniche a vento, un’altra reticella dietro le prese d’aria della chiusura del passo d’uomo e così via, in modo da tappare ogni minimo pertugio.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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