Zattera di Salvataggio. Dove la mettiamo?

Zattera di salvataggio

La zattera di salvataggio dovrebbe trovare a bordo una collocazione strategica non solo per essere utilizzata al meglio nelle emergenze, ma anche per non intralciare i movimenti dell’equipaggio durante la navigazione e non condizionare eccessivamente la distribuzione dei pesi in barca. Ecco qualche suggerimento su dove posizionarla.

La zattera di salvataggio è una dotazione tanto indispensabile per i diportisti che compiono navigazioni d’altura, quanto scomoda da stivare. Pesanti e ingombranti, non è affatto semplice trovare per questi dispositivi uno spazio a bordo che sia in grado di garantirne un accesso immediato e funzionale per la messa a mare nelle emergenze e al tempo stesso un posto protetto in caso di cattivo tempo durante la normale navigazione.

Quindi dove collocare questa fondamentale dotazione di bordo, obbligatoria quando si naviga oltre le 6 miglia dalla costa? La normativa italiana è piuttosto rigorosa nel dettare i parametri di costruzione e i termini di revisione della zattera di salvataggio, mentre è assai più generica circa il suo posizionamento a bordo, limitandosi a indicare un luogo accessibile e privo di impedimenti alla manovra di messa a mare. In assenza di riferimenti più precisi, la collocazione dell’autogonfiabile a bordo dei cabinati da crociera è rimessa al buon senso dei diportisti e all’ingegno dei progettisti.

Mai sottocoperta o accanto all’albero

Intanto le zattere di salvataggio attuali sono molto più efficienti e ricche di dotazioni rispetto al passato, ma anche più voluminose, pesanti (dai 50 ai 60 kg) e difficili da maneggiare. Posizionare la zattera a bordo influisce inevitabilmente sui movimenti dell’equipaggio, sulla distribuzione dei pesi e la visibilità in navigazione e durante le manovre.

In passato quando le linee degli scafi erano slanciate, i volumi contenuti e gli spazi a bordo molto essenziali, spesso il diportista commetteva l’errore di nascondere la zattera sul fondo di inaccessibili gavoni o addirittura sotto coperta, da dove era impossibile estrarla in caso di emergenza. Altri la tenevano in coperta fissata con cinghie su apposite “selle”, poste a poppavia o a pruavia dell’albero. Tale collocazione, quando utilizzata ancora adesso, rende accessibile la zattera in caso di emergenza, ma intralcia le manovre dell’equipaggio e soprattutto è esposta alle onde e difficile da raggiungere in caso di mare formato.

All’estrema poppa come i Mini 6.50 o i Vor 60

Oggi sui cabinati da crociera è possibile trovare collocazioni più strategiche per la zattera ai fini della navigazione. In fondo questo è un accessorio che non dobbiamo necessariamente avere a vista, perché non ha un utilizzo quotidiano e perché è bene che pur rimanendo accessibile, non sia esposto ai frangenti. In genere la sua collocazione è nell’area poppiera della barca, prevalentemente in pozzetto, in prossimità del timoniere, oppure direttamente in appositi alloggi all’estrema poppa, area che offre riparo in caso di maltempo ed è più facilmente accessibile da parte dell’equipaggio. Tale soluzione è peraltro ampiamente collaudata a bordo delle barche da regata oceaniche come i Mini 6,50, i Class 40 o i Vor 60.

Un gavone a livello del calpestio, predisposto in prossimità della poppa potrebbe essere una buona opzione, soprattutto in caso di barche con lo specchio di poppa aperto o apribile. Certo, sta poi all’armatore cercare di non riempire questo spazio con altri accessori e attrezzature che potrebbe ostacolare la messa in mare della zattera. Sulle imbarcazioni che hanno lo specchio di poppa aperto o apribile si può predisporre la zattera sotto alla seduta del timoniere. Sempre in pozzetto, su alcuni cabinati il vano della zattera è previsto in uno dei gavoni sotto alle sedute laterali, sufficientemente ampio e predisposto a hoc. Anche questa collocazione è efficace a patto però di avere un sistema che agevoli il sollevamento della zattera, che in condizioni di stress, vento e mare formato, non è proprio facile.

Zattere pesanti, sollevarle è il vero problema

Il problema delle zattere moderne al di là dell’ingombro è infatti il peso. Ideare un vano efficace per l’autogonfiabile significa evitare a tutti i costi di doverlo sollevare, perché da soli è praticamente impossibile. La zattera deve andare in acqua quasi da sola sfruttando la forza di gravità. È importante che non cada in acqua accidentalmente, quindi è giusto prevedere dei fermi di sicurezza, ma facili da aprire in caso di emergenza.

Per superare il problema del sollevamento della zattera e agevolare la sua messa in acqua su alcune imbarcazioni dotate di specchio di poppa dotato di plancetta si può inserire la zattera direttamente in questa zona dello scafo in una nicchia e protetto da uno portello chiuso con un semplice fermo di sicurezza.

Zattera salvataggio in azione
Per verificare la sua corretta collocazione andrebbe eseguito un test di rilascio in mare della zattera.

 

Scelto il posto, fare una prova di messa a mare

Sui cabinati a pozzetto centrale la zattera può essere posta a poppavia dello stesso pozzetto, a vista e alloggiata in appositi “cesti”. La zona poppiera di queste barche infatti è sufficientemente ampia da proteggere l’autogonfiabile anche con mare formato. Su piccoli cabinati invece, dove è difficile prevedere un vano per la zattera, spetta agli armatori ingegnarsi. Spesso si ricorre ad apposite selle portazattera, fissate a poppa, da alloggiare sulla plancetta o da appendere al pulpito. Una soluzione però che pone problemi di intralcio nelle manovre di ormeggio, nonché di distribuzione dei pesi.

Il suggerimento per trovare il posto ideale alla zattera è quello di collaudarlo con un apposito test, una prova di messa in mare (senza aprirla naturalmente), in modo da avere un’idea realistica degli sforzi e delle procedure più efficaci. Se il posto è funzionale ve ne accorgerete subito.

 

 

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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