Voglia di oceano! Quale barca mi compro?

Per coloro che decidono di affrontare lunghe navigazioni la scelta della barca non è banale. Lunghezza, dislocamento, volumi, pescaggio e prestazioni dei cabinati sono i parametri tecnici che vanno valutati sulla base delle proprie esigenze di crociera e di vita a bordo. Il budget per esempio è rilevante, ma non per quello che istintivamente si può credere…

Qualche giorno fa ha fatto il giro del web la notizia di una famiglia italiana che ha deciso di mollare tutto per fare il giro del mondo a vela. Una decisione coraggiosa che rappresenta il sogno segreto di molti velisti, ma che per la maggioranza di loro rimane solo un’utopia, un divertimento mentale, un vorrei-ma-non posso. Non così invece è stato per Fabio e Marina Portesan, una coppia di Novara, lui informatico di 38 anni e lei store manager di 30 anni, con due figli, Valerio di 10 anni e Leilani di 3, e due gatti Vicky e Pancho. La loro scelta ha avuto giustamente grande risonanza su quotidiani e riviste perché non si tratta di giovani senza lavoro in cerca di fortuna, ma di marito e moglie e due figli con una casa e un lavoro stabile. Semplicemente Fabio e Marina volevano cambiare vita, almeno per un paio d’anni.

La loro decisione è arrivata a novembre scorso, quando hanno venduto la casa e realizzato finalmente il loro sogno. “Sia io che mia moglie avevamo un buon posto di lavoro, ma poi abbiamo valutato lo stile di vita che facevamo: tutto il giorno occupati, anche il week end. Per arrivare la sera sfiniti ad addormentarci sul divano. Per questo abbiamo deciso di staccare la spina: i nostri figli sono bambini solo una volta nella vita e ce li vogliamo godere”, ha raccontato Fabio.

Barca ormeggiata

Un cabinato di serie per Fabio e Marina, aspiranti giramondo

La barca che la coppia ha scelto per navigare attraverso gli oceani è un Bènèteau Oceanis 430 lungo 12,96 metri. Questo cabinato era stato disegnato nella metà degli Anni 80 da Philippe Briand con l’intenzione di soddisfare le esigenze dei crocieristi: design moderno, tuga piatta con un’originale finestratura a fascia, ampi spazi per l’equipaggio sia in coperta che nell’accogliente pozzetto, una carena dai grandi volumi e gli interni ben allestiti con tre cabine doppie, quadrato con cucina a murata, zona carteggio e due bagni.

Fabio e Marina hanno individuato in questa barca di serie un po’ datata il guscio che poteva essere trasformato nella loro futura casa galleggiante. Una decisione legittima e che nel corso delle navigazioni che affronteranno gli darà più o meno ragione. Già perché la scelta della barca per coloro che intendono vivere a bordo e dedicarsi a un giro del mondo non è affatto banale. Un conto è essere i classici velisti della domenica che durante la stagione fanno qualche veleggiata nel week end e al massimo la crociera estiva di 2-3 settimane. Per queste esperienze oggettivamente una barca vale l’altra. Ma quando si decide di affrontare lunghe navigazioni in luoghi remoti il discorso cambia e la scelta della barca deve essere più oculata: serve uno scafo confortevole ma soprattutto sicuro e adatto alle proprie esigenze di navigazione.

 

Barche da oceano: in giro si vede di tutto

In giro per il mondo negli scali strategici utilizzati dal popolo dei navigatori oceanici, Gibilterra, Panama, Canarie, Polinesia in realtà si vede di tutto. Spesso dal tipo di barca si può riconoscere la nazionalità degli armatori: gli scafi a doppia prua confortevoli ma senza grandi pretese di velocità sono quelli preferiti dagli americani; i solidi scafi d’acciaio senza fronzoli inutili e che lasciano ben poco all’estetica in genere battono bandiera tedesca, mentre la maggior parte di quelli d’alluminio appartengono ai francesi.

In realtà l’idea che per attraversare gli oceani occorre una barca studiata e costruita apposta non è del tutto giusta. Dipende sempre da dove si naviga. Nell’ambito dei Tropici per esempio e in generale lungo la linea dell’Equatore selezionando accuratamente le rotte e la scelta delle stagioni migliori per evitare maltempo e uragani, si può navigare veramente con tutto. Ogni anno centinaia di barche attraversano l’Atlantico partendo dalle Canarie verso i Caraibi spinti dagli Alisei. Una traversata tutto sommato facile e tranquilla. Diverso invece è il caso della rotta contraria, dalle isole caraibiche al Mediterraneo, passando per le Azzorre. Non a caso tanti diportisti per evitare i rischi e le incognite di questa navigazione decisamente più impegnativa decidono di imbarcare la propria barca su navi cargo.

Catamarano alla fonda

 

Il budget conta, ma per equipaggiamento e manutenzione

Al di là delle rotte scelte, le domande che un velista si deve porre di fronte all’acquisto di una barca da oceano sono: qual’è la lunghezza giusta? Mi interessa più il comfort o le prestazioni? Di quanto spazio ho bisogno per stivare cambusa e attrezzature?

Scegliere la misura ottimale della barca adatta alle proprie esigenze è la decisione più difficile da prendere. Per buona parte delle persone il prezzo d’acquisto è il parametro decisivo: è evidente che più grande è la barca maggiore è la comodità che offre, quindi si è tentati di acquistare la barca più grande possibile compatibilmente con il proprio budget. In realtà il costo d’acquisto non è il fattore più importante. Molto più rilevanti sono i costi dell’equipaggiamento necessario e quelli relativi alla manutenzione ordinaria. L’ideale sarebbe una barca di dimensioni contenute, ma ben costruita, marina e  dai bassi costi di gestione.

La maggior parte delle barche che navigano in oceano sono lunghe tra  10 e i 12 metri di lunghezza: quelle più piccole soffrono nella capacità di stivaggio, mentre quelle più grandi sono più difficilmente manovrabili da un equipaggio ridotto. Senza dimenticare le prestazioni veliche. Sfruttare la forza del vento permette di ridurre i costi, sfruttare le rotte ottimali e aumenta la sicurezza della navigazione in caso di avarie al motore. Chi invece opta per una barca più grande che offre maggiore comfort e ampi volumi interni dovrà necessariamente accettare che il motore sarà il propulsore principale per trarsi d’impaccio in situazioni avverse.

Cambusa

Cambusa, pezzi di rispetto e attrezzature: occhio ai pesi

Anche il dislocamento della barca è un elemento rilevante nella scelta di una barca, ma ben pochi velisti ne tengono conto. Il dislocamento è strettamente collegato al volume della superficie immersa di una barca, quindi non è possibile aumentare i pesi senza di conseguenza aumentare il volume immerso. Ma più si caricherà la barca, più questa affonderà sotto della linea di galleggiamento. Oggi la maggior parte delle barche di serie sono a dislocamento leggero perché la maggior parte dei diportisti vuole unità spaziose, ma a basso costo. Il volume in sé non è determinante ai fini dei costi, mentre dislocamento sì.

I cantieri quindi costruiscono barche dai grandi volumi, ma a dislocamento leggero. Questo però è ottenibile solo se la maggior parte dei volumi interni è al di sopra della linea di galleggiamento. Queste barche, una volta caricate con tutto ciò che può servire a chi progetta lunghe navigazioni, affonderanno irrimediabilmente ben sotto la loro linee d’acqua. A parte la perdita delle prestazioni veliche, ben più gravi saranno le eccessive sollecitazioni a cui saranno sottoposte l’attrezzatura e la struttura stessa dello scafo che erano stati progettati per una barca più leggera.

Chi vive a bordo per lunghi periodi deve stivare numerosi pezzi di ricambio, attrezzi da lavoro, vele di rispetto, bombole del gas, macchina da cucire, libri e poi scorte di acqua e gasolio. Anche il rifornimento di viveri è un’altra voce importante nella scelta di quale guscio scegliere.  Soprattutto per chi viaggia con un budget limitato la cambusa non può essere pensata in termini di un solo trasferimento. Di solito i giramondo fanno ricche cambuse nei paesi dove la vita costa poco per poter passare così indenni nei paesi ad alto costo: 200-300 chilogrammi di alimenti sono la cambusa ordinaria per un equipaggio di 2 persone.

Pozzetto

Scafo stabile e bilanciato e con pescaggio a prova di bassi fondali

C’è chi ancora sostiene che le barche a chiglia lunga sono ideali per il giro del mondo per via della loro buona tenuta di rotta. In realtà quest’ultima è data da una serie di fattori ben più complessa che non la semplice lunghezza della chiglia. Il segreto della stabilità di rotta sta nel giusto bilanciamento delle linee dello scafo. Il rapporto armonico tra lunghezza e larghezza è fondamentale: una barca con una prua stretta e la poppa larga sarà molto veloce fino a che non sbanda, dopodiché il timoniere avrà i suoi problemi a mantenerla in rotta. Chi naviga attraverso l’oceano con equipaggio ridotto ha invece bisogno di una barca tollerante in ogni condizione e che il timone sia sempre bilanciato nelle varie andature in modo da permettere una facile governabilità da parte del pilota automatico.

Il pescaggio infine è un altro elemento da tenere in considerazione nello scegliere la barca. La capacità di tenere tutta la velatura richiede un basso centro di gravità che normalmente si ottiene mettendo la zavorra più in basso possibile, ma l’eccessivo pescaggio per può creare problemi soprattutto negli ancoraggi. Una barca intorno ai 12 metri con un pescaggio intorno a 1,80-1,90 metri mantiene buone prestazioni nel risalire il vento e nello stesso tempo può navigare tra i bassi fondali.

La verità è che un barca da oceano valida per tutti non esiste. Di fronte a un nuovo acquisto la cosa più importante è capire esattamente ciò che si vuole fare a bordo e una volta individuata la barca, cercare di spuntarla al prezzo più ragionevole.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

3 Comments
  1. Articolo molto interessante che condivido in pieno.
    Trovo però che qualche indicazione di modello di barca avrebbe potuto contribuire maggiormente

    1. Caro Fabio Manzetti, grazie dell’apprezzamento, continua a seguirci e se hai idee o spunti per articoli, sei il benvenuto! Buon vento.

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