Barca a secco: come realizzare un invaso a prova d’inverno

Fuori dall’acqua le carene delle barche possono soffrire una distribuzione approssimativa dei pesi sui supporti, oltre che problemi di equilibrio e sollecitazioni pericolose ad appendici ed accessori come l’asse dell’elica o il log. Alcuni suggerimenti e consigli su come realizzare un invaso comodo e sicuro o personalizzare un sostegno standard.

Sono molti i diportisti che durante l’inverno preferiscono alare la barca e tenerla in secco sia per ridurre i costi d’ormeggio stagionale che per eseguire la manutenzione ordinaria della carena. Dal punto di vista della sicurezza il ricovero a terra della barca consente di ignorare il maltempo così come la tenuta dei cavi d’ormeggio, a meno del verificarsi di grandi perturbazioni e uragani, nel caso la si lasci a terra in qualche scalo esotico, come per esempio i Caraibi. È fondamentale tuttavia che durante i mesi invernali la barca tirata in secco possa contare su un alloggiamento costruito a regola d’arte, comodo, sicuro e in grado di non sollecitare in maniera pericolosa lo scafo e le sue parti più delicate, come le appendici.

Un consiglio è dunque quello di assistere personalmente alla fase di alloggiamento a terra, anche se l’operazione viene normalmente svolta dagli addetti del cantiere o del circolo. In caso di dubbio è possibile magari chiedere cortesemente al personale l’autorizzazione all’apporto di piccole ma decisive migliorie per trasformare un invaso standard in una sede adeguata del proprio guscio. Vediamo allora una serie di suggerimenti e consigli su come personalizzare l’invaso.

Barca caduta da invaso

Operazione di alaggio: tiro centrale e fasce assicurate

In linea generale bisogna tenere presente che una volta fuori dall’acqua la barca inevitabilmente soffre: il peso dello scafo infatti, prima ripartito su tutta la parte immersa, quando la barca è in secco inevitabilmente va a gravare solo sulle mie limitate superfici di contatto dei sostegni. È fondamentale allora che si allestiscano un numero sufficiente di supporti e che questi siano collocati correttamente al fine di evitare eventuali deformazioni più o meno gravi dell’imbarcazione.

Buon senso e cautela entrano in gioco già durante la fase di alaggio. Durante questa delicata operazione infatti nonostante l’ampia superficie delle fasce di sollevamento, la barca soffre due forze negative: la prima è rappresentata dal tiro verso il basso della zavorra che flette longitudinalmente la barca e la seconda invece è quella che tende a schiacciare trasversalmente lo scafo in corrispondenza delle fasce. Per contrastare gli effetti negativi di queste sollecitazioni il tiro dovrebbe essere vicino al centro di gravità della barca, ossia nei pressi della zavorra e con un’apertura maggiore del baglio. A tale scopo tra il cavo d’alaggio della gru e lo scafo si può interporre una struttura metallica quadrangolare chiamata “bilancino” alla quale sono assicurate le fasce di sollevamento. L’applicazione di questa struttura può rendere necessario mollare parte del sartiame o sollevare la barca armata con una certa inclinazione per evitare danni all’albero, ma ne vale la pena. Utile è anche assicurare tra loro le fasce di ogni lato all’altezza del ponte con una robusta cima per prevenire un accidentale allontanamento dei supporti e il rovinoso scivolamento dello scafo. Un’ulteriore precauzione può essere quella di fissare la barca con delle cime fissate a prua e a poppa in modo che quando viene sollevata e rimane sospesa in aria sia possibile controllarne e ridurre al minimo le oscillazioni e guidarla in sicurezza verso l’invaso.

Travel lift

Messa in bolla più facile con il travel lift

L’alaggio con il travel lift semplifica le operazioni sia perché non richiede le cime guida sia perché grazie alla regolazione indipendente dell’altezza e della distanza di ogni singola fascia rende più immediata la messa in bolla dello scafo. In genere peraltro il tiro del travel lift risulta essere a “U” aperta, quindi meno stressante per tutta la struttura.

Importante è anche evitare sollecitazioni alle appendici presenti in carena, così come a tutti quegli elementi più delicati sotto la linea di galleggiamento come l’asse e l’elica del motore entrobordo, i trasduttori e le elichette del log, di cui è bene conoscere la posizione ed evitare che rimangano incastrati nei supporti

Invaso in metallo

Chiglia al sicuro con i blocchi di legno disposti a file

Terminate le operazioni di alaggio, il ricovero a terra vero e proprio deve necessariamente tenere conto della forma, del peso e della lunghezza della barca, così come del materiale e il metodo di costruzione. I supporti ideali per la chiglia sono costituiti da blocchi di legno di almeno 20 x 20 cm di lato per barche fino a 10 tonnellate. Tali blocchi, in numero proporzionale alla lunghezza dello scafo, andrebbero disposti in file a strati alternati a 90 gradi tra loro e sovrapposti fino a toccare la base della carena. L’ultima fila di blocchi, quella a contatto con lo scafo andrebbe collocata con le fibre orientate trasversalmente alla sezione longitudinale della barca.

Poiché notoriamente il legno può andare incontro a flessioni o fessurazioni provocate dai carichi in gioco è consigliabile distribuire blocchi di ogni pila quanto più possibile vicini tra loro e nel caso di un eventuale cedimento del terreno mettendoli sopra una larga tavola di legno o di metallo. In realtà lievi cedimenti del terreno sono normali e non compromettono la stabilità dell’invaso, occorre tuttavia fare attenzione ai puntelli con pali di legno che possono incunearsi sia nel terreno che nella carena provocando delaminazioni e rotture. Per ovviare all’inconveniente si possono rendere parallele le zone a contatto e aumentare le loro superfici inserendo delle zeppe di legno, cunei posizionati sul terreno e in prossimità dei supporti fissandoli con dei chiodi.

Puntelli

Puntellare lo scafo: pali, cunei ed estensioni

Vediamo ora come si procede a un corretto puntellamento. Poggiata la barca sulla chiglia e messa in bolla longitudinalmente e trasversalmente, si sistemano due pali a metà lunghezza, quindi si vanno a sostenere le estremità della barca con puntelli a prua e a poppa. La quantità di puntelli necessari a un buon ricovero incrementa naturalmente con la lunghezza e il peso della barca. In realtà per gli scafi di moderna concezione con linee di carena piatte e curve a cui sono appese sottili e lunghe appendici si andrà a scegliere un invaso comodo con poche selle ampie in modo che i supporti oltre a bilanciare sostengano la barca. Anche in questo caso tuttavia si può ricorrere a puntelli aggiuntivi fissati ad arte. Nel caso in cui la superficie di supporto dell’invaso standard non sia sufficiente è possibile ampliarla avvitando sulle basi preesistenti delle solide estensioni in legno avendo cura di orientarle in maniera corretta prima di bloccarle sui vecchi sostegni. Ricordiamo inoltre che la disposizione la quantità di supporti non deve ostacolare gli eventuali lavori di manutenzione in programma.

Come evitare infine che supporti, puntelli e sostegni procurino graffi, macchie e scalfitture sulla superficie della carena? Basta applicare nelle parti interessate materiali morbidi, lisci e che non assorbano acqua: vanno bene fasce di plastica, materassini, abiti vecchi, etc. A volte nei cantieri si vedono protezioni realizzate con pezzi di moquette: andrebbero evitati perché se si bagnano rimangono zuppi e a lungo andare innestano processi di osmosi.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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