Rinnovare la barca? Ecco i 7 lavori da non mancare

Ogni circa dieci anni un utilizzo assiduo della barca impone di procedere a un buon restyling, rinnovando attrezzature e impianti. Un impegno importante che tuttavia può diventare una preziosa occasione non solo per rinfrescare la barca, migliorarne le prestazioni e l’efficienza, ma anche ravvivare la propria passione per il mare e la navigazione. L’importante è sapere come procedere e razionalizzare i lavori. Ecco quelli principali di cui non si può fare a meno.

Mantenere in efficienza la propria barca a vela dovrebbe essere un’attività costante e sistematica dell’armatore. Dopo circa una decina d’anni di utilizzo assiduo occorre tuttavia procedere al suo rinnovo generale. Operazione che può essere impegnativa sia dal punto di vista economico che di tempo. Certo è che può diventare un’occasione preziosa per rinfrescare la barca, migliorarne le prestazioni e l’efficienza e perché no, ravvivare la propria passione per il mare e la navigazione. Attrezzature di coperta, rigging, coperture, carena e motore entrobordo sono le parti che necessitano delle attenzioni più assidue. L’importante è sapere come procedere e razionalizzare i lavori, magari con una buona dose di fai-da-te per chi ha buona manualità e tempo libero

Proviamo allora a stilare una lista dei principali lavori da effettuare per dare nuova vita al nostro guscio.

Rinnovo sartie

1 Rinnovo del sartiame, delle lande e della ferramenta dell’albero

Pochi armatori provvedono da soli alla sostituzione del sartiame. Non che ciò sia impossibile, si tratta di levare dall’albero i vecchi cavi e utilizzarli come campione da seguire per quelli nuovi. Ci vuole accortezza per recuperare i vecchi arridatoi, pulirli e verificare che siano integri o non abbiano subito avarie. Oggi peraltro con l’utilizzo di terminali meccanici del tipo Norseman o Sta-lock è tutto abbastanza facile. Chi tuttavia non avesse mai tagliato una sartia o serrato un terminale, può cogliere l’occasione per fare un po’ di esperienza: occorre uno spezzone di cavo e un seghetto, poi si deve disporre di una morsa. Si avvolgerà il cavo con del nastro adesivo nel punto da tagliare e si procederà al taglio. Le case produttrici dei terminali forniscono anche le istruzioni sul montaggio con disegni esplicativi. Quindi basta leggerle, fare un po’ di esperimenti e il gioco è fatto. Se si possiede un minimo di manualità, dopo avere serrato e smontato alcune volte un terminale si avrà acquisito la tecnica necessaria per provvedere ai lavori.

Nel caso si dovesse si decidesse di fare pressare alcuni cavi, sarà sufficiente portare le vecchie sartie al tecnico che le utilizzerà come campione per rispettare dimensioni e diametri. Anche per l’intervento delle lande e della ferramenta dell’albero si potrà tentare di fare da sé, salvo consultare un tecnico in caso di incertezza.

Rinnovare drizze e scotte

2 Sostituzione scotte e delle drizze della randa e del genoa

Nodi, eccessivi carichi di lavoro, trazioni irregolari, allungamenti e agenti atmosferici minano la salute dei cavi di bordo e ne riducono le proprietà meccaniche e i carichi di lavoro. Tra i nemici più insidiosi di scotte e drizze c’è sicuramente l’affaticamento, dovuto all’uso eccessivo e prolungato che può causare la rottura anticipata del cavo. Ai primi segnali di affaticamento, una cima va sostituita senza indugi. Una rottura in mare potrebbe infatti avere conseguenze disastrose. Ma ogni quanto tempo va operata la sostituzione? Gli armatori in genere sanno quando hanno portato al limite la propria attrezzatura e la maggior parte di loro sostituisce le cime a ogni stagione, anche quando non ci sono segnali evidenti di usura. Ai primi segni di consumo, dove è possibile, si può in alternativa invertire il cavo nel senso di fare diventare dormiente l’estremità che agisce da tirante.

 Sostituire vele

3 Rinnovo della randa e manutenzione delle altre vele

Capire quando una vela, come si dice in gergo, è “scoppiata” è piuttosto facile: la struttura del materiale, tessuto o laminato, è infatti completamente rovinata, le cuciture sono sfilacciate e, conseguentemente, la forma della vela non consente più un’andatura decente. Ordinare una vela nuova a una veleria e, soprattutto, ottenere da questa il migliore risultato possibile, non è una cosa scontata. Intanto la scelta del velaio deve essere fatta non solo in funzione del budget a disposizione, ma soprattutto su un buon rapporto qualità-prezzo: è senz’altro possibile infatti trovare un genoa in Kevlar e Mylar a prezzi molto bassi, anche fino alla metà rispetto ad altri, ma, è importante verificare il tipo di materiale utilizzato (le fibre e i tessuti non sono tutti uguali, la loro qualità dipende dalla casa che li produce), la cura nel confezionamento, l’affidabilità della veleria e il tipo di assistenza garantita. Si vedono vele “usa e getta”, pagate poco, in uno stato pietoso dopo una stagione; altre, che tengono in ottime condizioni anche per due o tre anni; per non parlare del rendimento.

Le misure che si forniscono alla veleria sono molto importanti per ottenere un buon prodotto finale. Più precise e complete sono, più la vela sarà perfetta. La maggior parte delle velerie sono in possesso di tabelle specifiche, utili come guida nel rilevamento delle misure richieste. In caso contrario, è possibile stilarle in proprio e, una volta complete, inoltrarle insieme all’ordine della vela, precisando l’uso crocieristico o in regata, e, in questo caso indicandone anche il tipo (IMS, IRC, etc.).

Tendalino

4 Realizzazione di un nuovo tendalino per il pozzetto

Un tendalino realizzato con materiali di qualità può durare tranquillamente per cinque anni. A patto di prendersene cura, soprattutto nelle operazioni di montaggio e smontaggio, quando lo si piega per stivarlo e quando si provvede alla sua pulizia. Per lavare via il sale, la polvere e lo sporco è sufficiente acqua dolce e un detergente non aggressivo. Si può anche usare un idrogetto e una spazzola a setole morbide per le macchie più ostinate. Una pulizia approfondita è consigliabile almeno quattro volte l’anno facendo attenzione ad alcuni agenti chimici aggressivi come il cloro presente in alcuni detergenti ed evitando spugne abrasive che rovinano permanentemente eventuali spalmature impermeabili. Importante al fine di evitare la formazione di muffe è di fare asciugare bene il telo prima di riporlo. Inoltre in caso di eventuali strappi e rotture è bene intervenire subito con appositi kit di riparazione e cuciture ad hoc. Quando si deve provvedere alla sostituzione se si ha una buona manualità e una macchina da cucire a bordo si può provvedere alla realizzazione fai-da-te. Altrimenti ci si può rivolgere a un velaio di fiducia.

Lucidare scafo

5 Lucidatura dell’opera morta

Con il tempo gli agenti atmosferici, gli urti e l’ingiallimento dovuto ai raggi Uv diretti e riflessi dal riverbero dell’acqua possono deteriorare il gelcoat che comincia a mostrare un’opacizzazione diffusa. Nel caso in cui il gelcoat non riporti graffi, scalfitture o abrasioni, è possibile ricorrere a una sorta di restyling veloce dello scafo volto a restituirgli l’iniziale brillantezza. Si procede a una carteggiatura particolare, detta “seppiatura” (dall’osso di seppia leggermente abrasivo). Tale seppiatura va effettuata con carta abrasiva impregnata d’acqua, quindi lasciata in ammollo in un secchio pieno d’acqua fino a che la carta non è “matura”. La carta abrasiva deve essere inoltre a grana fine per asportare al minimo il gelcoat. Meglio sovrapporre più passaggi leggeri di carta abrasiva con grana sempre più fine piuttosto che eseguire un solo passaggio con una carta a grana grossa (600-700). Questo per evitare interventi aggressivi e dannosi e ridurre al minimo le micro incisioni che contribuiscono ad aumentare la porosità del rivestimento e a consumarne il già sottile spessore.

Terminata la seppiatura, si può passare alla lucidatura che andrà effettuata sempre con passaggi successivi di pasta abrasiva tipo polish, con grana molto fina e infine con uno strato di cera lucidante.

Ripristino impianto elettrico

6 Ripristino dell’impianto elettrico

In caso di rinnovo dell’impianto elettrico, i nuovi cavi elettrici dovrebbero essere posati all’interno della barca rispettando lo schema dell’impianto elettrico originale. Lo stesso schema in caso di modifiche dovrebbe essere aggiornato da parte dell’armatore. I nuovi cavi devono passare dove passavano i cavi esistenti. Per far scorrere i nuovi cavi all’interno delle canalette già esistenti ci si può aiutare utilizzando una sonda da elettricista e un po’ di grasso spray per far scorrere meglio i fili al loro interno. Se invece le canalette sono piene, è meglio stendere una canaletta nuova oppure passare i fili seguendo il percorso di quelli già esistenti.

È importante utilizzare sempre cavi a doppio isolamento, muniti cioè di una guaina che avvolge ciascun condutture di rame più una seconda guaina che avvolge i tre fili, accorgimento ancora più importante nel caso i cavi stessi siano posati in sentina. Ogni cavo deve presentare inoltre la marchiatura CEI antincendio che garantisce l’auto-estinzione in caso di incendio da cortocircuito. Altrettanto importante è proteggere ogni utenza con un adeguato fusibile con valori che devono essere il più possibile vicini alla massima corrente assorbita dall’apparecchio.

Motore entrobordo

7 Revisione del motore entrobordo

Dopo tanti anni di “lavoro”, può essere necessario sbarcare il motore entrobordo per revisionarlo. Pur essendo un’operazione delicata e piuttosto laboriosa, soprattutto su cabinati un po’ datati, in realtà sbarcare il motore è uno di quei lavori che può essere fatto con il classico fai-da-te che permette non solo di prendere maggiore confidenza con questo apparato di bordo, ma anche di risparmiare sull’assistenza tecnica. A meno di avarie importanti o troppo costose, per esempio per la difficoltà di reperire i pezzi di ricambio originali, la sostituzione del vecchio motore ausiliario con uno nuovo di zecca, per quanto legittima, va valutata in maniera oculata.

I vecchi motori marini, per esempio i Volvo MD 2B, i Farymann, gli Arona, a raffreddamento diretto, sono dei gioielli di meccanica, concepiti per funzionare a bordo di un’imbarcazione e quindi semplici, solidi e affidabili. Discorso diverso riguarda i motori marini moderni che, costi salati a parte, non sono altro che motori industriali marinizzati, quindi dotati di tutti quegli accessori senza i quali non potrebbero neppure esistere nell’ambiente nautico: filtri, prefiltri, sovralimentazione, parastrappi, sensori di allarme, centraline elettroniche di monitoraggio, common rail, etc. Componenti naturalmente più soggetti a usura e che si prestano meno al classico fai-da-te per la manutenzione.

Eseguite queste fondamentali operazioni, certamente la barca tornerà a navigare più efficiente e grintosa di prima e noi armatori la conosceremo senz’altro meglio.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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