Tra le bandiere marittime “ombra” anche quella di San Marino

La Repubblica di San Marino è stata inclusa dall’ente internazionale ITF nella lista dei 28 Paesi che forniscono bandiere marittime “ombra”. Una pratica poco trasparente e malvista che pone gli armatori nel mirino delle autorità.

Nel mondo marittimo in teoria dovrebbe esserci sempre un vero legame tra il reale proprietario di una nave o una barca e la bandiera battente a bordo di quest’ultima. Purtroppo non è così. Gli anglosassoni le chiamano “Flag of Convenience” (Foc). Sono le cosiddette bandiere marittime di comodo o meglio bandiere “ombra”, cioè quei vessilli di un determinato Paese che vengono issati su navi commerciali e barche da diporto di cittadini o società armatrici che in realtà appartengono ad altre nazioni.

Una pratica poco limpida e molto diffusa in tutto il mondo, in teoria legale, ma che alimenta certamente nella migliore delle ipotesi una certa confusione nel traffico marittimo. E nel peggiore dei casi nasconde affari loschi, criminalità, trasporti illeciti, lavoro nero e comunque una poca trasparenza verso le istituzioni e il fisco sulla propria regolarità, come armatori.

Bandiere ombra

L’ente internazionale che vigila sulle bandiere “ombra”

Cambiare bandiera è semplice. Basta pagare una tariffa di registrazione anche on line e che comunque, in certi casi, può essere anche onerosa. In questo modo tuttavia l’armatore dell’unità può spesso evitare il pagamento di tasse ancora maggiori e ottenere abilitazioni più snelle e meno vincolanti. Stando alle statistiche ufficiali oltre il 50 per cento della flotta mondiale viene registrata con questa modalità.

A decretare lo status di bandiere ombra è l’ITF, ossia la Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti. Un ente che ha il compito di vigilare sullo sfruttamento dei marittimi. Questi ultimi infatti sulle navi con bandiere di comodo sono spesso senza tutele, costretti a operare in condizioni antigeniche e pagati con salari da fame.

Bandiere ombra

Anche la San Marino nella “lista nera” dei Paesi facili

Lo stesso ITF ogni anno stila un elenco di Paesi che adottano questa pratica, ossia permettono a navi e barche di altre nazioni di registrarsi comunque. Vicino all’Italia questi Paesi sono per esempio Malta e Cipro. Dallo scorso dicembre tuttavia in questa sorta di “black list” è entrata anche la Repubblica San Marino. L’ispettorato dell’ITF ha infatti appurato che il locale registro navale aveva aperto ufficialmente le sue porte agli armatori internazionali nel 2021, arrivando nel tempo a contare 14 navi non riconducibili ad alcuna proprietà effettiva o comunque registrata a San Marino.

A causa di questa decisione alcuni noti enti di certificazione marittima nazionali hanno deciso di chiudere i loro uffici nel microstato ubicato all’interno del territorio italiano. Nel mondo nautico quella delle bandiere di comodo è in generale una pratica malvista che attira l’attenzione delle autorità e pone gli armatori, anche quelli delle unità da diporto, nel mirino delle autorità portuali e della Guardia di Finanza.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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