Allievo del navigatore Eric Tabarly e del pittore Yvon Le Corre, Titouan Lamazou ha sempre unito nella sua vita la passione per la navigazione a vela che lo ha portato a vincere il Vendée Globe nel 1990 all’amore per l’arte e la pittura con decine di volumi pubblicati ed esposizioni in tutto il mondo.

Per alcuni la navigazione, il piacere di andare in barca, la curiosità di esplorare nuovi tratti di costa e paesi esotici è già di per sé appagante. Per altri invece è un modo di vivere passioni diverse, alimentarle attraverso il viaggio e gli incontri via mare. Sono marinai per esigenza. E questa esigenza può essere l’arte, la pittura, l’illustrazione. È così per Titouan Lamazou, navigatore, artista e scrittore francese, un uomo con molte anime e una sensibilità fuori dal comune, ma certamente un grande regatante e velista di razza.

Una vita fuori dal comune, a partire dal nome

Una vita certamente originale quella di Lamazou, a partire dal suo nome Titouan. “Quando sono nato, in Marocco, i miei genitori mi chiamarono Antoine e da piccolo ero per tutti “petit Antoine” che diventava Titoine, solo che i marocchini lo confondevano con il nome di della città di Tetouan. Da allora sono sempre stato chiamato Titouan. Il mio nome è diventato ufficiale nel 1986. Quell’anno stavo facendo il giro del mondo in equipaggio e nello scalo di Sydney sono andato a prendere le mie nuove vele, ma la dogana si è rifiutata di darmele perché il pacco parlava di “Titouan Lamazou”, ma sul mio passaporto c’era scritto “Antoine”. Per fortuna all’epoca ero sponsorizzato da Jacques Chaban-Delmas, sindaco di Bordeaux. Ha cambiato la mia identità in otto giorni!”, racconta lo stesso Lamazou.

Dall’incontro con Tabarly alla vittoria nel Vendée Globe

La notorietà questo navigatore la raggiunge nel 1976, quando dopo aver incontrato il grande marinaio francese Eric Tabarly diventa per due anni consecutivi membro fisso del suo equipaggio a bordo del Pen Duick VI con cui fa il giro del mondo. Un apprendistato velico e di marineria eccezionale che lo porterà anni dopo, nel 1985, ad avere la sua prima barca da competizione, Écureuil-d’Aquitaine I, e a partecipare alle più importanti prove d’altura del circuito internazionale: il BOC Challenge, la Québec-St. Malo, la C-Star, etc. Fino a vincere nel 1990 addirittura il Vendée Globe, il giro del mondo in solitario. Nello stesso anno si aggiudica anche la Route du Rhum.

Poi nel 1991 insieme a Florence Arthaud, fonda il Trofeo Jules Verne, prima regata senza limiti di misure per le barche partecipanti e si lancia nella costruzione Tag di Heuer, il più grande monoscafo da regata mai costruito (43,60 metri di lunghezza). Verrà varato il 27 marzo del 1993 ma non parteciperà mai a nessuna regata.

L’amore per la pittura lo ha portato in barca

In ogni caso con un curriculum velico così, uno potrebbe accontentarsi, ma non certo Titouan Lamazou che nonostante la passione per il mare in realtà ha il cuore rapito dall’arte. Lamazou cominciò infatti i suoi studi artistici a 20 anni dopo avere lasciato il Marocco tra il 1971 e il 1974 presso la École des Beaux-Arts de Luminy a Marsiglia. Qui incontrò un altro suo maestro di vita, il grande pittore e illustratore francese Yvon Le Corre che gli suggerì di cominciare a navigare per dare vita ai suoi Carnets de Voyage, ossia diari di bordo illustrati. Eccola allora la nuova identità di questo ragazzo marocchino, naturalizzato francese: il marinaio pittore.

I ritratti, le donne e i loro diritti

Da allora Lamazou non ha più smesso, né di navigare, né di dipingere, spesso anche a bordo. Ha pubblicato decine e decine di diari illustrati concentrandosi soprattutto sulla ritrattistica delle persone che incontrava nei paesi esotici: Africa, Sud America, Asia. In particolare le donne. Ha esposto a Parigi, nel museo del Louvre, ma anche in America, in Brasile, in Africa e in Oriente. Un lavoro artistico, ma anche dal forte profilo sociale, tanto che nel 2003 Lamazou è diventato Artista dell’Unesco per la Pace attivo soprattutto per la difesa dei diritti delle donne e dei loro bambini in tutto il mondo.

Infine l’ultimo progetto, che come al solito unisce arte e navigazione a vela.  Sognato da Lamazou per oltre 20 anni, finalmente il suo sospirato Bateau-Atelier, una barca di 20 metri votata alla cultura e alla sostenibilità ambientale, prenderà il largo nel 2020 sotto l’alto patronato dell’Unesco, ospitando a bordo artisti e ricercatori impegnati in una riflessione sul presente e sulle sorti del nostro pianeta. Come a dire, siamo tutti sulla stessa barca e artisti della nostra vita…

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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