Tempo di sbarcare il motore? Ecco come fare

La revisione completa o la sostituzione con un modello nuovo impongono all’armatore di sbarcare il motore fuoribordo. Un’operazione delicata e piuttosto impegnativa soprattutto sui cabinati di vecchia generazione, ma che può essere svolta tranquillamente con il classico fai-da-te. Una guida completa su come procedere.

Su una barca a vela prima o poi può capitare di dover sbarcare il motore entrobordo sia per revisionarlo, magari dopo tanti anni di “lavoro”, oppure per sostituirlo con uno nuovo. Pur essendo un’operazione delicata e piuttosto laboriosa, soprattutto su cabinati un po’ datati, in realtà sbarcare il motore è uno di quei lavori che può essere fatto con il classico fai-da-te che permette non solo di prendere maggiore confidenza con questo prezioso apparato di bordo, ma anche di risparmiare parecchi soldi sull’assistenza tecnica del meccanico di turno.

A meno di avarie molto importanti o troppo costose o ancora impegnative, per esempio per la difficoltà di reperire i pezzi di ricambio originali, la sostituzione del vecchio motore ausiliario con uno nuovo di zecca, per quanto legittima, andrebbe valutata in maniera oculata.

Argano

 

Vecchi motori, pesanti ma indistruttibili

I vecchi motori marini, per esempio i Volvo MD 2B, i Buckh, i Farymann, gli Arona, tanto per citarne alcuni, erano dei veri e propri gioielli di meccanica, concepiti per funzionare a bordo di un’imbarcazione e quindi semplici, solidi e affidabili.

Erano per lo più a raffreddamento diretto, quindi senza scambiatori di calore, a iniezione diretta (senza sistemi common rail e centraline varie), ad aspirazione naturale (quindi niente turbine di sovralimentazione) e qualunque meccanico con un minimo di esperienza poteva metterci le mani e rimetterli in moto. Essendo concepiti in maniera essenziale, si prestavano in modo ineccepibile anche ai lavori fai-da-te dell’armatore di turno che poteva eseguire da solo la manutenzione ordinaria. I più piccoli tra l’altro potevano essere avviati a mano, visto che erano dotati di alzavalvole e di un volano di accumulo di energia. Purtroppo questi vecchi motori in genere erano realizzati in ghisa e quindi pesavano molto, e tuttavia erano dei veri “muli da lavoro”, capaci di macinare migliaia di ore di funzionamento prima di tirare le cuoia e comunque con una revisione radicale tornavano come nuovi.

Discorso diverso riguarda i motori marini moderni che, costi piuttosto salati a parte, non sono altro che motori industriali marinizzati, quindi dotati di tutti quegli accessori senza i quali non potrebbero neppure esistere nell’ambiente nautico: filtri, prefiltri, sovralimentazione, parastrappi, sensori di allarme, centraline elettroniche di monitoraggio, common rail, etc. Componenti naturalmente più soggetti a usura e che si prestano meno al classico fai-da-te per la manutenzione.

Motore entrobordo

Rendere il blocco motore accessibile ai lavori

Quindi se avete di fronte a voi un entrobordo che è impossibile riesumare, vada per la sua sostituzione con un modello più recente, altrimenti si può pensare a un bel restauro considerando che per trovare i vecchi ricambi si può ricorrere ormai al mercato usato globale di internet dove è possibile trovare di tutto a prezzi più che abbordabili.

Vediamo ora quali operazioni occorre effettuare per sbarcare il motore ausiliario con una premessa: nelle vecchie barche il motore non era accessibile come quello dei cabinati attuali che hanno la carena piatta, bensì era “sepolto” al di sotto dei paglioli in una carena a “V”. La prima fase dell’intervento che riguarda il motore consiste quindi nel rendere l’entrobordo accessibile. Occorre rimuovere quindi il pagliolato e tutti gli arredi che ostacolano il passaggio. Potrebbe essere utile documentare le varie fasi dello smontaggio scattando delle foto in modo da poterle consultare come promemoria quando si rimonterà il tutto.

 

Scollegare i servizi ausiliari e rimuovere i supporti

Liberato e reso accessibile il vano con il blocco motore si può procedere a scollegare l’entrobordo da tutti i servizi ausiliari che sono nell’ordine: alimentazione del combustibile e relativi filtri; ritorno del combustibile; aspirazione dell’aria; acqua di mare di raffreddamento; scarico dei gas combusti e dell’acqua di raffreddamento; telecomandi; cablaggi del motorino d’avviamento; batteria d’avviamento; cablaggi dal motore al quadro elettrico.

Una volta scollegate tutte i vari servizi, si può staccare il blocco motore dal basamento rimuovendo i relativi supporti e scollegando la linea d’asse all’elica, incluso il reggispinta, considerando che se questo è esterno, potrebbe esserci anche il giunto cardanico.

Dadi grippati

Dadi e viti grippati: occhio a forzare!

Nella fase di smontaggio è facile incappare in dadi e bulloni bloccati da ruggine o grippaggi. In questi casi non sempre è opportuno insistere a voler svitare il pezzo a tutti i costi, perché si rischierebbe di rompere le viti e creare danni importanti. Un esempio classico è la vite di acciaio inox con il relativo dado grippato. Il grippaggio in questo caso è frutto della lavorazione meccanica che ha prodotto le filettature su vite e dado di specifiche leghe (l’acciaio inox AISI 304 e AISI 316) che presentano la caratteristica di essere autotempranti, ovvero di indurirsi sempre più durante le varie passate di lavorazione meccanica. Di conseguenza la superficie dei filetti si presenta ormai ruvida ed è proprio questo irruvidimento che blocca fra di loro, sotto carico, le superfici a contatto dei due filetti maschio e femmina, grippandole, ovvero “impastandole” fra di loro e bloccandole irrimediabilmente. Se si insistesse a forzare lo svitamento, l’unico risultato sarebbe la distruzione del filetto maschio della vite o del prigioniero.

Sbloccanti

Ricorrere a liquidi bloccanti e spaccadadi

Per normali blocchi da ruggine la prima strada percorribile per svitare un dado recalcitrante senza danneggiare le rispettive viti è rappresentata dall’uso di liquidi sbloccanti; in commercio ce ne sono tanti e sono tutti efficaci ma occorre che il liquido sbloccante faccia effetto e l’attesa può richiedere anche diversi giorni.

In alternativa si può ricorrere allo spaccadadi. Si infila il dado nel foro dell’attrezzo e si avvita l’apposita vite dell’attrezzo che spinge un “coltello” durissimo contro il dado, spaccandolo da una parte, dilatandolo e quindi allentandone la presa sulla madrevite stessa inchiodata. A questo punto è facile svitare ciò che resta del dado, che si potrà sostituire agevolmente durante il rimontaggio. Gli spaccadadi sono prodotti in diverse misure: per gli usi di un fai-da-te ne basteranno tre o quattro, per dadi fino a chiave 30, con cui sarà possibile rimuovere anche i dadi dei prigionieri della pinna di zavorra.

Per bloccaggi più ostinati si può utilizzare il classico cannello ossiacetilenico per scaldare i dadi bloccati, dilatarli e quindi facilitarne lo svitamento utilizzando tutti gli accorgimenti di sicurezza del caso visto che il vano motore può presentare sgocciolii di olio e di gasolio dai filtri e dai circuiti.

 Basamento trasporto

 

Costruire un basamento di trasporto

Una volta che il motore è stato stato messo a nudo e liberato di tutti i collegamenti operativi è pronto per essere estratto dalla barca. Lo sbarco e la movimentazione fuori dalla barca del motore sono operazioni delicate e a meno di non avere un argano adatto ed essere almeno in due persone sarebbe meglio farle fare agli addetti ai lavori e alle loro attrezzature specializzate: un motore marino, sia vecchio che nuovo, pesa parecchio e basterebbe poco per danneggiarlo.

Più facile invece preparare un basamento provvisorio sul quale appoggiare il motore una volta estratto dalla barca. Il basamento più semplice lo si può realizzare partendo da un pallet di legno che si rivelerà utile per il trasporto del motore fino all’officina. Sul pallet fissate si fissano due travi di legno alla stessa distanza interna del basamento del motore e posizionate in modo che la coppa dell’olio non tocchi il pallet. Anche le staffe del motore andranno fissate alle due travi.

Sbarcato il motore si può passare alle pulizie del vano che va ripulito da sporcizia, grassi, depositi di olio, fumo di scarico, incrostazioni saline e tutti i rifiuti andranno raccolti e smaltiti secondo le norme vigenti.

 

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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