Snodo ancora-catena: il punto “debole” del calumo

Il giunto tra l’ancora e la catena rappresenta una delle parti nevralgiche della linea di ancoraggio, soggetta a sforzi e carichi non indifferenti soprattutto in caso di cambi di vento e condizioni meteomarine perturbate quando la barca è alla fonda. Una guida sulle caratteristiche tecniche di questo prezioso accessorio di bordo, le sollecitazioni a cui è sottoposto e i parametri che occorre considerare in vista di un nuovo acquisto.

Spesso i diportisti investono centinaia di euro per acquistare una buona ancora, il che è legittimo e anzi auspicabile per un accessorio tanto prezioso a bordo. Purtoppo però dimenticano altrettanto facilmente di accompagnare il “ferro” con uno snodo di contatto tra questo e la catena che sia diciamo all’altezza, quindi articolato, ossia girevole e opportunatamente dimensionato ai carichi e alle forze in gioco. Vediamo allora quali sono le sue caratteristiche principali, i compiti che svolge e quali sono i parametri per sceglierlo al meglio.

Ebbene quali sono i carichi e gli sforzi del calumo? In prima battuta si potrebbe essere tentati di pensare che sia proprio l’ancora a subire i carichi più elevati quando la barca è alla fonda. In realtà non è così. È la coperta dello scafo, sia questa in vetroresina, legno o metallo, a sopportare il tiro del calumo essendo la prima a dover frenare gli spostamenti e le oscillazioni della barca. Il punto di tensione massima è quello in cui sono fissati il salpancora e le bitte dove si dà volta al calumo stesso.

Calumo

Gli sforzi del calumo, dalla coperta alle marre

Lo sforzo iniziale del tiro dell’attrezzatura d’ancoraggio parte da qui per poi diminuire man mano che si procede verso il giunto tra catena e ancora, fino alle marre che fanno presa sul fondale. Questa riduzione progressiva delle forze sulla linea d’ancoraggio deriva dall’assorbimento delle singole parti del calumo collegate le une alle altre e alla loro elasticità. Quest’ultima è massima nel caso di un calumo in tessile, mentre al contrario è minima qualora si utilizzi la catena. Per ridurre i carichi in gioco e aumentare il comfort e la sicurezza dell’ancoraggio, è bene adottare la soluzione di un calumo misto, composto cioè da tre quarti di cima in nylon e un quarto da catena.

Cruciale in questo gioco di forze è anche lo snodo ancora-catena. È stato calcolato infatti che un calumo in tessile lungo dalle 2 alle 3 volte quello in catena comporti sforzi ridotti dal 10 al 25 per cento al giunto, a seconda dalle condizioni meteomarine e della lunghezza della linea d’ancoraggio, mentre si riduce fino al 30 per cento all’ancora stessa.

Giunto ancora catena

Giunto: tante sollecitazioni in pochi cm

Nonostante la riduzione progressiva dei carichi del calumo dalla coperta alle marre, nel caso del giunto questi sono concentrati in pochi centimetri di superficie. Inoltre tale snodo è soggetto non solo al tiro ma anche all’angolo di tiro della linea di ancoraggio che ruota nel caso per esempio durante una sosta in rada cambi la direzione del vento (caso frequente durante la notte o al passaggi di una perturbazione) con conseguente spostamento dello scafo. Durante il nuovo allineamento il giunto viene messo a dura prova perché viene forzato a lavorare con un angolo tanto maggiore quanto più veloce e rapida è la variazione del vento. Il caso peggiore si verifica quando l’ancora della barca è priva di cicala ad anello e il fuso è incapace di compiere alcun movimento trasversale rispetto alle marre. In questa situazione le forze angolari sul giunto e sull’estremità del fuso possono causare seri danni qualora lo snodo ancora-catena non sia snodabile perché quest’ultimo potrebbe deformarsi e cedere compromettendo l’ancoraggio.

Ancoraggio in baia

Occhio agli sforzi angolari: un duro banco di prova

Situazioni altrettanto pericolose si creano quando l’ancora fa presa su fondali rocciosi che in caso di variazione della direzione del vento potrebbero rendere impossibile alle marre di ruotare e adeguare la linea di ancoraggio al nuovo allineamento con la conseguenza che lo snodo sarà costretto a lavorare a forti angoli rispetto al fuso dell’ancora. Questi carichi e torsioni estremi sul giunto tra ancora e catena sono aggravati nel caso in cui l’ancora abbia un angolo fisso tra le marre eil fuso e quando quest’ultimo è mobile ma solo sul piano verticale, come per esempio accade sul modello di ancora Danforth.

Più sicura è invece il modello Cqr perché consente al fuso di piegarsi sui lati per adeguarsi ad un tiro del calumo anche fortemente angolato. In questo caso il giunto deve sopportare meno sforzi aumentando la sicurezza di tutta la linea di ancoraggio.

Giunto acciaio

Tanti prodotti sul mercato. Quale giunto scegliere?

Insomma lo snodo di contatto tra ancora è catena è una delle parti nevralgiche del calumo e va selezionato con cura al momento dell’acquisto. Sul mercato nautico esistono giunti di tutti i prezzi. Date le forze in gioco, occorre prendere in considerazione uno snodo girevole e angolato con grandezza e resistenza decisamente maggiori rispetto alla catena. I più economici sono i giunti commerciali in ferro zincato o in acciaio semplice che tuttavia sono privi di specifiche tecniche (carichi ammessi per il lavoro e carichi di rottura) quindi rappresentano un’incognita. A questi sono preferibili modelli più costosi, realizzati in acciaio inox Aisi 316 o addirittura in titanio con carichi di rottura dichiarati. A proposito del carico espresso dalle etichette occorre ricordare che in caso di forti sforzi angolari come quelli sopra descritti,, questo scende fino a un terzo di quello dichiarato. Importante è anche scegliere un giunto con fermi antisvitamento presenti sull’imboccatura dei perni.

Riguardo ai giunti in titanio questi sono più costosi perché questo materiale ha caratteristiche di resistenza superiori a tutti gli altri metalli, inoltre altrettanto importante è che è del tutto esente da fenomeni di corrosione di qualsiasi tipo, inoltre è più leggero dell’acciaio ed è di poco più pesante di un metallo in lega leggera a parità di dimensioni.

Insomma la sicurezza in mare passa anche attraverso accessori piccoli ma fondamentali come lo snodo tra l’ancora e la catena. Un giunto di qualità può arrivare a costare quasi la metà dell’ancora. Ma sono soldi assolutamente ben spesi.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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