Sicurezza in mare e sistemi AIS: chi vuole essere invisibile?

Sono molte le navi e gli yachts che vengono utilizzati per scopi illeciti che ci tengono a mantenere la propria posizione in mare segreta. Come? Per esempio spegnendo l’AIS. C’è una società tuttavia che riesce a rintracciarli lo stesso.

Sicurezza in mare: chi spegne l’AIS? Per navigare in sicurezza in mare serve una buona visibilità per osservare quello che ci sta intorno e a nostra volta renderci visibili agli altri, anche di notte o in caso di nebbia o foschia. Il principio vale sia in navigazione, soprattutto su rotte trafficate, ma anche quando ci troviamo fermi, per esempio ormeggiati in rada. Per questo motivo gli equipaggi rispettano i turni di guardia in coperta; e utilizzano gli strumenti previsti dalle norme internazionali, come le luci di via e di fonda, la radio Vhf, il Gps, etc.

Tra i sistemi di identificazione utilizzati da chi va per mare c’è anche l’AIS, ossia l’Automatic Identification System. Il sistema è formato da un trasmettitore Vhf con un Gps e altri sensori elettronici di navigazione. La trasmissione avviene tramiti canali radio. Si tratta di uno strumento di tracciamento concepito per le navi, ma che sempre più diportisti utilizzano per aumentare la sicurezza a bordo e prevenire le collisioni.

AIS

Chi naviga per scopi illeciti vuole restare invisibile

Questo almeno in linea teorica. Perché di fatto c’è una moltitudine di soggetti a cui non fa piacere essere visibili in mare e l’Ais di bordo semplicemente lo spegne. Parliamo per esempio di tutto il naviglio impegnato quotidianamente in traffici illeciti, trasporto di droga, armi ed esseri umani, smaltimento di rifiuti tossici, pesca illegale, pirateria e altre attività criminali.

Può essere una grande nave o un semplice gommone, un megayacht così come un cabinato a vela. Tutti vogliono che la propria posizione resti segreta. Dei veri e propri “fantasmi del mare” insomma.

AIS

Ecco come rilevare chi in mare si nasconde

Incrociare una di queste unità non solo è molto probabile per il diportista comune, ma può compromettere la sicurezza di chi si fida solo della tecnologia. In ogni caso la Global Fishing Watch, una Ong internazionale che si occupa di condividere risorse per l’utilizzo sostenibile degli oceani, si è occupata a lungo di questo tema. Di recente ha scoperto un sistema per riuscire a tracciare, almeno in parte, anche la navigazione di imbarcazioni che hanno l’AIS spento. Utilizzando i dati radar dei satelliti Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea con degli algoritmi di apprendimento automatico, Global Fishing Watch ha scoperto come tracciare automaticamente le imbarcazioni senza l’uso dell’AIS satellitare.

Fino a oggi analizzando le immagini radar Global Fishing Watch ha isolato 20 milioni di punti che mostrano i movimenti delle imbarcazioni di lunghezza superiore a 9 metri: poi li ha confrontati con 100 miliardi di dati di posizione Gps provenienti da imbarcazioni che trasmettono la loro posizione tramite AIS.

Mettendo in relazione quindi i due dati con degli algoritmi, il sistema della Global Fishing Watch è in grado di tracciare molte imbarcazioni anche dopo che si sono “oscurate” e hanno tentato di eludere il rilevamento.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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