Scegliere un motore fuoribordo: modelli, prestazioni e parametri

Acquistare un motore fuoribordo è sempre un investimento importante che deve durare nel tempo. Perché i vostri soldi siano ben spesi è importante scegliere il tipo di motore fuoribordo adatto alle reali esigenze e la sua dimensione appropriata.

Per scegliere il motore fuoribordo per la propria barca non ci si può basare solo sulla dimensione di quest’ultima. Un’imbarcazione leggera, per esempio in fibra di vetro o alluminio, può reggere tranquillamente un motore di 15-25 cavalli, mentre una barca in vetroresina più pesante ne può portare uno da 60 cavalli o anche di più potente. Prima di cercare un modello di motore fuoribordo determinate allora i vostri bisogni concreti in fatto di velocità e se dovete per esempio rimorchiare sciatori d’acqua, reti o altro. Prendete quindi il motore più piccolo possibile per le vostre necessità, in modo da risparmiare sul carburante e sul costo iniziale di questo componente. Ma soprattutto è importante capire come funziona un motore fuoribordo in acqua.

Le prestazioni di navigazione dei motori fuoribordo sono principalmente legate a 3 fattori chiave:

  • Potenza in funzione del peso e dimensioni della barca
  • Posizionamento sullo specchio di poppa
  •  Tipo di elica

motore fuoribordo

Potenza del motore fuoribordo

Come noto, la velocità massima di uno scafo dislocante è legata alla sua lunghezza al galleggiamento (LWL) e può essere calcolata con una formula ben precisa: per esempio per uno scafo di LWL=6,15 mt vale 6,1 nodi. Nella pratica la velocità massima riscontrabile è leggermente più alta. Ne risulta l’inutilità di eccedere in potenza. La potenza minima del fuoribordo, necessaria a portare lo scafo alla massima velocità in dislocamento, può essere calcolata anch’essa con una formula e dipende dalla velocità di cui sopra e dal peso dello scafo. Si tratta della potenza minima: ossia il motore fuoribordo dovrebbe avere una potenza minima pari a questo valore per spingere la barca alla velocità critica.

In realtà per tener conto di condizioni non ottimali, come per esempio la presenza di vento contrario o mare formato, sarebbe opportuno che la potenza del motore fosse leggermente superiore, diciamo 1 o 2 cavalli (Hp) in più. Una regola più empirica suggerisce di considerare un Hp per ogni 200 (250 al massimo) kg di peso. Naturalmente con una potenza più bassa la barca avanzerà lo stesso, solo che non riuscirà a raggiungere la velocità massima e avrà una minore riserva di potenza in situazioni critiche.

Leggi anche: Manovrare a motore: gli effetti dell’elica

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Posizionamento del motore fuoribordo

Quanto al posizionamento del motore, la sua esatta collocazione viene a dipendere dalla forma dello scafo, dalle turbolenze che crea nell’ambiente marino, dal tipo di barca e altre variabili ancora. In alcuni casi per esempio si consiglia di posizionare il motore a una certa distanza dallo specchio di poppa perché in tal modo si permette all’elica di lavorare in una zona più pulita e priva di turbolenze. Ma la vera domanda da porci quando si parla dell’installazione del motore fuoribordo è quella relativa alla giusta altezza del motore fuoribordo. Quanto alto deve essere un motore per essere davvero efficiente e non fare danni? In realtà non è l’armatore a scegliere l’altezza del gambo del fuoribordo, bensì il costruttore della barca che ha definito un certo progetto marino con un dato specchio poppa.

La giusta altezza del motore fuoribordo è importante perché l’elica deve essere sommersa correttamente al di sotto della superficie dell’acqua, senza essere né troppo profonda né troppo alta e poi il gambo del motore deve essere bagnato per una giusta sezione, per gestire al meglio il processo di raffreddamento. Un motore troppo basso oltre a essere meno efficiente rischia di urtare il fondale dove il pescaggio è basso. Nel caso di motori spinti poi le prestazioni possono calare, mentre gli spruzzi possono cambiare e aumentare di volume. Al contrario, un motore troppo alto può indurre a cavitazioni dell’elica e vanificare il lavoro dell’aletta di trim, aumentare le vibrazioni della barca e diminuire il comfort.

Elica del motore fuoribordo: materiali impiegati e passo

Quanto invece alla scelta dell’elica, i parametri sono il materiale con cui è costruita, il numero delle pale che monta e il passo, ovvero il percorso che fa l’elica con un giro a 360 gradi delle sue pale intorno all’asse. Con riferimento al passo occorre poi tenere a mente che il passo teorico non corrisponde a quello reale dell’elica immersa nel fluido acqua che oppone più resistenza e l’ulteriore deficit di passo provocato dall’effetto combinato di elica e carena.

I materiali impiegati per la realizzazione delle eliche sono soprattutto l’alluminio e l’acciaio. Le eliche in alluminio sono molto diffuse in quanto economiche e flessibili. Proprio a ragione della flessibilità di cui sono dotate, in presenza di barche con un certo dislocamento e potenza di motori è opportuno montare eliche in acciaio. Una volta scelto il materiale con cui realizzare l’elica, occorre trovare l’elica che grazie al miglior rapporto di passo e diametro permetta al motore di sfogare la potenza massima esprimendola con il massimo dei giri previsti dalla casa madre. Le dinamiche che influenzano la resa sono riconducibili al dislocamento della barca, dalla forma dello scafo e dalle turbolenze dell’ambiente marino.

Quanto influisce il numero di pale dell’elica?

Da non trascurare poi è il numero delle pale. In termini generali un’elica è tanto più performante quanto meno sia dotata di pale poiché queste creano attrito nell’acqua. La maggior parte delle eliche montano 3 pale. In alcuni casi ne montano 4 e oltre Queste permettono solitamente di far lavorare meglio il motore a pelo d’acqua, poiché se una delle pale è sul pelo dell’acqua le altre tre sono sommerse e ciò a evidente vantaggio della propulsione. In altri casi l’utilità delle 4 pale viene apprezzata su natanti o imbarcazioni con motorizzazioni non adeguate in rapporto al dislocamento delle stesse. In tali casi infatti la barca perde velocità ma acquista coppia e permette così al motore di esprimere al cento per cento la potenza erogata in termini di giri massimi dichiarati dal produttore o di offrire uno spunto migliore per l’avvio della planata.

Per concludere, al fine di raggiungere le migliori prestazioni barca-motore è sempre bene partire dalle proprie concrete esigenze di navigazione, dal budget a disposizione e soprattutto affidarsi all’esperienza e ai consigli dei produttori di propulsori che assicurano informazioni tecniche, suggeriscono la collocazione ideale e predispongono un montaggio corretto.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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