Nel 1965 il giornalista Robert Neal Manry attraversò in solitario l’oceano Atlantico a bordo di un piccolo sloop di 4,11 metri senza dire nulla né alla famiglia, né al quotidiano per cui lavorava. Un documentario celebra la sua impresa.

“Credo che una delle grandi tragedie della vita sia il fatto che i giovani abbiano molti sogni e che quando crescono, scontrandosi con la dura realtà, rinuncino a uno a uno, sino a rinunciare a tutti. Non volevo assolutamente che succedesse a me”, così disse Robert Manry dopo avere attraversato l’Atlantico in solitario a bordo di una piccola barca a vela di soli 4 metri di lunghezza. Ci riuscì in 78 giorni, dopo avere percorso 3.200 miglia da Cape Cod, negli Stati Uniti all’Inghilterra. La sua straordinaria avventura è narrata nel documentario “Manry at Sea”, pellicola firmata dal regista americano Steve Wystrach.

Da uomo ordinario a navigatore coraggioso

Quella di Manry è un’impresa straordinaria portata a termine da un uomo ordinario, anzi da un diportista. Nato nel 1918 in Himalya a Landour, in India, Robert Neal Manry nel 1936 si era trasferito negli Stati Uniti per frequentare l’università. Durante la seconda guerra mondiale fu arruolato come fotografo nell’Esercito Americano in Europa, quindi dopo il conflitto lavorò in diversi quotidiani in Ohio e Pennsylvania e sposò la moglie Virginia nel 1950. La famiglia si trasferì a Cleveland nel 1953 e Robert iniziò a lavorare nel The Plain Dealer come correttore di bozze. In quell’anno acquistò la sua barca, la Tinkerbelle, uno sloop di 4,11 metri, con l’idea di utilizzarla per le vacanze con la famiglia.

Qualche anno dopo però decise di coronare un sogno: attraversare l’Atlantico da Ovest a Est con la sua piccola barca. Certi sogni tuttavia ci sembrano inconfessabili, così non disse nulla né a sua moglie né ai figli, temendo che potessero ostacolarlo in qualche modo. Partì segretamente nel 1965 da Cape Cod e dopo 5 settimane e circa 1.000 miglia di navigazione, incontrò una nave che prelevò la sua posta e a quel punto la notizia della sua straordinaria avventura iniziarono a circolare.

Guerra dei giornali per fare lo scoop

Il giornale The Plain Dealer approfittò della situazione per mettere in atto una vera e propria campagna promozionale portando in Inghilterra la moglie e i figli per fargli una sorpresa e organizzando un incontro con loro, poco prima del suo arrivo. Nel frattempo, tuttavia, un giornale concorrente attuò un piano per intercettare la Tinkerbelle mentre era ancora in mare. In questo modo riuscirono a “rubare” la storia di Manry e della sua famiglia che poté solo assistere all’incontro e all’intervista fatta in mare dagli aerei con cui sorvolarono la barca.

Insomma quell’avventura segreta si trasformò in un vero e proprio caso mediatico e quando Robert arrivò in Inghilterra dopo avere percorso 3.200 miglia era diventato una celebrità e fu accolto da 50.000 persone in festa. Il documentario Manry at Sea ricostruisce tutta la storia attraverso i documenti originali, le riprese dell’epoca, le immagini, le lettere, i diari, gli articoli pubblicati e offre un ritratto perfetto di come Robert passava le giornate, dei diversi umori del mare, delle navi incontrate e in particolare dell’incontro con un sottomarino in missione.

Quando Robert Manry ritornò a Cleveland venne licenziato dal direttore del The Plain Dealer per avere dato lo scoop della propria impresa alla concorrenza ma il viaggio gli aprì nuove opportunità di carriera come scrittore e conferenziere. Nel 1966 pubblicò il suo libro “Tinkerbelle” che divenne rapidamente un best seller. Info: www.robertmanryproject.com.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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