Recupero in mare, costi e regole

A volte può succedere anche al marinaio più esperto di subire un danno grave alla propria barca che lo costringe a restare in mare e ad avere bisogno dell’aiuto di qualcuno che traini l’imbarcazione fino al porto più vicino. Come fare  a essere recuperati in mare? A chi rivolgersi? Cosa dice la normativa? Quali sono le spese da affrontare? 

Il mare è un ambiente pieno di incognite e può capitare anche al diportista più scrupoloso e preparato di subire un’avaria alla propria imbarcazione durante un normale trasferimento o una crociera. Il problema in genere si risolve fermandosi e mettendo lo scafo in sicurezza. Quindi si valuta la situazione cercando di porvi rimedio con la normale attitudine a risolvere i problemi di bordo che si matura con l’esperienza, gli attrezzi giusti e gli eventuali componenti di rispetto che dovrebbero sempre trovarsi a bordo.

Altre volte tuttavia la nostra barca può subire un danno più grave che ci costringe a restare fermi in mare e ad avere bisogno dell’aiuto di qualcuno che traini la nostra imbarcazione fino al porto più vicino. Come fare? A chi rivolgersi? Cosa dice la normativa? Quali sono le spese da affrontare? Vediamolo insieme.

Soccorso in mare

 

La Guardia Costiera recupera equipaggi, non barche

Nella maggior parte dei casi di avaria grave alla barca, la prima cosa che viene in mente è di rivolgersi alla Guardia Costiera, una scelta assolutamente corretta se il nostro obiettivo è quello di mettere in salvo i membri dell’equipaggio che in quel momento si trovano a bordo. In effetti contattare gli uomini della Capitaneria di Porto o delle autorità marittime nel caso di avaria grave è un’operazione sempre opportuna. Tuttavia può rivelarsi un’opzione non del tutto risolutiva se vogliamo recuperare anche la barca, portandola a terra per sottoporla successivamente alle riparazioni del caso presso un cantiere o un rimessaggio.

La Guardia Costiera, infatti, non ha tra i suoi compiti e doveri quello di recuperare le unità in avaria, ma solo le persone che si trovano a bordo. Lo dice la legge e le deroghe, davvero rare, sono per lo più legate a situazioni aggravate da pessime condizioni meteorologiche, in cui l’armatore si rifiuta di abbandonare la propria barca.

Obbligo assistenza in mare

Obbligo di assistenza tra diportisti

Un’altra possibilità per farsi aiutare a recuperare lo scafo in avaria può essere quella di chiedere soccorso a un altro diportista il quale, a meno che non reputi l’operazione troppo rischiosa per il proprio equipaggio e il proprio mezzo, deve intervenire. Anche qui, è la legge a imporlo, nello specifico il Codice Internazionale della Navigazione il quale disciplina l’istituto dell’“obbligo di assistenza” e insieme al “dovere” prescrive anche un “diritto”, quello enunciato dall’articolo 491 secondo cui a chi presta soccorso spettano un’indennità per i danni eventualmente subìti durante l’operazione e un compenso per la prestazione.

A pagare naturalmente dovremo essere noi diportisti soccorsi, ossia i beneficiari dell’intervento effettuato in emergenza. E quanto dobbiamo pagare? In realtà non esistono regole e criteri precisi che determinino l’importo che dovremo corrispondere, salvo il fatto che la cifra dovrà essere proporzionata al valore dei beni recuperati e quindi essenzialmente al valore commerciale dell’unità e degli oggetti che si trovano a bordo. Altre indicazioni della normativa aggiungono che tale compenso “sarà stabilito in ragione del successo ottenuto, dei rischi corsi dall’unità soccorritrice, degli sforzi compiuti e del tempo impiegato”.

Recupero in mare

Il costo del soccorso: trattative e conflitti

Le parti coinvolte, per l’imbarcazione soccorsa e per quella soccorritrice, dovranno a questo punto accordarsi, e tutto si svolgerà secondo le modalità di una trattativa tra privati. Non è raro però che le cifre scaturite da questo tipo di negoziazione siano talmente alte da avvicinarsi al valore stesso del bene. È in casi come questi che il conflitto si risolve mediante arbitrato, ovvero entrambe le parti finiscono davanti al giudice. A meno che il conflitto stesso non cada in prescrizione: il diritto a ricevere il compenso non è infatti eterno, ma deve essere fatto valere entro 2 anni dal giorno in cui sia avvenuto l’intervento.

Emergenza a bordo

Professionisti del recupero e assicurazioni ad hoc

Una terza possibilità per il diportista fermo in mezzo al mare a causa di un’avaria che volesse farsi recuperare la barca è quella di rivolgersi ai professionisti del recupero di barche in mare, con la prospettiva però di un prezzo da pagare piuttosto salato. Al di là di questo, i diportisti più previdenti in genere stipulano un contratto di assicurazione per la propria barca con compagnie che a fronte del premio annuo garantiscono una rosa di servizi di assistenza, compresi soccorso e recupero della barca in avaria. A seconda della formula di contratto scelto e del premio pagato, la compagnia coprirà quindi le spese interamente o parzialmente.

E se il diportista incappato in una grave avaria alla barca non fosse un armatore? Se la barca in avaria fosse quella che abbiamo noleggiato per la nostra crociera estiva? A chi spetterà sostenere le spese per trainarla a terra? La risposta è scritta nella formula di contratto di noleggio più diffusa e prevede che questi costi siano equamente ripartiti tra locatore e conduttore.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

3 Comments
  1. Spesso e volentieri i soccorsi sono stati portati avanti tra i diportisti perché le forze armate non fanno altro che cercare il.pelo nell’uovo. Così ci arrangiamo tra di noi. Sarebbe bello sapere se esiste una legge che impedisca il traino di una unità navale più grande del momentaneo rimorchiatore e in caso di forte vento in avvicinamento al porto la capitaneria abbia il dovere di portare l’unità navale in ormeggio. Mi auguro di conoscere una risposta. Sandro55fanni@gmail.com

    1. Ciao Alessandro,come spiegato nell’articolo la Guardia Costiera opera solo per la salvaguardia della vita in mare e solo in casi eccezionali può ricorrere al rimorchio dell’unità in pericolo in porto. Per esempio nel caso la stessa metta repentaglio altre vite o la navigazione nell’area interessata.
      Buon vento!

Leave a Reply

Your email address will not be published.