Era il 25 maggio del 1969 quando Jérôme Poncet e Gérard Janichon, due amici diciottenni, nel pieno della contestazione giovanile francese salparono da La Rochelle a bordo del Damien, una barca in legno di appena 10 metri. Il loro viaggio durò cinque anni e percorsero 55.000 miglia attorno al mondo. Con un obiettivo: trovare l’essenza, la libertà, la consapevolezza di sé.

“Non eravamo di quelli che vogliono spaccare tutto, che sono stanchi della tv quotidiana e dei sandwich sociologici. Il giro del mondo per noi non è mai stata una fuga, è stata una soluzione”. Così la pensavano Jérôme Poncet e Gérard Janichon, due amici diciottenni, che nel pieno della contestazione giovanile francese salparono il 25 maggio 1969 da La Rochelle a bordo del Damien e in cinque anni percorsero 55.000 miglia attorno al mondo.

A 50 anni di distanza il loro viaggio, quel prendere e partire, la loro filosofia consapevole sono ancora attuali. Gerard e Jérôme hanno saputo raccontare meglio di chiunque altro il nostro bisogno di essenzialità, la ricerca di un tempo davvero presente e pieno. E come tutte le esperienze a stretto contatto con la natura, anche l’andar per mare può dare la percezione di quello che davvero è essenziale nel nostro cuore. Noi tutti ci ritroviamo nella loro ricerca dell’essenzialità e della semplicità che poi è il vero motivo che spiega le scelte di chi va per mare, estreme e folli agli occhi dei più, fatte di scomodità, difficoltà, lontananza, e che spesso chi sta a terra non riesce a cogliere. Un atteggiamento quello di prestare più attenzione ai sensi, di perlustrare le proprie paure, di essere liberi dai giudizi degli altri, di togliere, che piano piano si fa più forte e più grande, fino ad arrivare oltre il mare.

In mezzo alla natura alla ricerca della libertà

Per realizzare il loro viaggio avventuroso Gerard Janichon e Jérôme Poncet passarono cinque anni a progettare e costruire il Damien, una barca in legno di 10 metri. A bordo di questo piccolo guscio hanno raggiunto le brume e i ghiacciai dello Spitsberg e della Groenlandia, poi sono scesi lungo le coste del continente americano, hanno sostato alle Antille, hanno rimontato il Rio delle Amazzoni fino ad arrivare davanti a Capo Horn dove si mischiano le acque di due oceani, l’Atlantico e il Pacifico, di fronte la penisola Antartica.

Durante il viaggio ne hanno passate di tutti i colori, hano commesso errori, sono scffiati più volte e hanno superato incredibili tempeste. Continuamente messi di fronte alla potenza della natura, Gerard e Jérôme sono riusciti però a non perdere mai il senso della propria scelta. Anche nei momenti più sconfortanti hanno ripreso a guardare il mare e le vele del Damien, le hanno rimesse a segno e continuato ad andare. La loro ricerca di libertà è senza tempo, la loro lucidità è quella che solo l’andar per mare e la giovinezza sanno dare.

Due libri sul Damien che hanno fatto storia

Sulla loro meravigliosa esperienza Gerard Janichon e Jerome Poncet hanno scritto due libri: “Damien, Dallo Spitsberg a Capo Horn”, in cui raccontano della costruzione della barca e della prima parte del giro del mondo, da La Rochelle allo Spitsberg, poi lungo il Rio delle Amazzoni e il passaggio di Capo Horn. Il secondo libro, “Damien. Iceberg e mari australi”, racconta invece delle navigazioni nei mari delle alte latitudini del Sud.

In un bellissimo passaggio che racchiude a distanza di tempo il senso della loro impresa scrivono: “Non riusciamo ancora a lavorare. Meditiamo. La nostra recente avventura ci ha portato qualcosa di molto prezioso: il prezzo e la durata della vita. Il gusto di ogni cosa e la voglia di quelle più semplici, più belle: perché se è vero che si può vivere in modo artificiale, ora sappiamo che non si può morire senza scoprirne tutta la vanità. I marinai sanno meditare e raggiungere la saggezza. Correndo i mari si corre dietro a qualcosa di essenziale che richiede tempo per delinearsi. Nonostante la nostra recente esperienza e quelle che verranno in seguito, non credo sia nel corso del periplo con il Damien che avremo accesso a questo “essenziale”. Assorbiremo le risonanze che ne rappresentano i sentieri di avvicinamento. Il mare è immutabile. Come il cuore degli uomini veri mai soddisfatti di sé stessi. E che, forse, realizzano così la loro vita”.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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