Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia non è stato solo una tragedia che ha segnato la storia della navigazione mondiale, ma migliaia di famiglie coinvolte nell’incidente, la stessa isola del Giglio che ha fatto da sfondo alla vicenda e poi l’opinione pubblica internazionale. Da qualche giorno è uscito il libro “Cuore di Giglio”, ma non è l’unico volume sul naufragio pubblicato in questi anni.

Sette anni fa, più precisamente la sera del 13 gennaio 2012 alle 21,45, la nave Costa Concordia, mentre era in navigazione da Civitavecchia a Savona per una crociera nel Mediterraneo urtò il più piccolo degli scogli de Le Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio: l’incidente provocò uno squarcio di 70 metri nello scafo. A seguito dell’incidente, la nave sbandò progressivamente sul lato di dritta, appoggiandosi semi sommersa al fondale. Mentre 4.200 persone furono tratte in salvo, vi furono 32 morti, dei quali 30 corpi furono recuperati tra il momento del naufragio e la fine del marzo 2012; i resti degli ultimi 2 dispersi furono rinvenuti rispettivamente uno nell’ottobre 2013, dopo le operazioni di raddrizzamento per la rimozione della nave, l’altro il 3 novembre 2014, durante le operazioni di smantellamento della nave nel porto di Genova. Francesco Schettino, il comandante della nave, è stato processato per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono di nave e condannato in appello e Cassazione a 16 anni, oltre all’interdizione per 5 anni da tutte le professioni marittime.

La cronaca dei trenta mesi dal naufragio che segnarono profondamente l’isola del Giglio sono raccontate nel libro “Cuore di Giglio” di Michele Taddei appena uscito nelle librerie. Il volume racconta le operazioni di recupero della Costa Concordia mai tentate prima, quali la rotazione (16 settembre 2013) e la rimozione (23 luglio 2014) della più grande nave mai naufragata. L’autore, oltre a raccontare la cronaca puntuale di quelle vicende, pone il suo sguardo anche alla scoperta dell’isola che non è composta solo di straordinarie spiagge e un mare incontaminato ma è ricca di storie di naufragi e di utopie, leggende e miti fondativi.

Ma “Cuore di Giglio”, non è l’unico libro dedicato a questa tragedia. Chi volesse approfondire la storia dell’incidente narrata da diverse angolature, compresa quella dello stesso Comandante Schettino in libreria può trovare i seguenti volumi.

“Costa Concordia. La storia e il naufragio”

La tragedia della Costa Concordia, come tanti testimoni hanno riferito e circostanze avvalorato, fu attribuita all’osservanza di quella pratica marittima – meglio sarebbe definirla bravata – conosciuta con il nome di “inchino”. In questo libro firmato da Adriano Betti Carboncini, dopo essersi soffermati sull’origine e sull’attività di Costa Crociere, compagnia di navigazione genovese armatrice della Costa Concordia, e dopo avere illustrato le caratteristiche di questa nave, si ripercorrono in ordine cronologico le fasi salienti delle tragiche vicende che furono conseguenza dello sciagurato inchino della sera del 13 gennaio 2012 di fronte a Giglio Porto: il naufragio, il disordinato salvataggio dei passeggeri, la corsa contro il tempo per scongiurare un incalcolabile danno ambientale all’isola del Giglio e al delicato ecosistema dell’Arcipelago Toscano e al santuario dei cetacei, i progetti per la rimozione del relitto dal Giglio e fatti successivi fino alla demolizione del relitto della nave.

“Costa Concordia. L’altro volto della verità”

In questo libro gli autori Bruno Neri, Iacopo Cavallini, Alessandro Gaeta e Alfonso M. Iacono, ossia un filosofo, un economista, un giornalista e un ingegnere ci segnalano che esiste una verità molto più complessa di quella distribuita dai media fin dalle ore immediatamente successive alla tragedia e che non può essere ridotta al solito ritornello “Fu tutta colpa di Schettino”. Così, con chiavi di lettura diverse e inquadrando l’evento nel più ampio fenomeno del crocierismo, gli autori ci invitano a riflettere. Infatti, ciò che è avvenuto davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012 non può essere ricondotto soltanto all’errore umano, né ridotto a mero fatto tecnico. Esistono molti altri aspetti – simbolici, culturali, economici – che entrano in gioco: sono fondamentali per inquadrare il problema e per spiegare gli esiti di un’indagine che, a una parte dei naufraghi, sembra essersi sviluppata in una sola direzione. Diversamente, senza un punto di vista del genere, troveremmo ancora del tutto normale che una nave come il Titanic si lanciasse a tutta velocità di notte in un mare pieno di iceberg con due soli marinai infreddoliti a fare da vedetta.

Costa Concordia. Un caso di crisis communication

Il naufragio della Costa Concordia ha lasciato stupito il mondo. Sembrava rappresentare il destino di un grande paese come l’Italia finito sugli scogli e miracolosamente incagliatosi sul bordo di un precipizio. Nel sentimento collettivo la tragedia è stata immensa. Il pensiero di tutti è andato alle 4.000 persone che quella notte hanno avuto la sventura di trovarsi a bordo della nave, agli abitanti del Giglio, all’Italia intera colpita sul suo territorio e nella bandiera tricolore issata sul relitto e infine al vergognoso comportamento del capitano. Tutto faceva pensare anche a un pietoso calo del sipario sulla gloriosa compagnia dalla C blu, la Costa Crociere. E invece la compagnia marittima è riuscita, insieme all’industria delle crociere, a non cadere vittima di questo disastro. Per capire com’è potuto succedere questo “miracolo di sopravvivenza” non vi resta che leggere questo ebook di Maria Elena Gaglianese che ricostruisce in dettaglio la storia del salvataggio da un disastro molto più grande dei suoi protagonisti. Una storia che può essere di notevole insegnamento.

Le verità sommerse

“…Agli insulti che ho subìto in quest’aula di Tribunale, vorrei rispondere con una preghiera che sono certo sia condivisa da tutte le persone presenti qui oggi. Una preghiera che rivolgo tutti i giorni di questa mia non vita alle persone che non ci sono più, le vittime di questo maledetto incidente. Sono queste le ultime frasi di quella dichiarazione spontanea interrotta, parole che la commozione mi ha impedito di riferire pubblicamente in questi tre anni”. Tracce di queste emozioni si ritrovano nei fuori onda di quelle poche interviste televisive rilasciate dal Comandante che ha chiesto ai cronisti di interrompere la registrazione durante i momenti di commozione, perché ritenuti intimi e personali. In questo memoriale firmato da Francesco Schettino e Vittoriana Abate, la storia del Comandante, la sua vita, le sue esperienze professionali, i suoi ricordi prima e dopo quella tragica notte. Chi è l’uomo accusato di aver fatto naufragare la Concordia? Trenta anni in mare. Aneddoti, ricordi, testimonianze mai sentite prima. Tutto ciò che non è stato ancora raccontato e compreso del naufragio della Costa Concordia.

Un caso televisivo. La vicenda Costa Concordia e la crocifissione mediatica del comandante Schettino

Un’analisi di Anna R. Canelli a sfondo sociologico di alcuni meccanismi delle comunicazioni di massa, nello specifico del mezzo televisivo. L’osservazione, con un approccio critico oltre che descrittivo, delle modalità con cui la televisione ha trattato la vicenda/naufragio della “Costa Concordia”. Sotto osservazione sono l’atteggiamento dei giornalisti, conduttori e opinionisti della tv. L’approccio al caso da parte del sistema della comunicazione e dell’informazione televisive, dal punto di vista di una sociologa e studiosa di mass media (nipote di navigante di Meta di Sorrento), ha suscitato grande interesse.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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