Pulire la carena immergendosi: metodo, strumenti e sicurezza

Pulire la carena è una delle manutenzioni stagionali della barca. Ecco come procedere quando lo scafo è in acqua: gli strumenti da utilizzare, il metodo di lavoro, l’abbigliamento per proteggersi e le regole di sicurezza.

Navigare con la carena sporca non è soltanto una questione estetica, ma anche pratica. Alghe e cirripedi condizionano infatti la velocità di navigazione, elemento chiave per chi partecipa a regate naturalmente, ma che interessa anche coloro che organizzano crociere e piccole uscite lungo costa. Basti pensare che sporco, fauna marina e detriti possono ridurre la velocità della barca fino al 20 per cento. Il che per avere un’idea concreta equivale a navigare a 6,5 nodi anziché 8 e su distanze di 90-100 miglia significa arrivare 4-5 ore prima.

Per tali ragioni è meglio provvedere a cadenza periodica a una bella pulizia della carena anche quando la barca si trova in acqua. È un’operazione che nella stagione estiva con la temperatura dell’acqua più mite può essere svolta molto agevolmente, ma anche durante i mesi invernali si può realizzare con gli strumenti e l’abbigliamento giusto. Come tutte le attività di manutenzione in barca anche questa è in ogni caso un’operazione delicata che richiede competenza, agilità e alcune astuzie tecniche per agire in sicurezza e ottenere un buon risultato.

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Norme, rischi e divieti: meglio informarsi prima

Eseguire la pulizia della carena mentre si è al largo oppure nelle soste in rada può essere fatto liberamente. Diverso invece è se si è ormeggiati in un porto o un marina turistico. In alcune di queste strutture infatti può essere vietato immergersi con le bombole. In questi casi occorre adottare dei dispositivi di pulizia che evitano l’immersione oppure rivolgersi a personale tecnico specializzato. Il compenso richiesto da questi sommozzatori in genere è di 150-200 euro, secondo la lunghezza dello scafo.

Anche dove l’immersione nei porti sia consentita durante la pulizia della carena occorre fare attenzione innanzitutto al traffico marittimo e alle eventuali manovre delle barche vicine che evidentemente si muovono a motore con le pale dell’elica rappresentano un pericolo concreto per chi è sott’acqua. Un altro rischio nascosto, ma molto grave nei porti turistici d’acqua dolce è la folgorazione. Questo perché l’acqua dolce è molto meno conduttiva del corpo umano. Quindi qualsiasi corrente vagante nell’acqua prenderà una scorciatoia attraverso di voi, paralizzando i muscoli e causando un rapido annegamento.

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Abbigliamento: proteggersi da freddo e ferite

A prescindere dal fatto che ci si immerge in acque temperate o meno, durante la pulizia della carena è sempre bene indossare dei guanti di protezione, meglio se con palmi e dita rivestiti in gomma o vinile. I cirripedi infatti possono procurare tagli che procurano infezioni nell’acqua contaminata del porto. Importante è anche indossare scarpe che oltre a proteggere i piedi consentono di agganciare i piedi sotto la chiglia, intorno al timone o all’elica per aumentare la propria stabilità.

Se invece ci si immerge in acque fredde è assolutamente necessario indossare una muta in neoprene con spessori da 3 a 5 millimetri, meglio se munita di cappuccio e calzari.

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Metodo di lavoro e dispositivi di sicurezza

Sembra ovvio, ma molte barche non hanno un modo pratico per risalire a bordo quando si è stanchi. È importante invece durante le operazioni di pulizia della carena poter contare su una scaletta di risalita. Dovrebbero esserci almeno 2 gradini completamente sommersi e 3-4 scalini sommersi per coloro che sono meno atletici e si stancano prima. È bene anche approntare una serie di cime penzolanti fino all’acqua per tutta la lunghezza delle paratie in modo da offrire qualcosa a cui aggrapparsi durante il lavoro o nelle brevi pause.

Per quanto riguarda il metodo di lavoro, meglio procedere lentamente o comunque a un ritmo rilassato che potete mantenere agevolmente. Brevi immersioni e riposo per sessioni di 30-50 minuti. Anche nuotatori esperti possono svenire se si trattiene il respiro troppo a lungo e si lavora intensamente. Inoltre, non è necessario pulire l’intera barca in un solo giorno. Pensiamo a barche di oltre 12 metri per esempio o ai catamarani con doppio scafo. Meglio affrontare solo il 25 per cento del lavoro ogni giorno.

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Gli strumenti giusti per la pulizia della carena

Per un’azione rapida di pulizia della carena bastano una spazzola a setole medio rigide, cuscinetti leggermente abrasivi, spugne con superfice ruvida e guanti appositi. Esistono anche dei comodi kit pulizia  completi di sacca. Per le parti più nascoste o più ostiche, come per esempio le appendici, le pale dell’elica, i fori passanti e così via, può essere utile un raschietto in plastica che non graffia o in metallo da usare delicatamente. C’è anche chi si ingegna allestendo una striscia di moquette oppure delle cime o delle cinture di sicurezza con applicate delle spugne dure e ruvide che possano eliminare lo sporco dalla superficie della carena.

Alcuni armatori, sempre per evitare di immergersi, utilizzano invece dei lunghi spazzoloni, tipo Scrubbs. In pratica si mettono a bordo del tender e si sporgono cercando di raggiungere con lo spazzolone tutti i punti della carena. Sul mercato nautico esistono spazzoloni specifici per questo tipo di utilizzo. Hanno l’estremità snodabile o sono dotati di doppia spazzola per pulire in maniera più omogenea la superficie curva dello scafo. Con un modello tradizionale conviene applicare un galleggiante. In generale la posizione da tender è scomoda e il lavoro più faticoso, ma i risultati possono essere notevoli.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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