Le daggerboard sono una versione evoluta della tradizionale lama di deriva a baionetta centrale. Dopo la loro prima apparizione su monoscafi e multiscafi da regata, ultimamente si vedono anche su barche da crociera, soprattutto i multiscafi. Vediamone pregi e difetti.

In principio ci fu la deriva a baionetta, una lama di deriva retrattile ancora oggi molto utilizzata sulle piccole derive a vela, a partire dall’Optimist, ma anche su alcuni cabinati e catamarani. La maggior parte di coloro che navigano l’hanno presa in mano almeno una volta sfilandola e infilandola nella sua scassa a centro barca. Questa importante appendice oltre a contrastare lo scarroccio, ha il pregio di ridurre il pescaggio e permettere di raggiungere la spiaggia ed entrare in molti porti che altrimenti sarebbero off-limits.

Oggi tuttavia la classica deriva a baionetta è stata soppiantata da una sua interpretazione molto più evoluta e sdoppiata su entrambe le murate delle barche, le cosiddette daggerboard. Si tratta di pinne di deriva, in genere retrattili o fisse (nel qual caso si chiamano “canard”), dal profilo asimmetrico che, posizionate a dritta o a sinistra secondo le esigenze di navigazione, assumono una funzione stabilizzatrice e antiscarroccio. Tutto sommato risultano piuttosto semplici da manovrare: si usano soprattutto nelle andature di bolina, al lasco non servono e sono tenute sollevate. Per farle scendere è sufficiente lascare il sistema di ritenuta, mentre per sollevarle si fa l’operazione inversa che si conclude con qualche giro alla maniglia di un winch.

All’inizio associate alla chiglia basculante

Nelle loro prime versioni le daggerboard sono state associate alle swinging keel. L’inclinazione sopravento delle chiglie basculanti ad angoli importanti, prossimi ai 40 gradi, infatti, consente un aumento del momento raddrizzante dello scafo, ma diminuisce l’efficienza del piano di deriva riducendone la superficie utile per contrastare lo scarroccio. Ecco allora che le daggerboard in questa situazione vengono immerse (tramite semplici paranchi in maniera alternata, cioè con la chiglia sbandata a destra si immerge quella di sinistra e viceversa) a compensare la riduzione di superficie antiscarroccio. Non solo, in alcuni casi hanno un’incidenza variabile e assolvono anche alla funzione di secondo timone.

Ad adottare queste nuove appendici a partire dal 2010 sono stati i Mini 6,50, seguiti dagli Open 60 Imoca (per esempio Virbac-Paprec 3 di Jean-Pierre Dick, Cheminées Poujoulat di Bernard Stamm e lo stesso Hugo Boss di Alex Thompson, solo per citrane alcuni), quindi i Vor 70 come Maserati di Giovanni Soldini e ancora i Vor 65 One Design.

Collaudati in regata, ma oggi anche da crociera

Dopo la consacrazione delle daggerboard a bordo di cabinati sportivi, l’ultima tendenza progettuale è quella di inserire queste appendici anche su barche da crociera in sostituzione o in aggiunta a quella fissa centrale. Il campo di applicazione sono soprattutto i catamarani, ma non mancano versioni di daggerboard anche sui monoscafi, anche se con qualche limite in più.

Ma quali sono i vantaggi principali delle daggerboard? Il loro principale pregio sono le prestazioni. Dato che possono essere utilizzati uno alla volta possono anche non essere simmetriche. In molti casi i profili vengono realizzati più piatti sul lato esterno (sottovento) e con convessità maggiore nel lato interno (sopravento). In questo modo si riesce a navigare con un angolo migliore al vento di circa 4-5 gradi rispetto al catamarano con chiglie fisse e con un minore scarroccio di altri 5 gradi. Su lunghe distanze tutto ciò si traduce in un guadagno notevole di tempo. Per esempio su un percorso di 100 miglia, guadagnando di bolina 10 gradi (5 di angolo e 5 di scarroccio) si risparmiano circa 17 miglia al vento.

Il loro punto di forza: le ottime prestazioni

Un catamarano con le daggerboard riesce a navigare con una velocità media superiore fino a 2 nodi rispetto allo stesso catamarano con due chiglie fisse. Questo è dovuto al fatto che le chiglie generano attrito con l’acqua, soprattutto quella sopravento che magari rimane parzialmente emersa. Con le daggerboard invece si utilizza solo quello sottovento mentre l’altro è sollevato completamente eliminando qualunque resistenza all’avanzamento. Sempre sui catamarani un altro pregio delle daggerboard è che, nel caso di avaria a un motore, si può abbassare la deriva dal lato del motore che funziona ottenendo ugualmente una buona manovrabilità dell’unità per effettuare l’ormeggio in porto.

La presenza delle due derive retrattili permette anche di navigare con più sicurezza nel caso di mare agitato e vento sostenuto al traverso. In queste condizioni è sufficiente sollevare la deriva sottovento e abbassare a metà quella sopravento; così facendo, nel caso si venga colpiti da un frangente sullo scafo sopravento, l’imbarcazione scarroccerà riducendo la potenza dell’impatto e aumentando il comfort della navigazione.

Non mancano i difetti: ingombranti e costose

Le daggerboard tuttavia non sono esenti da alcuni difetti. Innanzitutto condizionano gli spazi interni degli scafi, poiché le loro scasse sono ingombranti e occupano volumi importanti nelle zone strategiche degli stessi. Inoltre dovendo essere sempre manovrati, può capitare che si dimentichino queste appendici abbassate approdando su bassi fondali, il che può creare danni notevoli in caso di urti con gli scogli, comprese pericolose falle. Infine i costi di produzione delle daggerboard sono superiori rispetto alle chiglie fisse perché ci sono da aggiungere la progettazione e l’installazione del sistema di sollevamento e abbassamento delle derive. Per dare un’idea dei costi, su un catamarano di 45 piedi, realizzare due daggerboard con relativi sistemi di sollevamento può costare fino a 30.000 euro.

Presto anche sui monoscafi?

Per quanto riguarda i monoscafi l’utilizzo delle daggerboard avviene principalmente nelle andature strette utilizzando solo la lama sottovento e tenendo completamente sollevata quella sopravento. In questo modo si può usare l’asimmetricità dei profili per far guadagnare gradi al vento riducendo lo scarroccio. Nelle andature al lasco, dove non serve contrastare al massimo lo scarroccio, le daggerboard vengono sollevate entrambi annullando l’attrito, mentre rimane sempre la lama di deriva centrale che svolge egregiamente il suo lavoro.

Anche sui monoscafi le daggerboard influiscono negativamente sui sui volumi interni. Infatti le scasse delle derive si vengono a trovare praticamente a metà barca nel quadrato, dove solitamente trovano posto divani o cucine. Difficilmente si riesce a coniugare la loro presenza con uno sfruttamento ottimale degli spazi interni. Prima di vedere questa soluzione ben radicata su monoscafi da crociera dovrà passare quindi ancora molto tempo.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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