Viste dal promontorio dove spicca il celebre faro rosso, le onde di Nazaré, piccola cittadina del Portogallo, sono semplicemente terrificanti. La forza della natura alla sua massima potenza. Velisti e pescatori se ne guardano bene, ma i surfisti estremi provano a cavalcarle e non si sa se siano dei pazzi o degli dei.

Ci sono luoghi sulla Terra che fanno paura. Sono quelli in cui la natura ha deciso di mostrare in un colpo solo tutta la sua brutale potenza, la sua indole aspra e selvaggia, la maestosità severa del suo respiro incessante. Uno di questi luoghi è Nazaré, in Portogallo, una spiaggia affacciata sull’Atlantico divenuta leggendaria perché è qui che si formano onde mostruose, tra le più grandi al mondo, capaci di superare i 30 metri d’altezza. Un posto terrificante e affascinante al tempo stesso, una vera mecca per chi vuole osservare da vicino la forza di madre natura.

Ma a parte assistere impietriti all’imponente scenario sono davvero in pochi coloro che hanno il coraggio di entrare in quell’inferno, sfidare quelle muraglie d’acqua grandi quanto un palazzo che quando frangono ruggiscono come bestie feroci e creano onde d’urto simili a esplosioni. Prima di entrare a Nazaré si prega e se si torna in spiaggia, si torna da eroi.

Da borgo di pescatori a surf spot di fama mondiale

Fino a qualche anno fa Nazaré era tutt’altro che un posto alla moda. Niente a che vedere con Biarritz, in Francia, le Hawaii o la costa californiana. Era semplicemente una cittadina del Portogallo, un ex borgo di pescatori a circa 120 chilometri a Nord di Lisbona, famoso per le grandi barche dei pescatori, le spiagge immense e il santuario dedicato alla Nossa Senhora di Nazaré. Un paese dalle viuzze strette che corrono tutte perpendicolari al mare, dove non è raro vedere anziane signore intente a grigliare sardine per strada e i mariti nelle taverne a bere un’Imperial, birra alla spina locale con cui i pescatori placano la sete e condiscono l’ultima storia di mare.

Poi è arrivato il surfista hawaiano Garrett McNamara che per primo nel 2011 riuscì a cavalcare un’onda di 23,77 metri facendo diventare Nazaré uno dei luoghi più famosi al mondo sulle mappe del surf globale.

Onde giganti? Colpa del canyon sottomarino

Per conoscere il fenomeno delle grandi onde che si formano di fronte a Nazaré basta entrare nel Surfer Wall of Fame, un piccolo museo dove vengono conservate come reliquie le tavole dei più importanti surfisti arrivati fin qui a domare le onde e dove, in una sala a parte, viene spiegato come si formano questi enormi mostri d’acqua.

 Le onde giganti che si formano in occasione delle grandi mareggiate invernali lungo questa costa sono dovute alla morfologia sottomarina del tutto eccezionale di questo tratto di Atlantico. Nazarè si trova infatti all’estremità di una fossa oceanica lunga circa 230 chilometri e profonda quasi 5, insomma una sorta di “Grand Canyon degli abissi”. In prossimità dello spot le masse d’acqua generate dalle swell che s’incanalano in questa voragine trovano uno “scalino” che crea un impressionante salto di livello del fondale che passa da alcune migliaia a poche decine di metri. Una particolare caratteristica morfologica che permette all’acqua di scaricare tutta l’energia accumulata formando appunto onde gigantesche in prossimità della costa.

Se Jaws, il mitico spot nell’isola di Maui alle Hawaii, con le sue acque cristalline dai colori tropicali è la grande onda del paradiso, quella di Nazaré potrebbe essere definita la grande onda dell’inferno, perché qui l’Atlantico è scuro, freddo e incute paura a tutti, surfisti, velisti e pescatori compresi.

I surfisti padroni di Nazaré

Proprio per le sue condizioni eccezionali Nazaré è diventata negli ultimi 5 anni il palcoscenico mondiale dove i professionisti del surf estremo si sfidano a cavalcare le onde più alte in una competizione chiamata Extreme Waterman Challenge. Una sfida tra pochi temerari, tra cui lo stesso Garrett McNamara, il brasiliano Carlos Burle, il francese Benjamin Sanchis, ma anche gli italiani Alessandro Marcianò e Francisco Porcella. Dopo questi campioni di surf sono arrivati in tanti a tentare di cavalcare queste montagne d’acqua epiche e infernali, come Jason Polakow, atleta australiano che nel febbraio del 2016 è stato il primo windsurfista a domare le onde di Nazaré oppure nel 2017 Nuno “Stru” Figueiredo, campione di kitesurf.

Il faro di Rubjerg Knude salvato dalle sabbie mobili

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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