Pericolo fulmini: danni in barca e sistemi di protezione

Recentemente una barca ormeggiata nel porto di Lavagna è andata a fuoco a causa di un corto circuito all’impianto elettrico danneggiato qualche settimana prima da un fulmine. Vediamo perché questi fenomeni atmosferici in mare sono più pericolosi e come allestire un sistema di protezione a bordo.

Essere colpiti da un fulmine mentre si sta in barca è già un evento di per sé terrificante, oltre che molto pericoloso per la vita delle persone. Ma a volte questi fenomeni atmosferici dopo avere colpito uno scafo possono avere ripercussioni drammatiche anche a distanza di qualche tempo. È quanto successo recentemente a un’imbarcazione a vela ormeggiata nel porto di Lavagna, in Liguria.

La scorsa estate, nel mese di agosto, durante un violento temporale la barca era stata colpita da un fulmine mentre si trovava in navigazione. L’incidente non aveva per fortuna avuto conseguenze gravi per l’equipaggio, se non il grande spavento. Tuttavia il fulmine aveva mandato in avaria l’impianto elettrico del cabinato. Una volta rientrata a terra e messa in secco per gli interventi di fine stagione, la barca era oggetto di riparazioni proprio all’impianto elettrico, quando all’improvviso un corto circuito ha scatenato un incendio a bordo. È successo nella mattinata di martedì 1° ottobre, quando la barca si trovava a secco in un’area di cantiere del porto di Lavagna. A lanciare l’allarme, intorno alle ore 10,30, sono state proprio le due persone che si trovavano a bordo del cabinato.

Danni a persone, alle barche e agli impianti

Le fiamme sono state spente immediatamente proprio grazie all’intervento di personale del locale distaccamento della Guardia Costiera e dei vigili del fuoco. Secondo quanto riferito dai pompieri, l’incendio sarebbe stato causato da un corto circuito originatosi nel quadro elettrico della cabina di prua che al momento dell’evento era alimentata da corrente di terra. Non risultano danni a persone o cose, ma l’ufficio locale marittimo di Lavagna ha comunque avviato l’inchiesta amministrativa prevista dal Codice della Navigazione per accertare la dinamica dell’evento.

L’incidente riapre i riflettori su un tema, quello dei fulmini in mare e su come proteggersi da questi eventi atmosferici quando si è a bordo di un’imbarcazione. Per quanto le barche che si trovano al largo o nelle acque interne o nei porti siano raramente colpite da fulmini, in realtà è bene conoscere attentamente il fenomeno e predisporre per quanto possibile efficaci sistemi di protezione ai nostri cabinati. Anche perché, come testimonia l’incidente di Lavagna, non sono rari i casi di incendi di barche ormeggiate che, se di primo acchito possono risultare “misteriosi”, si scoprono poi essere causati proprio dai fulmini.

I fulmini in mare hanno un’intensità doppia

Innanzitutto è stato accertato recentemente che l’intensità dei fulmini che cadono in mare è di molto superiore a quella dei fulmini che si abbattono sulla terraferma. Ad eseguire lo studio sulla potenza dei fulmini che cadono in mare sono stati Amitabh Nag e Kenneth Cummins, due ricercatori dell’Institute of Technology della Florida.

Sul nostro pianeta in ogni istante ci sono da 3.000 a 5.000 celle temporalesche, che producono da 5 a 6 milioni di fulmini ogni giorno. I fulmini scaricano a terra energie enormi, sono in grado di provocare sovratensioni per induzione nelle linee elettriche a decine di metri dal loro epicentro e possono raggiungere anche i 20 chilometri di lunghezza. La maggior parte di un fulmine si sviluppa in frazioni di secondo. Generalmente prende avvio da una nube da dove scende verso il suolo una scarica debole e invisibile, composta da particelle cariche negativamente. Si muove verso il basso con una velocità di circa 100 chilometri al secondo e con percorsi successivi di breve lunghezza. Lungo tale percorso a zig-zag si crea un’intensa ionizzazione che dà il via alla seconda fase.

Dentro un fulmine in mare c’è molta più elettricità

Quando la scarica pilota si avvicina al suolo, da questo parte una scarica “di ritorno” diretta verso l’alto, generalmente composta da un flusso di cariche positive presenti sulla superficie. Quando le due scariche si incontrano, parte verso la nube una fortissima corrente elettrica, a una velocità stimata in circa un terzo di quella della luce. La scarica di ritorno può durare tra qualche decina e qualche centinaia di microsecondi e tutta l’energia trasportata da un fulmine si trasforma in luce, onde sonore, onde radio e calore: il massimo picco di temperatura può raggiungere e superare i 30.000 °C.

E qui arriva la differenza tra i fulmini terrestri e quelli marini: secondo Nag e Cummins la corrente che si produce sulla terraferma è dell’ordine dei 30 kA (chiloampere). In mare, però, la durata della scarica di ritorno è molto più breve che non sulla terraferma e per questo motivo la corrente risulta più intensa, tanto da segnare i 50 kA, quasi il doppio.

Navi in genere protette, le barche da diporto no

Come possono i diportisti difendersi da queste forze della natura e prevenire spiacevoli inconvenienti? A differenza di quanto accade sulle navi dove i sistemi di protezione per i fulmini sono obbligatori secondo specifiche normative, non sono molti i cantieri produttori di barche da diporto che prendono seriamente in considerazione il problema. Le stesse compagnie di assicurazione molto spesso non coprono i danni in barca provocati dai fulmini.

Bisogna allora essere intraprendenti e allestire da soli, o meglio con l’aiuto di un tecnico, dei sistemi di difesa sulle nostre barche per navigare e sostare in porto tranquilli, anche in presenza di temporali. La protezione deve riguardare la protezione delle persone, della barca e degli impianti di bordo. Per esempio adottare un sistema di messa a terra disponendo un captatore nel punto più alto dello yacht (meglio al centro, per avere un cono di copertura adeguato), collegato a una piastra in rame pieno (senza porosità) esterna allo scafo al di sotto della linea di galleggiamento, con un cavo conduttore da 3 centimetri di sezione installato nel modo più verticale possibile. Una buona norma è quella di collegare alla piastra anche tutti i pulpiti.

Alberi in alluminio e alberi in carbonio

Nelle imbarcazioni a vela con albero in alluminio il cosiddetto “captatore” dovrebbe essere installato in testa d’albero un collegamento elettrico direttamente al bulbo dello scafo. Se al contrario l’albero è in carbonio allora è necessario cablare un conduttore interno all’albero dal captatore al bulbo a causa della non omogenea conduttività del carbonio. Inoltre è bene predisporre anche disgiuntori per sovratensione sulle linee elettriche e fusibili di protezione per i preziosi banchi batterie.

Anche in presenza di protezioni adeguate, tuttavia, se il fulmine colpisce direttamente l’imbarcazione è difficile che gli apparati elettronici non riportino avarie. In questo caso si può estendere l’applicazione di un disgiuntore per sovratensione (con scarico a terra) in prossimità della connessione elettrica di alimentazione degli strumenti da proteggere. Esistono anche prodotti specifici anche per i coassiali delle antenne.

Altri consigli utili che possono essere messi in pratica per evitare di essere colpiti da un fulmine mentre si è a bordo sono: durante il temporale, non sostare mai sul ponte, non toccare traverse, stralli o altri oggetti metallici, in presenza di un impianto parafulmini, controllare regolarmente ma non durante un temporale, che il collegamento di tutti i collegamenti metallici conduttivi a bordo con il parafulmine sia in ordine.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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