È l’isola più selvaggia del Mediterraneo, sospesa tra mare e cielo, misteriosa e irraggiungibile. Un luogo magico, legato a vicende leggendarie, suggestioni letterarie e resti di una storia secolare.

Nel cuore del Mediterraneo l’isola di Montecristo è un mondo a parte, un pezzo di terra che interrompe di colpo l’azzurro di cielo e mare assolutamente inviolabile, selvaggio, autentico e soprattutto fuori dal tempo. Chi ha la fortuna di mettere piede in quest’isola di granito, sa di entrare in un’altra dimensione.  Nell’immaginario letterario Montecristo è infatti l’isola del tesoro per eccellenza, il luogo scelto dallo scrittore Alexandre Dumas per ambientare il bellissimo romanzo Il Conte di Montecristo. È qui infatti che si nascondono i preziosi scudi d’oro e i diamanti che servono a riscattare il marinaio Edmond Dantès, prigioniero innocente nelle mura del castello d’If nel Sud della Francia da cui riesce rocambolescamente ad evadere per impossessarsi del bottino e vendicarsi delle sue sventure.

Le suggestioni letterarie, unite alla natura non addomesticata dall’uomo e all’accesso limitato da una rigida regolamentazione, fanno dell’isola di Montecristo un luogo lontano, ambito e misterioso.

Un puntino nel Mar Tirreno ricco di storia

Geograficamente l’Isola di Montecristo sorge nel Mar Tirreno e fa parte dell’Arcipelago Toscano. Si trova a circa 20 miglia a Sud dell’isola d’Elba e circa 30 miglia a Ovest dall’Argentario. A dispetto della sua fama così potente, in realtà è un piccolo punto nel Mediterraneo. È interamente montuosa, costituita quasi esclusivamente da granito rosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare e la sua sommità, denominata Monte della Fortezza, è di 645 metri, mentre la costa si sviluppa per 16 chilometri.

Anticamente si chiamava Oglasa ed è solo nel Medioevo che il nome muta in Monte Christi, ossia “Monte di Cristo”, a causa del forte contesto ecclesiale e monastico che caratterizzò l’isola in quel periodo. La sua storia è altrettanto curiosa e avvincente: antico presidio romano ed etrusco, a partire dal V secolo ha ospitato monaci eremiti, per poi diventare covo di pirati saraceni e rifugio di corsari. Per molti anni rimase disabitata, quindi abitarono l’isola truppe napoleoniche, religiosi tedeschi, nobili scozzesi e letterati, oltre che cartografi, esuli politici, coltivatori terrieri e coloni. Dopo tante vicissitudini, compresa l’edificazione di una colonia penale agricola e il rischio di diventare sede di un esclusivo sporting club, finalmente il 4 marzo 1971 Montecristo fu dichiarata Riserva Naturale dello Stato italiano.

Relitti, antiche usanze e leggende

Testimonianze della sua storia lunga e tumultuosa si ritrovano sia nelle profondità delle sue acque che in leggende e tradizioni secolari. Tra Punta del Diavolo e Cala del Diavolo a circa 60 metri giace il relitto di una nave oneraria campana naufragata durante prima metà del III secolo a.C. Al largo di Punta del Diavolo a una profondità di 55 metri è localizzato un altro relitto di oneraria (II secolo d.C.) con un carico di anfore vinarie proveniente dalla Francia meridionale, mentre al largo di Cala Maestra a circa 35 metri si trova il relitto di un veliero militare del XVI secolo. Celebre anche la tradizione dei cosiddetti fuochi di Montecristo. Si trattava di un’antica usanza di accendere fuochi di segnalazione sulla vetta dell’isola, perdurata dal Medioevo sino a tempi relativamente recenti. I fuochi avevano una precisa classificazione: un fuoco corrispondeva a mancanza di viveri, due fuochi corrispondevano alla presenza di un ammalato, tre fuochi significavano il decesso di una persona.

Una riserva naturale splendida e inaccessibile

L’isola di Montecristo è ancora oggi difficilmente accessibile ed è soggetta a restrizioni molto rigorose per turisti e diportisti. Non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1.000 metri dalla costa. Entro 3 miglia è possibile transitare con la barca, ma non pescare. Per sbarcare sull’isola è necessario chiedere un permesso al Corpo Forestale di Follonica e sono ammessi solo 1.000 visitatori l’anno. L’accesso è riservato solo di giorno per una sola barca alla volta sino a 16 metri di lunghezza con massimo 15 persone a bordo. Costa 100 euro fino a 10 metri di lunghezza, oltre 10 metri e fino a 16 metri 500 euro. Ogni persona imbarcata deve pagare anche 25 euro.

Montecristo non è mai stata un’isola facile da raggiungere. Ha una sola porta d’ingresso, Cala Maestra, che diventa però inaccessibile quando soffia il Maestrale. La bellissima spiaggia di Cala Maestra, così come si presenta oggi, prima non c’era. Si formò nel dicembre del 1992, quando una gigantesca frana sfigurò la valle sovrastante la cala, al tempo di soli scogli, e creò questo suggestivo scenario naturale. Cala Maestra ha un fondale sabbioso ma non si può utilizzare l’ancora, è possibile solo l’attracco al gavitello o al molo.

Inerpicarsi nei suoi sentieri tra lecci e antichi monasteri

Due sono i sentieri che permettono di avventurarsi nella natura selvaggia di Montecristo e partono entrambi da Cala Maestra, nei pressi dell’ex Villa Reale dove ci sono le abitazioni dei guardiani e delle guardie forestali, un Museo Naturalistico, un orto botanico ottocentesco e un bell’agrumeto. Per il resto l’isola è caratterizzata da fitta macchia mediterranea e boschi di leccio che si alternano a rupi e pendii in equilibrio precario che sembrano poter precipitare da un momento all’altro, grandi massi chiamati scolpiti in forme bizzarre dall’azione del vento e pozzi cilindrici levigati e scavati dal moto vorticoso dell’acqua. La regina e simbolo dell’isola è la capra selvatica, un bellissimo animale molto simile allo stambecco che in Italia è presente solo qui. Ma l’isola ospita anche lucertole, vipere e uccelli come il falco pellegrino, il gheppio e la Berta minore, un uccello marino che diffonde sull’isola il suo inconfondibile lamento.

In circa un’ora di cammino si possono raggiungere le rovine dell’Abbazia di San Mamiliano. Da lassù si sente solo la voce del vento che porta con sé echi di risacca mentre lo sguardo si perde nell’azzurro vuoto del cielo e negli impressionanti strapiombi di granito che precipitano verso il mare. A due passi dai ruderi sgorga l’acqua di una sorgente. Dal sentiero che torna verso Cala Maestra parte la deviazione verso la Grotta del Santo, altro luogo di culto dedicato a San Mamiliano.

Cale rocciose, promontori e tramonti mozzafiato

L’altra passeggiata, meno impegnativa e altrettanto appagante, è quella che conduce al Belvedere. Il comodo sentiero risale dolcemente il fianco meridionale della Cala Maestra raggiungendo uno spettacolare crinale che si affaccia sull’anfiteatro roccioso dell’isola che s’incendia con le luci dell’ultimo sole e sulle trasparenze di Cala Santa Maria, un’insenatura invitante in condizioni di mare calmo, trappola mortale in caso di maltempo. In quei fondali ci sono praterie di posidonia, anemoni marini, gorgonie, coralli. È comune la presenza del pesce luna. Fino alla fine degli anni ’70, era presente anche la foca monaca, specie ormai rarissima nelle acque italiane.

Per il resto l’isola è ricca di insenature dai nomi suggestivi e inquietanti, come Cala dei Corvi, Cala del Diavolo o Cala dei Ladri, aspri promontori come Punta delle Bozze, Punta dei Fanciulli o Punta Nera. Del resto è anche questo il fascino di quest’isola solitaria e sospesa tra il cielo e il mare.

Great Blue Hole: il buco blu più bello e misterioso dell’oceano

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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