Mark Twain è stato uno dei più grandi scrittori statunitensi di tutti i tempi, autore tra l’altro delle avventure di Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Ma tutta la sua vita, le sue opere, il suo nome stesso furono influenzati dai suoi 4 anni passati a condurre i battelli a vapore sul Mississipi.

Nella moltitudine di citazioni e aforismi legati alla navigazione a vela, ce n’è uno che li supera tutti. Recita così: “Tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri”. C’è in questa frase, che usa la vela come metafora, tutto il senso della vita, il consiglio, semplice ma straordinariamente efficace, su come sfruttarla al meglio, che poi è quella di intenderla come un viaggio meraviglioso da affrontare con coraggio, senza paura, anche abbandonando le proprie certezze mentali.

Perché in questo lungo cammino, fatto di gioie e dolori, ci sarà sempre il gusto di esplorare, sognare, scoprire cose nuove. C’è soprattutto l’esortazione in quella frase a non sprecarla la vita, a non aspettare, a non indugiare nella paura di sbagliare. A non vivere di rimpianti per non averci provato.

Se nasci sulle sponde del Mississipi, vuoi fare il pilota…

È curioso come un simile elogio della navigazione a vela, presa a modello per essere uomini migliori, non venga da uno che ha solcato mari e oceani, ma solo un fiume, anche se enorme e mitico: il Mississipi, negli Stati Uniti d’America. Quella frase è infatti di Mark Twain, uno dei più grandi scrittori americani, autore di capolavori della letteratura, come “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn”. Un uomo che ha viaggiato e vissuto in giro per il mondo facendo il giornalista e il reporter, ma anche lavorando come minatore e cercatore d’oro. Eppure il Mississipi, quell’immenso fiume americano sulle sponde del quale si trasferì con la famiglia all’età di 4 anni, cambiò il corso della sua vita, influenzò i suoi libri, divenne il suo maestro che gli indicò come stare al mondo.

Nel suo libro autobiografico “Vita sul Mississippi” del 1885, Twain racconta di come la professione del marinaio di battello a vapore era la più grande ambizione per i ragazzini che come lui vedevano passare queste enormi barche dalle rive. Il battello a vapore all’epoca, siamo agli inizi del 1800, rappresentava il mezzo di trasporto più comodo e veloce e lo sarebbe rimasto per molti decenni a venire. Twain un giorno scappò di casa e riuscì a salire su un piccolo battello diretto New Orleans. È in questa occasione che conobbe Horace E. Bixby, pilota di battello, che fece crescere in Twain il desiderio di diventare un pilota egli stesso. A bordo dei battelli a vapore il ruolo del pilota superava di gran lunga il capitano della nave in termini di prestigio e autorità ed era una professione piuttosto gratificante con salari fissati a 250 dollari al mese. Diventare anch’egli pilota di battello divenne per Twain il sogno più grande e studiò più di due anni per ottenere il brevetto nel 1859.

Il suo nome da un’espressione dei barcaioli fluviali

Cominciò così a imbarcarsi e navigare lungo il fiume in un apprendistato che andava oltre la vita a bordo: “Sulla terraferma ci vogliono 40 anni per conoscere tanti tipi umani – scrisse più tardi – a me in nave bastarono i due anni e mezzo di apprendistato. Quell’addestramento mi ha consentito di conoscere praticamente tutti i tipi umani che si ritrovano nei romanzi, nelle biografie e nei libri di storia”.

È proprio da questi trascorsi al timone dei battelli a vapore sul Mississippi, fatto di cui era estremamente orgoglioso, che deriva lo pseudonimo “Mark Twain” che egli stesso scelse per firmare i suoi capolavori letterari. Il suo vero nome era infatti Samuel Clemens. “Mark Twain” era un’espressione in uso nello slang della marineria fluviale degli Stati Uniti dell’epoca per segnalare la profondità delle acque del Mississipi: “twain” è la forma anglosassone arcaica di “two”, ossia due, mentre “to mark” significa segnare, marcare. In pratica quando il barcaiolo interrogato dal timoniere sulla profondità delle acque gridava “mark twain!”, diceva “segna 2!” (ossia due tese che corrispondono a circa 3,7 metri). Quindi l’espressione completa stava a significare: “secondo il segno, la profondità dell’acqua è 3,7 metri, quindi è sicuro passare”.

Quelle navigazioni sul fiume nei suoi libri

Twain amava così tanto la sua vita da pilota di battello che convinse anche suo fratello minore Henry a lavorare con lui. Henry però morì poco dopo a causa di un brutto incidente, un’esplosione della caldaia del battello. Twain non cessò mai di ritenersi responsabile della morte del fratello per il resto della sua vita. Continuò a lavorare sul fiume dal 1857 al 1861, fino alla guerra civile americana, quando il traffico fluviale si ridusse.

Poi cominciò a scrivere in maniera professionale mettendo però a frutto tutta quell’esperienza di vita sul Mississipi che divenne il tema ricorrente nelle sue opere. Sul contributo di Twain alla letteratura americana Ernest Hemingway ha detto: “Tutta la letteratura moderna statunitense viene da Huckleberry Finn. Non c’è stato nulla prima di così buono”.

Dopo una vita avventurosa, ricca di esperienze magnifiche ma anche tribolata, Mark Twain morì il 21 aprile del 1910, stroncato da un infarto, all’età di 74 anni. Come molti membri della sua famiglia venne sepolto in una collina boscosa nel Woodlawn National Cemetery di Elmira, nello stato di New York. Per volontà della figlia, il corpo di Twain venne sepolto a 3,7 metri, cioè “due tese” sotto terra. Per farlo riposare in pace e al sicuro, come un battello in acque profonde.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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