Chi va semplicemente a vela e chi con le barche si gioca il tutto per tutto nella rincorsa di un record di velocità. L’arena privilegiata di queste sfide tra uomo e natura sono gli oceani che con le loro particolari condizioni meteo permettono di spingere al massimo scafi e skipper. Ma quali sono le rotte oceaniche deputate alla conquista dei record?

Stabilire nuovi record di navigazione d’altura è una febbre che ha contagiato negli ultimi anni numerosi skipper professionisti della vela oceanica, i quali avvalendosi di budget sempre più ingenti coinvolgono architetti e cantieri da ogni parte del globo nella ricerca della barca più veloce e resistente.

L’arbitro che controlla e convalida questi primati è il World Sailing Speed Record Council, un organo istituito nel 1972 dalla Federazione Internazionale della Vela. Ma quali sono le rotte oceaniche deputate alla conquista dei record? Ecco i percorsi più utilizzati per stabilire i principali primati ratificati dal Wssrc.

Record a vela

Oceani: le piste della velocità a vela

Sono numerose le traversate oceaniche che oltre ad avere fatto la storia della navigazione a vela, sono diventate negli anni il campo di battaglia ufficiale degli skipper per la conquista dei record. Sono come “corsie preferenziali” degli oceani che secondo le stagioni sono soggette a condizioni meteorologiche ideali per spingere al massimo imbarcazioni e piani velici frutto dell’evoluzione tecnologica. Percorsi di molte miglia che coprono gran parte degli oceani ma che si concentrano in particolare in Atlantico e Pacifico.

Tra questi il più ambito è quello della traversata atlantica dagli Stati Uniti all’Inghilterra. La rotta del record transatlantico da Ovest a Est è quella utilizzata fin dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo che per i viaggi di ritorno dal “nuovo mondo” all’Europa sfruttava i venti di Ponente.

Volvo Ocean Race

Atlantico da Ovest a Est

Il percorso ratificato dal World Sailing Speed Record Council è lungo 2.925 miglia e parte dalla linea immaginaria del faro Ambrose nei pressi della baia di New York (Usa), supera i banchi di Terranova, quindi affronta il grande salto dell’Atlantico sfruttando i venti e le correnti che a quella latitudine risentono sia dell’anticiclone delle Azzorre che delle depressioni provenienti dalla Groenlandia. Infine risale verso Nord per approdare nel Canale della Manica, sempre insidioso per le correnti e il traffico marittimo, e tagliare il traguardo sulla linea dell’estrema punta della Cornovaglia, Cap Lizard, in Inghilterra.

Giovanni Soldini

Pacifico da Ovest a Est

Spostandoci dall’Atlantico al Nord Pacifico, una delle rotte che ha attirato nel corso degli anni numerosi tentativi di record è la traversata da Ovest a Est Yokohama-San Francisco, dal Giappone agli Stati Uniti. Per completare nel minor tempo possibile questo percorso di 4.482 miglia si parte in genere all’inizio della stagione estiva, cercando di tenere una rotta compresa  tra i 42° N e i 45° N dove è più facile incontrare i venti favorevoli da Sud e da Ovest e si può sfruttare la corrente delle Aleutine verso Est. Dopodiché superato il meridiano 150° W, si prosegue lungo una rotta diretta fino alla California.

Non mancano però anche in questo periodo alcune insidie sul percorso come le occasionali depressioni che portano venti più forti, i frequenti banchi di nebbia e il traffico marittimo (barche da pesca in particolare) che soprattutto in prossimità della linea di partenza e quella di arrivo è molto intenso.

Atlantico record

Pacifico da Est a Ovest

Anche la rotta inversa da Est a Ovest, da San Francisco a Yokohama, ha visto fino a oggi numerosi primati. Il percorso di 4.482 miglia è ancora più impegnativo per via dei venti contrari e delle finestre meteorologiche variegate che costringono spesso gli skipper a compiere molte miglia in più rispetto a quelle prefissate.

Giro del mondo

Giro del mondo, il record più duro

La rotta dei record per eccellenza, quella più dura e avventurosa, è certamente il giro del mondo. Un percorso unico senza scali di oltre 21.000 miglia di navigazione a vela che comprende tutti gli oceani e tutte le condizioni meteo marine, dal mare formato e i venti che infuriano tra i “40 ruggenti” e i “50 urlanti”, alle depressioni e al pericolo dei ghiacci delle latitudini estreme, fino alle non meno problematiche bonacce delle calme equatoriali.

Una sfida sportiva che richiama gli anni romantici delle prime circumnavigazioni dei pionieri della vela d’altura da diporto: Joshua Slocum, Francis Chichester, Robin Knox-Johnston, Bernard Moitessier, solo per citarni alcuni. Ma soprattutto una prova massacrante, ricca di imprevisti, dove essenzialmente entrano in gioco tre fattori: l’affidabilità del mezzo, la sua velocità media e il lavoro del “routier”, il meteorologo che suggerisce allo skipper la rotta da seguire in funzione del tempo previsto.

Rotto oceaniche

Tra basse latitudini, tempeste e calme piatte

Dai primi tentativi di record, all’inizio degli Anni 70, il giro del mondo classico si è sviluppato sempre lungo la stessa rotta, da Est a Ovest, che è poi quella dei principali venti e correnti oceaniche. Partenza e punto di arrivo è la linea immaginaria che passa tra il faro di Créach sull’isola di Ouessant (Francia) e il faro di Cap Lizard in Cornovaglia (Gran Bretagna). Da qui gli skipper scendono l’Atlantico fino a passare Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, quindi attraversano l’oceano Indiano e il Pacifico per doppiare prima Capo Leeuwin, in Australia, e quindi il mitico e temuto Capo Horn, punta estrema del Cile. L’ultima tratta, la più difficile tatticamente, consiste nella risalita dell’Atlantico e l’attraversamento del “Pot au Noir”, zona di convergenza intertropicale famosa per le sue improvvise depressioni, ultimo baluardo per gli skipper prima di tagliare il traguardo.

Una sfida quella del giro del mondo considerata giustamente la quinta essenza della vela d’altura e che richiede dedizione totale, una competenza fuori dal comune e dosi massicce di coraggio. Soprattutto se si affronta in solitario.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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