Sovraccarichi, tensioni, sfregamenti, esposizione ai raggi solari, umidità e salino sono i nemici delle nostre vele. Averne cura e farne una manutenzione ordinaria è certamente necessario, così come intervenire in maniera tempestiva in caso di problemi quali strappi, scollamenti, scuciture e deformazioni. La vita delle vele si allunga tuttavia ancora prima durante il loro utilizzo corretto e appropriato. Ecco le 7 regole d’oro per avere vele sempre efficienti e in salute.

Recita un vecchio adagio marinaresco: “un’oncia di prevenzione vale una libbra di cura”. La corretta manutenzione delle vele è infatti piuttosto semplice e richiede poco tempo, ma può fare una grande differenza nella vita e nelle prestazioni delle vostre vele. In realtà però la cura delle nostre vele inizia molto prima della manutenzione e cioè con un uso corretto e appropriato di randa, genoa, fiocchi e vele portanti, in modo da non sollecitarle oltre i propri limiti, esporle per troppo tempo ai raggi solari, evitando tensioni, sovraccarichi e sfregamenti e così via.

Ecco allora le 7 linee guida fondamentali in materia di trattamento, manutenzione e cura delle vostre vele. Basta seguirle una a una per avere a bordo vele sempre efficienti e in ottima salute.

Vele a segno

01. Non far fileggiare le vele a oltranza

Il modo migliore per mantenere la resistenza e la forma delle vostre vele è quello di ridurre il più possibile il fileggio provocato dal vento. Il fileggio e lo sbattere della vela deteriorano infatti in modo repentino le proprietà del tessuto, è quindi molto importante cercare di evitarli in ogni modo. Quindi è opportuno ridurre la navigazione controvento con le vele svolazzanti e dopo avere issato le vele è bene navigare il prima possibile con il giusto assetto in modo che le vele si riempiano e non svergolino. È bene anche regolare la cima della balumina per evitare che questa fileggi. Basta regolare la tensione di poco superiore a quella necessaria per arrestare il fileggiamento. La tensione necessaria cambia in base all’aumento del vento e alla regolazione delle scotte del fiocco. Non applicare una tensione eccessiva alla cima della balumina: se la balumina si aggancia, allentarla. La posizione corretta dei carrelli del genoa evita il fileggiamento della balumina sul genoa.

Terzaroli

02. Non superare il limite di forza-vento consigliato

Usare le vele oltre il limite di forza-vento per il quale sono state progettate provoca un rapido deterioramento della loro forma. Quando il vento rinforza la prima regola è quella di ridurre le vele per tempo: una presa di terzaroli o un cambio di fiocco, se fatti in anticipo sono un gioco da ragazzi, ma se fatti in ritardo non solo diventano faticosi e difficili, ma espongono inutilmente le vele a sovraccarichi pericolosi. qualche volta pericolosi. Molti diportisti tendono sempre ad aspettare: è un errore che fanno i novizi, come i veterani. Ogni vela in genere è accompagnata da una tabella che ne indica il range di vento in cui utilizzarla. Sarebbe bene rispettare sempre queste indicazioni del produttore.

Vele spiegate

03. Non sottoporre le vele a sfregamento

Lo sfregamento è un altro nemico della vela: se viene fatta sbattere spesso o in maniera prolungata contro parti taglienti dell’armo o componenti spigolose dell’imbarcazione si possono causare danni o usura. Per prolungare la durata delle vele è necessario quindi evitare il più possibile lo sfregamento. Qualora proprio non si possa evitare, fare il possibile per ridurre l’attrito al minimo interponendo materiali protettivi tra la vela e le superfici di contatto. Si possono coprire le terminazioni delle crocette e verificare l’assenza di coppiglie spaccate esposte o altri bordi taglienti nell’area di albero, prua, draglie e arridatoi. Questi elementi infatti potrebbero sfregare contro le vele e lacerarle. Verificare la presenza di ulteriori rinforzi sulle aree delle vele a elevato sfregamento. Le patch di rinforzo per crocette su rande e genoa sovrapposte, così come le protezioni antisfregamento nei punti di contatto fra vele di prua e candelieri e radar montati sull’albero, consentono di aumentare la vita utile delle vele. È tassativo naturalmente non trascinare le vele sul ponte o lungo il pontile.

Copriranda

04. Proteggere le vele dalla luce solare

La luce solare diretta può deteriorare il tessuto delle vele quindi è bene limitare al massimo l’esposizione ai raggi solari per periodi prolungati. Gli avvoglifiocco dei genoa dovrebbero essere dotati di protezioni UV su base e balumina. Mettete sempre il copriboma e in caso di conservazione della randa nel boma, verificare che sia sempre coperta durante i periodi di inutilizzo.

 Strappo vela

05. Riparare subito piccoli strappi e scuciture

Verificare diverse volte durante la stagione la presenza di piccoli strappi nelle vele. Individuando i piccoli fori in modo tempestivo è possibile evitare che diventino grandi squarci. Verificare l’integrità delle cuciture. I raggi UV possono danneggiare rapidamente determinati fili. Fare ispezionare le vele da un esperto almeno una volta per ogni stagione. Attraverso controlli regolari è possibile evitare l’aggravamento di piccoli problemi. Inoltre, è possibile richiedere al velaio di fiducia la creazione di un kit di riparazione delle vele da bordo per le vele in uso. Applicare spray lubrificante sul nastro dell’inferitura su genoa e rande durante lo scivolamento sulle rotaie (ottimo è il lubrificante Mclube). In questo modo è possibile mantenere pulite le rotaie e semplificare issaggio e bagnaggio. Risciacquare con regolarità anche le cerniere delle borse per vele o lubrificarle con spray al silicone. Mantenere infine un registro fotografico delle vele: fotografando le vele con cadenza regolare e registrando le ore di utilizzo, gli utenti e i velai potranno valutare gli inventari delle vele su base stagionale.

Sacco vele

06. Conservare le vele pulite, asciutte e ripiegate con cura

In caso di lavaggio delle vele si raccomanda di effettuare un risciacquo leggero evitando l’utilizzo di detergenti chimici aggressivi e soprattutto evitare di sfregare la superficie della vela con spazzole usando eccessiva energia per non rovinare il tessuto. Quando le vele non vengono più usate, riponetele perfettamente asciutte, prive di salino e piegate con cura nel loro sacco. La verifica dell’asciugatura delle vele è un elemento tanto importante quanto il risciacquo iniziale. Quando l’imbarcazione è ormeggiata e la giornata è asciutta e non ventosa, vi consigliamo di issare la vela e lasciarla in posizione per almeno un’ora. Non riponete mai la vostra vela se ancora umida e sporca di salino (il sale infatti attrae e trattiene l’umidità) e conservatela sempre in un ambiente asciutto. È consigliabile inoltre non piegare le vele sempre con la medesima modalità, bensì creando pieghe in punti sempre diversi: seguendo questa accortezza eviterete pieghe marcate e soprattutto il rischio di usurare il tessuto. È consigliabile che le vele costituite da tessuti apprettati vengano riposte arrotolate. Per quanto riguarda gli spinnaker e i gennaker, è fondamentale che siano completamente asciutti, altrimenti i colori scuri potrebbero macchiare quelli più chiari e l’umidità potrebbe favorire lo svilupparsi di muffe. È bene infine non conservare le vele in presenza di tensione sulle stecche. Meglio allentare le stecche lasciandole comunque nelle tasche in modo da mantenere le posizioni corrette.

Macchia ruggine vela

07. Rimuovere prontamente le macchie di muffa

Eliminate la muffa non appena si verifica la sua comparsa in modo da evitarne la diffusione e quindi limitarne i danni. Se le macchie di muffa sono recenti, di piccole dimensioni e superficiali, ci sono ottime probabilità di riuscire ad eliminarle. Se al contrario si estendono e penetrano in profondità nelle fibre, le probabilità di ottenere una pulizia efficace diminuiscono notevolmente. Separate le vele che presentano macchie di muffa da quelle pulite e da qualsiasi altro tessuto che possa entrarci in contatto, per esempio il sacco. Il modo migliore per eliminare la muffa è l’utilizzo della candeggina comune (ipoclorito di sodio): diluita al 3 per cento è il dosaggio ottimale. Dopo il lavaggio con candeggina, risciacquare sempre abbondantemente con acqua dolce. Se la candeggina non viene eliminata accuratamente può causare danni strutturali di lunga durata che possono essere più nocivi dei danni estetici provocati dalla muffa. Per macchie particolarmente ostinate e radicate in profondità non è sufficiente una pulizia superficiale: immergete la macchia in un fungicida per almeno 12 ore in modo che il prodotto penetri in profondità. Non è necessario usare una concentrazione particolarmente alta di prodotto, ma è sufficiente applicare il fungicida direttamente sulla macchia. Non sfregate o frizionate, un ammollo di almeno 12 ore è l’intervento più incisivo per questo tipo di macchie. Se la macchia di muffa persiste dopo averla trattata con gli appositi prodotti non insistete, rischiereste di provocare danni maggiori senza riuscire comunque ad eliminarla. I prodotti idrorepellenti non contengono eccipienti in grado di eliminare o impedire la ricomparsa della muffa. Possono però essere marginalmente efficaci nel repellere alcune di quelle sostanze da cui la muffa prolifera e possono renderne più semplice la pulizia in quanto impediscono alle macchie di entrare eccessivamente in profondità.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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