Le 6 barche a vela più diffuse della tradizione marinara

Chiunque abbia fatto un giro in un vecchio porto peschereccio in Liguria, Romagna, Sardegna o nel Golfo di Napoli si è sicuramente imbattuto in una di queste vecchie imbarcazioni da pesca a vela: Gozzi, Sardare, Lancie, Topi, Passere e Paranze.

Le vecchie barche da pesca che catturano la nostra attenzione dei vecchi porti pescherecci appartengono a una marineria per così dire minore che si è sviluppata in Italia tra il 1600 e il 1800 e che privilegia il piccolo naviglio a vela, per lo più da pesca, da lavoro e da trasporto, barche impiegate per lo più da pescatori, artigiani, dalle genti dei borghi marinari che si muoveva soprattutto lungo le coste.

Queste barche hanno scafi semplici, quasi spartani, armati con vele latine o al terzo, che privilegiano la solidità e la sicurezza in mare piuttosto che le prestazioni, che hanno un pescaggio contenuto per navigare sui bassi fondali o nei canali o ancora per poter essere alati in spiaggia. Provengono da città e mari diversi e ne raccontano fedelmente usi e attività. Inoltre sono il frutto di un lavoro artigianale, quello dei maestri d’ascia o dei calafati, tramandato di padre in figlio e ormai scomparso.

Sono velieri che per quanto superati in termini di evoluzione nautica, è utile ricordare perché rappresentano la testimonianza preziosa di una cultura marinara.

01 Gozzo diffuso in Liguria

Con questa denominazione viene erroneamente indicato qualsiasi scafo non pontato e avente poppa a cuneo. Più propriamente invece per Gozzo s’intende un’imbarcazione dell’alto Tirreno che oltre alle due caratteristiche suddette, si presentava alta di bordo e con notevole cavallino. Alcuni fanno risalire la sua comparsa sulle spiagge liguri tra il XVII e il XVIII secolo, quando il diminuito pericolo delle incursioni barbaresche incoraggiò le popolazioni locali a dedicarsi alla pesca costiera con imbarcazioni sempre più leggere e manovriere. Principale elemento dei Gozzi era la forma della prua: dritta per luoghi rocciosi e porti (Gozzo Ligure), inclinata verso poppa per le spiagge sabbiose (Carnigiotto) e infine inclinata in avanti per spiagge a brusco pendio ed esposte alla risacca (Catalano). Il gozzo armava spesso anche una vela latina oppure alla portoghese.

02 Lancia, la pesca nell’Adriatico

La Lancia è una tipica imbarcazione tradizionale per la pesca diurna in uso nell’Adriatico centrale, dalla Romagna alle Puglie, e particolarmente diffusa nelle Marche. Le più piccole arrivavano a 5 metri, erano dette Lancette e venivano armate con un solo albero armato con vela al terzo, mentre le più grandi (fino a 7-8 m) avevano due alberi e venivano chiamate Lancione. Piuttosto spartane, le Lance avevano il ponte aperto al centro con ripostigli sotto i mezzi ponti alle estremità. Lungo le fiancate, avevano due casse in cui veniva caricata la zavorra che serviva ad appesantire la barca, fornendo l’inerzia a trascinare le reti a strascico. Le vele delle Lance venivano colorate e decorate con disegni di ispirazione religiosa, marinara, astronomica.

03 Topo, utilizzato ancora oggi in Laguna

Di tutte le barche a vela della tradizione italiana il Topo è forse l’unica che ha saputo adattarsi alla nautica moderna. Questa imbarcazione di origine veneta adibita al trasporto delle merci costituisce ancora oggi il mezzo navale preferito nelle acque della Laguna. Merito delle linee strette e piatte dello scafo che permettevano di navigare fin nei canali più angusti. Varie le versioni del Topo che si sono succedute nel tempo secondo gli usi locali: eleganti e slanciati i Topi veneziani, larghi e tozzi quelli chioggiotti, di forme rotondeggianti quelli istriani. La lunghezza del Topo va dai 7 ai 10 metri di lunghezza, mentre il pescaggio non supera i 60 centimetri. La coperta prevede in genere porzioni di pontatura a prua e a poppa, oppure il ponte totalmente coperto e munito di boccaporti. Provvisto di due o quattro remi, il Topo è una barca a vela latina o al terzo.

04 Sardara, tipica della Sicilia

La pesca delle sarde, pesce azzurro dalla carne grassa e saporita, vanta una lunga tradizione in Sicilia. E proprio nella zona di Palermo e di Catania, a partire dal XVIII cominciarono a diffondersi le Sardare, barche sui 10 metri di lunghezza dedicate a tale tipo di pesca. La Sardara presentava una prora svasata leggermente in fuori, il dritto di prua con una forma a falcetto e la poppa rientrante con relativo prolungamento di ruota sagomato a coda di sirena. La larghezza dello scafo era un terzo della lunghezza. Per la costruzione del fasciame si utilizzava il pino calabro, il larice, l’abete, il gelso e il leccio, mentre per la chiglia, le ordinate, il dritto di prora e di poppa veniva preferita la quercia. L’attrezzatura velica era latina con la vela inferita su un lungo albero trasversale, detto antinna.

05 Paranza, barca tradizionale da pesca

Il termine “paranza” deriva dalla voce meridionale paro o paio e sta a indicare due barche che procedono in coppia per pescare a strascico. Da qui deriverebbe anche il famoso piatto marinaro detto Fritto di Paranza che sarebbe il pescato del giorno di tali imbarcazioni. In realtà con Paranza si identifica anche una barca tradizionale da pesca tipica del basso Tirreno diffusasi a partire dalla metà dell’Ottocento. Lo scafo, realizzato in legno di quercia, olmo e noce, presentava una prua di forma arrotondata, la carena piatta per agevolarne l’alaggio in spiaggia, mentre la poppa era leggermente inclinata verso l’esterno. Altra caratteristica distintiva dello scafo erano le decorazioni antropomorfe. L’armo prevedeva una vela latina e la presenza di una lunga asta del fiocco con polaccone. L’antenna, che generalmente era un pezzo unico, era molto lunga.

06 Passera, ispirata al naviglio inglese

Pur originaria dell’isola di Lussino, la Passera riprende in realtà le linee delle barche tradizionali costiere da lavoro inglesi, in particolare le cosiddette Falmouth Working Boat, che dal porto della Cornovaglia a loro volta erano arrivate in Istria come scialuppe adottate a bordo delle navi mercantili. Tra tutte le imbarcazioni tradizionali la Passera si distingue per le qualità marine, l’eleganza e la semplicità delle sue linee. Nata come imbarcazione da pesca, si è diffusa grazie a queste doti anche come imbarcazione da diporto, soprattutto nel Golfo di Trieste, dove continua a essere costruita su commissione in pochi esemplari, realizzati esclusivamente in legno.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

1 Comment
  1. Vi segnalo un refuso: “Vecchie imbarcazioni da pesca a vela: Gozzi, Sardare, Lancie, Topi, Passere e Paranze.”

    Va corretto “Lancie”, per il resto bell’articolo, grazie!

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