Le 10 regole d’oro del buon ormeggio

Le manovre di ormeggio sono spesso la parte più difficile del ruolo dello skipper. Non a caso costituiscono una parte corposa dell’esame per pratico per conseguire la patente nautica. Anche dopo, però, una volta che si è ottenuto il titolo, accompagnano gli armatori come un momento delicato della conduzione della barca che necessita di tecnica, esperienza e buon senso. Ecco allora le regole da seguire per un buon ormeggio.

La navigazione in mare aperto è complessa, ma anche manovrare con una barca in spazi ristretti come quelli che si trovano durante l’accosto in banchina non è certo semplice. L’affollamento di imbarcazioni nei porti e nei marina associato a condizioni meteo difficili comporta sempre una serie di difficoltà a praticare le manovre di ormeggio. Per chi non naviga di frequente ormeggiare la barca mette sempre alla prova chi sta al timone. Una volta conclusa la manovra di ormeggio poi entrano in gioco altri fattori attinenti alla sicurezza, all’arte marinaresca, all’etichetta della vita a bordo e alla convivenza con gli altri diportisti. Ecco allora una serie di procedure e regole di ormeggio che è bene tenere a mente.

Scelta ormeggio

01. La scelta del posto barca

In genere nei porti e nei marina la scelta del posto in cui ormeggiare non è quasi mai libero ma specificamente indicato dal personale addetto in base agli spazi disponibili in banchina, alle dimensioni della barca e alle condizioni meteo marine. Le indicazioni circa il posto barca assegnato e le istruzioni per arrivarci si ricevono quando si fa richiesta di ingresso con la radio Vhf. Può capitare tuttavia di atterrare in un porto sconosciuto con diverse banchine disponibili e di avere la possibilità di scegliere dove ormeggiare. In questo caso si è liberi e occorre fare affidamento alle indicazioni fornite da carte nautiche e portolani oppure chiedere informazioni agli altri diportisti.

Entrando in porto quindi l’ideale sarebbe fare un giro di perlustrazione in modo da individuare gli spazi liberi considerando che spesso le zone completamente sgombre  non lo sono senza ragione: certi posti che sembrano perfetti possono essere infatti riservati alle autorità marittime, ai traghetti, ai pescherecci o a imbarcazioni in transito. Una volta che si è guadagnato l’interno del bacino una buona soluzione è quella di ormeggiare provvisoriamente a un pontile, a una boa o a un gavitello per capire la situazione con calma facendo attenzione a non essere di intralcio alle altre barche. In alcuni approdi esiste proprio una sorta di banchina di ricevimento che fa da accoglienza alle varie unità. Infine nella scelta dell’ ormeggio bisogna tenere conto della durata della sosta, delle previsioni meteorologiche e soprattutto delle condizioni della barca al momento della partenza. Per esempio, l’equipaggio sarà lo stesso dell’atterraggio oppure ci saranno componenti in meno? Cosa succede se il vento gira? Alcuni ormeggi sono facili da occupare ma potrebbero essere difficili da lasciare al momento opportuno.

 Ormeggio di prua

02. Ormeggio di poppa o di prua?

È meglio ormeggiare in banchina di poppa o di prua? La prima soluzione con la poppa rivolta verso la banchina è certamente di quella più diffusa. Una scelta giustificata dal fatto che è più facile sistemare una passerella a poppa per scendere a terra ma anche perché in questo modo la manovra di uscita dall’ormeggio è più pratica. In presenza di condizioni meteorologiche avverse tuttavia si possono avere serie difficoltà a effettuare la manovra a marcia indietro e scegliere di entrare con la prua è più sicuro. Tale manovra proprio per la sua semplicità è spesso utilizzata anche in caso di equipaggio ridotto o dai solitari. In questo caso è più difficile uscire ma l’abbandono degli ormeggi può sempre essere programmato per tempo in presenza di buone condizioni meteo.

Corpo morto

03. Corpo morto, una sicurezza

Il corpo morto è una grande comodità per l’ormeggio. Consente di non dare fondo all’ancora e di trattenere comunque lo scafo in modo sicuro. In genere è costituito da blocchi di cemento o catenarie ancorate al fondale ai quali sono collegati dei cavi, le cosiddette “trappe”, tratte da fissare sulla barca. Nei marina in genere è collegato a una sagola assicurata in banchina. È importante evitare di incattivare questo cavo con l’elica del motore ma anche recuperare la trappa e fissarla al più presto allo scafo, soprattutto in presenza di vento forte. La parte finale della trappa può essere contrassegnata da una fascetta colorata o altro segno di riconoscimento.

Fatto questo, ci si può dedicare con calma a sistemare i cavi regolando al meglio la tensione della trappa per mantenere una corretta distanza di sicurezza dello scafo alla banchina. Poiché perennemente immersa nell’acqua dei marina la trappa del corpo morto è sempre sudicia per cui è bene munirsi di guanti prima di recuperarla e fare attenzione nel maneggiarla a non farsi male e a non sporcare la barca.

Traversini

04. Spring e traversini, una sicurezza in più

La sicurezza della barca in porto è affidata a cime e cavi. Una volta ormeggiata, dovrebbe essere protetta con ogni vento. Nell’ormeggio più frequente nei porti turistici, con la poppa al pontile, il ruolo più importante lo svolgono il cavo di prua e i due di poppa. Regola vuole che questi debbano essere il più possibile tesati e semmai affiancati da altri cavi di sostegno. I traversini sono invece quei cavi che nell’ormeggio di fianco si posizionano dal traverso della barca al molo. Nell’ormeggio di poppa il traversino a terra si può mettere solo verso il pontile mentre davanti è possibile portarlo sulla prua della barca accanto, naturalmente col consenso del vicino armatore. Gli spring sono infine i cavi che si danno volta a prua o a poppa verso terra incrociati in modo che sostengano le spinte in senso longitudinale. Nell’ormeggio di poppa anche in questo caso il cavo da poppa dovrebbe andare verso la prua della barca accanto. Con questa configurazione e l’utilizzo di buoni cavi l’ormeggio dovrebbe essere a prova di ogni vento.

Nodi

05. Nodi utili all’ormeggio

Come nella maggior parte delle manovre che a bordo coinvolgono cavi e cime anche per l’ormeggio è importante conoscere i nodi. Eseguirli in maniera corretta è garanzia di sicurezza per la propria e le altre imbarcazioni. Vediamo quelli più utilizzati. Il nodo parlato è senz’altro tra questi. Viene infatti usato per fissare i parabordi alla battagliola. È formato da due mezzi colli appaiati e incrociati in modo che la cima in tensione e il suo capo rimangono inerti ai mezzi colli, così da auto serrarsi. Utile anche il nodo di galloccia con il quale si fissa dando volta a una galloccia la cima assicurata al molo o al corpo morto. Il nodo più usato per legare i cavi su una bitta o un anello è sempre la gassa d’amante, anche se con la cima in tensione può creare qualche difficoltà nello scioglimento. Un cenno va fatto per i passacavi: bisogna sempre utilizzarli per non rovinare cime e barca. A bordo solitamente ci sono quelli aperti, fate attenzione: non è raro che le cime, anche se in tensione, a causa dei movimenti dello scafo fuoriescano pregiudicando la tenuta dell’ormeggio e la sicurezza della barca.

 Passerella

06. Passerella, buona amica

Il piede marino occorre anche nel salire e scendere dalla barca. Una buona passerella e la sua corretta installazione sono quindi fondamentali. Assi traballanti, bagnate, lisce e sdrucciolevoli, sono sempre un rischio. Attenzione anche alle banchine troppo alte che costringono a superare pendenze molto ripide. Pericolosa soprattutto per le passerelle mobili è anche la risacca che ne può causare la caduta in acqua.

07. Bandiera nazionale

La bandiera nazionale deve essere pulita e in ordine. Le barche a vela in genere la mostrano sul paterazzo. In porto può anche essere avvolta per non logorarla, anche se l’etichetta prevede che sia esposta dalle ore 8 del mattino al tramonto. La bandiera di cortesia del Paese ospitante va alzata sulla crocetta di dritta: attenzione che sia nel verso giusto!

Corrente in banchina

08 Rifornimenti di acqua e corrente

Arrivare con la barca in un porto attrezzato consente di accedere a risorse utili come l’acqua e la corrente elettrica. Meglio quindi essere pronti per usufruirne in ogni luogo. La manichetta dell’acqua deve essere sempre presente in barca: va bene usare un tubo di gomma da giardino da 18 mm dotato di una rete di rinforzo interno di poliestere e che sia protetta dai raggi Uv. Una manichetta di circa di 15 metri è sufficiente. Un problema possono essere gli attacchi della manichetta al terminale della colonnina che sono diversi: meglio premunirsi con una serie di riduttori da 3/8, 1/2 e 3/4 di pollice  con attacco a scatto. È bene evitare di appropriarsi dei rubinetti dell’acqua di uso comune: una volta effettuato il carico, meglio staccare la manichetta cogliendola in modo ordinato. Le stesse precauzioni valgono anche per il cavo della corrente. Le prese in banchina in genere sono del tipo stagno a tre poli da 30 Ampère a 220 volt. Il cavo deve essere resistente, meglio se con i contatti in ottone argentato e doppia guaina di copertura che resiste agli urti, alla corrosione e all’acqua marina. Anche qui un cavo di 15 metri di lunghezza è sufficiente. Ricordarsi infine di staccare tutto prima di salpare!

Etichetta marinara

09. Etichetta da banchina

Sapere comandare un’imbarcazione significa conoscere regole e principi che non riguardano solo nozioni teoriche e tecniche di manovra. Ma anche consuetudini, spirito marinaresco e un pizzico di etichetta, da rispettare anche quando si sosta in spazi ristretti e affollati come quelli di un porto. Da evitare quindi già durante la manovra di ormeggio urla ed agitazione sia da parte dello skipper che dei membri dell’equipaggio. Se viceversa si è già in banchina nei pressi di una barca che si sta accingendo ad accostare è utile offrirsi di raccogliere le cime per dargli volta secondo le indicazioni dello skipper. Il compito di recuperare l’imbando e tonneggiarsi invece è sempre dell’equipaggio. Ogni posto barca ha diversi anelli e punti fissi dove dare volta le cime, ma se capita di doversi servire di una bitta in comune, ricordarsi di incappellare la propria sotto alle altre per evitare di schiacciarle.

Passare sopra le altre barche per sbarcare a terra è sempre antipatico, ma se è necessario va sempre chiesto il permesso di salire a bordo. Sulle altre barche si cammina senza scarpe e possibilmente con passo leggero, è vietato inoltre toccare o modificare la linea di ormeggio delle barche vicine a meno che non ci sia una reale situazione di pericolo per lo scafo. Di notte stare in pozzetto a chiacchiere sotto le stelle è uno dei piaceri della vela, ma sarebbe bene evitare di parlare a voce alta o schiamazzare disturbando i vicini. Poco gradevoli anche le drizze che battono senza tregua sull’albero, per cui in caso di vento andrebbero silenziate.

Coperta in ordine

10. Barca sempre in ordine

Quando si lascia la barca all’ormeggio, non importa se per poco tempo, bisogna usare tutte le accortezze affinché sia garantita l’incolumità del nostro scafo e di quelli altrui. Soprattutto occorre essere previdenti e giocare di anticipo se le condizioni meteo marine che cambiando potrebbero compromettere l’efficienza dell’ormeggio. Da qui una serie di controlli alle cime ai cavi che trattengono la barca alla banchina e al corpo morto considerando l’azione di corrente, risacca, venti e maree. Aggiungere eventualmente una o più cime d’ormeggio può essere una precauzione utile. Se il tempo peggiora infatti bisogna poter contare sulla completa autonomia della barca considerando che il personale del porto non può controllarle e salvarle tutte. Se si prevede forte risacca per esempio occorre fissare le cime d’ormeggio in modo che lo scafo possa assecondare il movimento del mare senza strattonamenti che potrebbero compromettere la resistenza dei cavi. Si possono usare anche apposite molle in grado di assorbire gli strappi. In caso si sia affiancati ad altre barche inoltre è meglio verificare la tenuta delle stesse e che gli alberi siano ben distanziati per evitare il rischio che possano urtarsi.

Anche la coperta deve essere lasciata il più possibile sgombra con le scotte e drizze in ordine. Per evitare rumori molesti quest’ultime possono essere spostate al pulpito di prua o comunque distanti per non sbattere se si alza il vento. Infine le vele: meglio toglierle e riporle sotto coperta per proteggerle dagli agenti atmosferici. Il genoa può essere anche lasciato rollato se ha un’adeguata protezione accertandosi che la bugna non sia libera e cominci a sbattere al vento con il rischio di aprirsi ulteriormente e rovinarsi.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

6 Comments
  1. Interessanti i vari consigli . Ma se mi posso permettere.dall’esperienza sia mia e di tantissimi altri in porti come quello di Riva di Traiano tenere le cime d’ormeggio , dalla barca alla banchina molto tese , in caso di forti risacche farebbe , sbattere
    la barca contro il pontile , o addirittura strappare le bitte . Mentre invece lasciando lasche le cime in banchina la barca potrebbe senza problemi dondolare tranquillamente senza strappi . Importante che la drappa del corpo morto sia ben sistemata alla barca . Distinti saluti Romano

  2. l’articolo è interessante ma la traduzione è pessima a tal punto che talvolta risulti persino difficile comprenderne il senso sopperita dalla fantasia di chi legge

  3. Buona sera Vi chiedo quale distanza devono avere i pontili per ormeggiare barche di 11 metri, il corridoi di navigazione quanto deve essere è se c è una legge per i porticcioli grazie saluti

  4. Buona sera,
    Vi chiedo quale è la distanza (canale di navigazione) tra due pontili con ormeggio prua/prua.
    Grazie saluti

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