Sono sempre più numerosi i praticanti dell’apnea sia per sperimentare il piacere dell’immersione pura che per dedicarsi alla pesca sportiva. Un’attività ricreativa a contatto con il mare e la natura dei fondali che va praticata con coscienza e rispetto delle norme di sicurezza.

Gli appassionati di apnea affermano che non c’è uno sport più bello. Quello che è certo è che negli ultimi anni un numero sempre maggiore di persone, sia uomini che donne, si è avvicinato a questa disciplina sia per praticare la pesca che per il piacere dell’immersione . Nonostante questa larga diffusione, la pratica dell’apnea rimane un’attività a rischio, non solo per i pericoli intrinseci delle immersioni, ma anche per il traffico marittimo, la normativa italiana che su alcuni punti rimane approssimativa e per una certa incoscienza di chi va per mare.

Vediamo allora quali sono le norme di sicurezza da seguire per chi vuole dedicarsi all’apnea e in generale alla pesca senza bombole.

Sempre meglio frequentare un corso

La regola fondamentale è mai improvvisarsi subacquei. In Italia non è obbligatorio frequentare corsi specifici, ma è altamente consigliato partecipare un percorso didattico di apnea quando si comincia a fare sul serio. Le lezioni servono non solo a padroneggiare le varie tecniche di respirazione profonda, ma anche a evidenziare i pericoli in cui è possibile incorrere e sapere come evitarli. Purtroppo per chi pratica questa disciplina le insidie non derivano solo dalle immersioni, dagli eventuali malori o dalle proprie imprudenze. A mettere i praticanti in situazioni critiche possono essere le imbarcazioni e il comportamento scellerato dei loro equipaggi.

Mai immergersi da soli

Gli accessori di chi pratica l’apnea, come la cima della boa di segnalazione o il coltello, devono essere posizionati in modo da non diventare facili appigli: bisogna cercare infatti di avere addosso la minore quantità possibile di oggetti che possano impigliarsi sul fondo mettendoci in serio pericolo. I praticanti di apnea con una lunga esperienza alle spalle in genere s’immergono anche in solitario e senza il supporto di un’imbarcazione di appoggio. Del resto questi comportamenti non sono affatto vietati dalla legge. Si è liberi di scegliere a questo proposito se uscire in compagnia o affidarsi alla presenza di una barca di supporto per l’uscita. I principianti tuttavia dovrebbero assolutamente evitare di fare uscite in solitaria.

Le prime volte è sempre meglio avere a fianco un altro appassionato, possibilmente più esperto e pronto ad attivarsi in caso di necessità. Sarebbe poi utile, a prescindere dalla propria esperienza, anche la partecipazione a lezioni di primo soccorso in mare, proprio per aiutare colleghi in difficoltà.

Visibilità in acqua: sempre con la boa di segnalazione

Anche se poche, tuttavia una serie di norme per la pratica dell’apnea ci sono e vanno assolutamente rispettate. Una di queste è che l’apneista in immersione ha l’obbligo di segnalare la propria presenza in acqua mediante un galleggiante dotato di una bandiera rossa con una striscia diagonale bianca, avvistabile ad almeno 300 metri distanza. Se l’apneista è accompagnato da un mezzo di appoggio, la bandiera deve essere issata su questo e non sulla boa.

Altra regola improntata alla sicurezza è quella che prevede che di notte non è possibile praticare immersioni. L’esercizio della pesca subacquea è consentito infatti unicamente dall’alba al tramonto. Il fucile in dotazione al subacqueo peraltro può essere armato solo in immersione e c’è il divieto assoluto di attraversare le zone frequentate dai bagnanti con il fucile carico. Infine, sempre riguardo l’arma, è proibito cedere o affidare un fucile, anche scarico, a ragazzi con meno di 16 anni.

Distanza dalla costa e rischio incidenti

Altro fattore regolamentato è la distanza dalla costa. I sub devono posizionarsi ad almeno 500 metri dalle spiagge frequentate dai bagnanti. Anche in prossimità dei moli esterni dei porti dove è consentita la loro presenza, devono comunque rimanere a 50 o 100 metri di distanza.

La stessa norma sulla distanza dalla costa riguarda le imbarcazioni che devono rimanere al largo distanti almeno 500 metri dalle rocce e 1.000 metri dalle spiagge. Spesso tuttavia i diportisti non rispettano tale norma e a volte le stesse capitanerie di porto locali derogano alla norma generale ed emettono ordinanze che abbassano questo limite fino a 300-200 metri. In questi casi coloro che si vanno ad immergere in apnea partendo da terra devono attraversare un braccio di mare pieno di mezzi nautici. Un rischio enorme che piuttosto frequentemente è causa di incidenti, anche gravi. Se durante un’immersione c’è il rischio di avvicinamento di una imbarcazione, cercare di farsi notare il più possibile anche se si è a ridosso della boa, sotto i 50 metri previsti: alzare le mani, sbracciarsi e gridare.

Oltre alla possibilità di incrociare imbarcazioni, nonché gli ancora più pericolosi acquascooter, anche la velocità delle stesse può essere un problema per chi si immerge. Fino a 1.000 metri dalla riva per le unità da diporto il limite è di 10 nodi. Anche questa una regola non sempre rispettata alla lettera.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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