Il winch: guida pratica per utilizzarlo al meglio

Nonostante la sua importanza strategica a bordo non sempre i velisti dedicano sufficiente attenzione al winch. Ecco allora una guida completa su come utilizzarlo in maniera efficiente e in completa sicurezza.

Il winch è un accessorio fondamentale per manovrare un cabinato a vela. A bordo serve a moltiplicare la forza di tiro esercitata su qualsiasi scotta o cima che offra una certa resistenza. Lo si usa per qualsiasi manovra corrente, ossia per tutto ciò che serve per issare e tesare le vele (drizze, scotte, amantigli, etc.). L’importanza crescente di questo prezioso componente di bordo deriva anche dalla nuova filosofia dell’andare a vela. I piani velici moderni infatti prevedono una superficie velica non molto ampia, ma molto potente. L’obiettivo è quello di creare la massima efficienza e la minore complessità rispetto all’approccio velico tradizionale, quindi avere a bordo un numero maggiore di vele, anche se di dimensioni più contenute. I piani velici attuali concentrano quindi le forze in misura tale che il winch è l’unica via praticabile per poter regolare e gestire questo tipo di vele.

Oggi la tendenza è di avere in coperta pochi winch ma ben dimensionati e potenti. In un’attrezzatura standard in genere ci sono due winch dedicati a drizze e amantigli, i due

 

verricelli più potenti con self tailing per il genoa e altri due per spinnaker, randa ed eventuali sartie volanti. La riduzione del numero dei winch in coperta è anche merito dell’utilizzo di stopper che permettono di bloccare scotte e cime.

 Layout winch

Il winch: una leva antica, oggi con le “marce”

Ispiarato all’argano, solo alla fine dell’800 il winch ha assunto la fisionomia attuale, ossia un cilindro di dimensioni contenute e ad asse verticale. Nonostante la sua importanza strategica però non sempre a questo componente di manovra è dedicata sufficiente attenzione da parte dei velisti. Da qui derivano una serie di errori frequenti da chi è addetto all’uso di questo accessorio, un ruolo che sulle barche da regata in genere è svolto dal grinder in collaborazione col tailer (colui che regola le scotte), anche se spesso su cabinati di piccole dimensioni le due figure coincidono. Cerchiamo allora di chiarire come far lavorare al meglio questo prezioso compagno del velista.

Il verricello da vela è un argano, cioè una leva semplice che ha la capacità di demoltiplicare lo sforzo nella trazione di un carico. La maniglia del winch non è altro che il braccio di leva, l’asse del tamburo è il fulcro, mentre il carico viene applicato alla superficie esterna della campana. Teoricamente la potenza di un winch senza ingranaggi si può calcolare dividendo la lunghezza della maniglia per il raggio della campana, ma gli attuali verricelli per ottenere un vantaggio meccanico utilizzano ormai un sistema di demoltiplica con ingranaggi interni.

Questo consente di avere tamburi a due o più velocità, la prima diretta (un giro di tamburo per ogni giro di manovella) e le altre ridotte e più potenti. Come funziona? L’ingranaggio interno dei winch a due o tre velocità allunga o accorcia il braccio di leva in modo da poter cazzare velocemente quando il carico è basso, per poi cambiare “marcia” per ottenere una leva maggiore quando il carico aumenta.

Colli winch

Uso efficace: quanti colli sul tamburo e angolazione corretta

La potenza del winch va scelta in funzione dell’attrezzatura ed è sempre indicata dal costruttore. Nota la potenza, un sistema empirico per stimare la forza massima esercitata dal verricello consiste nel moltiplicare il valore per 20, quindi da un modello con potenza 40 si otterrà all’incirca una forza massima di 800 chilogrammi. Il winch va usato effettuando dei colli con la cima intorno al tamburo in senso orario: con poco vento sono sufficienti uno o due colli per avere una presa adeguata, mentre 3 è il numero standard e 4 colli sono il massimo da eseguire con molto vento se le dimensioni del tamburo lo consentono e non si rischia di accavallare le spire. Girando la cima intorno al tamburo bisogna sempre controllare che sia sufficientemente tesa e che i colli si dispongano uno sopra l’altro senza accavallarsi.

La scotta deve arrivare al winch con una corretta angolazione che è di circa 95-100 gradi con l’asse delle winch e con un’inclinazione tra i 2 e i 10 gradi rispetto alla base, altrimenti i colli tendono a sovrapporsi. Se la manovra non arriva al verricello con il giusto angolo, si può ricorrere a bozzelli oppure ai cosiddetti “organizer” per ottimizzarne il rinvio.

Self tailing winch

I vantaggi del self tailing

Attualmente la maggior parte dei winch sono self tailing, ovvero con una doppia ganascia dentata superiore mobile che trattiene la cima e permette di cazzarla da soli e bloccarla, come fosse una galloccia. Il self tailing è comodo, ma con molto vento è meglio non farlo lavorare con alti carichi: tre colli sul tamburo diminuiranno la tensione sulle ganasce. La staffa del self tailing da cui esce la scotta deve essere orientata in modo che quest’ultima cada nel pozzetto.

Il winch in generale va maneggiato con attenzione poiché le tensioni in gioco sulle scotte o sulle drizze possono essere piuttosto elevate: un genoa di 51 metri quadrati, per esempio, con 25 nodi di vento sviluppa sul punto di scotta un carico di oltre 650 kg. Una delle raccomandazioni prevede di cazzare tenendo le mani lontane dal corpo in modo da dare massima potenza al movimento, lavorando alternativamente prima con un braccio, poi con l’altro. In termini di sicurezza, è anche bene ricordare che le mani vanno tenute lontane anche dal winch, nel caso un carico improvviso facesse slittare i giri della scotta sulla campana.

Si effettua ogni manovra tenendo sempre sotto controllo sia quello che accade sul tamburo sia gli effetti provocati sulla vela o altre parti delle attrezzatura: mai quindi cazzare con la schiena rivolta alla prua. Durante la manovra le ginocchia devono essere protette, la schiena dritta e se c’è vento sostenuto è sempre meglio indossare i guanti.

Uso winch

Ogni manovra ha la sua tecnica d’uso

La tecnica cambia secondo la manovra. Nella prima fase della virata per esempio per recuperare l’imbando della scotta occorre grande velocità e poca potenza. Il winch può quindi essere usato senza la maniglia che sarebbe d’intralcio e con uno o due colli sul tamburo. Per diminuire l’attrito, la scotta si può recuperare a bracciate con entrambe le mani, quindi si esegue un ulteriore collo attorno al tamburo e s’infila la maniglia e si cazza l’ultimo tratto usando la prima velocità. La regolazione finale avviene poi con la scotta inserita nel self tailing usando la seconda velocità ed entrambe le mani.

Naturalmente la manovra cambia molto se si esegue con 10 o 25 nodi di vento. Nel secondo caso è bene iniziare il recupero con tre colli sul tamburo per avere una maggiore tenuta della cima, quindi bloccare subito sul self tailing la scotta e cazzare a ferro con entrambe le mani.

Anche lascare la scotta richiede attenzione. Se ci si prepara a una virata per esempio la maniglia deve essere tolta in tempo per facilitare il rapido svolgimento della cima ed evitare appigli. Se si effettuano piccole regolazioni invece bisogna avere cura che ci siano sufficienti colli per trattenere la scotta con una mano, mentre l’altra appoggiata con il palmo intorno al tamburo accompagna lo scorrimento dei colli. In questo caso la maniglia deve essere al suo posto per poter cazzare di nuovo se occorre.

Maniglia winch

Maniglia e incremento delle prestazioni

Il vantaggio meccanico o il rapporto di potenza di un verricello oltre che negli ingranaggi è in funzione anche della grandezza della maniglia: maggiore è la sua lunghezza, più elevato sarà il rendimento meccanico a scapito però della velocità d’azione perché si impiega più tempo per effettuare un giro completo. Una maniglia da 30 cm consente di esercitare il 20% di potenza in più rispetto a una di 25 cm considerata una lunghezza standard. Un incremento di prestazione che può essere utile per i winch primari dedicati alle scotte. Se è necessaria invece maggiore velocità e minore potenza come per rinuncia delle drizze (secondari) meglio una maniglia più corta, per esempio da 20 cm.

Le maniglie sono in genere di bronzo cromato, alluminio o carbonio e possono avere uno o due impugnature. In quest’ultimo caso si manovra con più potenza, però la maggiore altezza rende più probabile che s’impigli qualcosa (cerata, vestiti, cime, etc.). Un buon compromesso è la maniglia con un pomo rotante sopra l’impugnatura che consente di esercitare forza anche in pressione e occupa poco spazio. Le maniglie del winch possono avere un sistema di blocco con quadrato mobile di metallo alle estremità dell’innesto oppure essere libere. In quest’ultimo caso è più rapido inserirle e toglierle dal winch, ma anche perderle fuoribordo, meglio quindi la versione che si blocca avendo comunque l’accortezza quando non si usano di riporle nelle custodie e non lasciarne sulle sedute in pozzetto.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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