Tra i protagonisti di Waterworld, film di fantascienza del 1995 diretto da Kevin Reynolds e interpretato da Kevin Costner, c’è un trimarano a bordo del quale il protagonista sopravvive in mare nel mondo apocalittico e sommerso dagli oceani. Ecco come è nata questa icona del cinema.

Gli appassionati di mare e barche a vela ricordano certamente Waterworld, celebre film di fantascienza del 1995 diretto da Kevin Reynolds, interpretato e coprodotto da Kevin Costner. La storia della pellicola, all’epoca la più costosa mai prodotta, è ambientata in un futuro post apocalittico e si basa sulle avventure di un cosiddetto “mutante”, mezzo uomo e mezzo pesce, in cerca degli ultimi lembi di terra in un mondo completamente sommerso dalle acque per via dello scioglimento delle calotte polari. Per muoversi in oceano, il protagonista Kostner utilizza una barca a vela che è entrata nella storia del cinema come icona di velocità, efficienza e sopravvivenza in mare.

Serviva una barca unica ed eccezionale

Alla creazione di questa barca leggendaria, che è a tutti gli effetti uno dei protagonisti del film, ha contribuito soprattutto Steve Burg, artista concettuale e autore dello storyboard della pellicola. In collaborazione con l’attore Kevin Costner e il produttore Charles Gordon, il primo compito di Burg è stato quello di inventare una sorta di “barca da eroe” per il personaggio principale. “Non sapevo nulla di barche – racconta Burg – quindi la prima cosa che ho fatto è stata la ricerca. Volevamo un’imbarcazione davvero unica e all’inizio abbiamo discusso sulla possibilità di costruirne una ad hoc. Pensavamo a un catamarano che è una barca a vela che ha due scafi paralleli. Nel corso della mia ricerca, tuttavia, a un certo punto sono stato incuriosito dai trimarani perché avevano possibilità e prestazioni molto più interessanti. La prima cosa che feci fu quindi disegnare un trimarano e un catamarano, entrambi con lo stesso allestimento e chiesi in giro cosa ne pensassero. Tutti concordarono sul fatto che il trimarano fosse molto più intrigante. Il giudizio era sia estetico che pratico: oltre a essere visivamente accattivante, il trimarano offriva infatti anche il design più stabile per le riprese”.

Un rifugio e un mezzo di trasporto e sopravvivenza

Fin dall’inizio si sapeva che l’eroe di Waterworld era un solitario che viveva un’esistenza completamente autosufficiente sulla sua imbarcazione unica e altamente personalizzata. “L’idea per la barca si ispirava a un altro film, The Swiss Family Robinson – spiega Burg – un sistema di contrappesi a bordo avrebbe per esempio fatto volare l’eroe in cima all’albero, le gru e le piattaforme montate su più stazioni di controllo permettevano a Kostner ogni possibile manovra in solitario. Un primo rendering concettuale mostrava una barca così piena accessori che era quasi irriconoscibile. Le impalcature correvano verso l’alto, con piante, sistemate in contenitori, che crescevano dappertutto. Una piccola casa, che ricordava una capanna di foglie, era eretta sul ponte. Insomma era la visione di un’esistenza basata sull’invenzione e la creatività.

Un trimarano oceanico da record

Mentre faceva ricerche, Burg aveva sfogliato una rivista di vela e si era imbattuto in una barca da regata realizzata dal cantiere francese Jeanneau. Era il celebre Pierre 1er, un trimarano di 18,28 metri al comando del quale la navigatrice francese Florence Arthaud vinse la Route du Rhum nel 1990. “Sembrava possibile ottenere una barca contemporanea che offrisse la tecnologia più avanzata fornendo al contempo una base adeguata per le modifiche richieste nella sceneggiatura – racconta Burg – oltre a ciò, lo scenografo Dennis Gassner e tutti gli altri erano d’accordo sul fatto che il trimarano dovesse apparire assolutamente straordinario. Destinato alle regate oceaniche, il trimarano di Jeanneau era allo stesso tempo potente ed esotico”. Non appena i cineasti videro la barca in azione, ne rimasero affascinati. Inoltre, gli stessi dirigenti di Jeanneau erano altrettanto incuriositi dal progetto di Waterworld e accettarono di collaborare alla progettazione e alla costruzione del trimarano. Era chiaro che il trimarano di Jeanneau era l’eroe perfetto.

Tanti gadget a bordo per difendersi

Burg aveva precedentemente lavorato su progetti dall’aspetto futuristico ma invecchiati, quindi adottò lo stesso concept anche per la nuova barca. Invece del precedente concetto di chiatta fluviale, prese corpo l’idea di una barca che poteva trasformarsi da una modalità di pesca a strascico e da lavoro a una elegante e potente mezzo di fuga. Kevin Kostener, nel personaggio dell’eroe, aveva bisogno di una barca che potesse essere gestita da una sola persona e perfettamente equipaggiata per gestire tale trasformazione. La logica era che il marinaio aveva trascorso una vita su questa barca e l’aveva personalizzata per soddisfare ogni possibile esigenza.

Era dotata per esempio di elementi essenziali come un purificatore di urina, una pistola arpione e altre armi, insieme a vari altri gadget che includevano una pistola per colla a caldo ad energia solare da utilizzare per ogni sorta di riparazione. Il pezzo forte però era un mulino a vento simile a un frullino per le uova che il navigatore utilizza per armare il rig e issare le vele a tutta velocità. Insomma la barca era una casa, un mezzo di trasporto e di sopravvivenza perfetto in ogni sua parte. Al primo segnale di pericolo, il marinaio poteva trasformare istantaneamente questa casa galleggiante in un’imbarcazione da corsa. Burg disegnò tutto per allestire il trimarano francese che sarebbe stato modificato per adattarsi alla realtà di Waterworld.

Alla fine per il film vennero usati due trimarani: quello originale del cantiere francese che era la copia esatta del Pierre 1er appositamente configurata per le riprese in mare e un’altra copia allestita esclusivamente per girare le scene della sua trasformazione da casa galleggiante a barca a vela ad alte prestazioni. Così nacque il trimarano di Waterworld, una barca che ancora oggi è nel cuore di tanti velisti e appassionati di cinema.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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