Il “mal di terra” esiste e può essere un problema serio

Gli stessi effetti del mal di mare, nausea, vertigini, senso di squilibrio, possono manifestarsi anche una volta scesi a terra, magari dopo qualche giorno di crociera. Per la maggior parte delle persone è un malessere temporaneo che passa da solo, ma in alcuni soggetti è una vera e propria malattia.

A chiunque sale in barca per la prima volta ma anche a chi trascorre a bordo molti giorni senza interruzione, per esempio durante una crociera, può capitare una volta scesi a terra di continuare a sentirsi ancora in mare. Si ondeggia, si hanno vertigini, si sente mancare il terreno sotto i piedi, si ha una generale sensazione di disorientamento. Comunemente si chiama “mal di terra” e si verifica spesso in chi fa uscite in barca, crociere a vela, passeggiate in gommone e giri in motoscafo.

Di solito è un malessere temporaneo che si risolve in poche ore o al massimo un paio di giorni. Può aiutare oltre che fare movimento passivo, come per esempio andare in macchina, anche eseguire degli esercizi di respirazione, con una lenta e lunga fase espiratoria seguita da breve e lunga inspirazione.

Un mal di mare al contrario: stessi effetti

Perché viene? Il mal di terra è una sorta di mal di mare al contrario. È noto come le uscite per mare implicano per il nostro organismo sollecitazioni e adeguamenti a leggi fisiche che in acqua funzionano diversamente che a terra. Complici il movimento del mare e le oscillazioni della barca, alcune persone cominciano a soffrire il mal di mare, anche questo un disagio temporaneo che però in alcuni soggetti sensibili può protrarsi per molto tempo e a volte anche costringere allo sbarco forzato. Ebbene gli stessi soggetti una volta scesi a terra possono accusare il mal di terra. Bastano anche solo tre giorni di navigazione e una volta tornati sulla terraferma si avvertono vertigini, stanchezza, inappetenza, nausea e vomito. Per qualche giorno o addirittura per qualche settimana. E questo perché gli stimoli ai quali veniamo sottoposti mentre siamo in mare sono davvero tanti, diversi tra loro e piuttosto irregolari.

Pensiamo al rollio, al beccheggio e ai cambi di velocità che ingannano il sistema nervoso che non riesce a gestire in tempo utile tutti gli stimoli e a mettere in atto i meccanismi di compensazione adeguati. Così, quando si scende a terra, il cervello è ancora alle prese con queste sollecitazioni e ci mette del tempo per adattarsi nuovamente alla nuova situazione. È come se le onde ci restassero chiuse dentro e non se ne volessero andare.

Continuare a sentirsi in mare anche sulla terraferma

Per alcune persone tuttavia il mal di terra non è affatto un malessere transitorio, ma una vera e propria sindrome permanente il cui nome scientifico è “mal de débarquement” (MdDS), ossia sindrome da sbarco. I sintomi sono sempre quelli: una sensazione di squilibrio o dondolio, spesso sia “sentita” che “vista” dal paziente, che si verifica dopo l’esposizione al movimento, più comunemente dopo una crociera sul mare, anche se può essere innescata da altre forme di viaggio, come per esempio viaggi in aereo. In pratica dopo lo sbarco dalla barca, i viaggiatori possono continuare a “sentirsi in mare” e non essere in grado di riabituarsi alla terraferma, un disagio che può persistere per molte settimane, mesi o addirittura anni. I sintomi non scompaiono mai, né possono essere alleviati con i comuni antiemetici. “È come cercare di camminare costantemente su un materasso o un trampolino”: così i pazienti descrivono la sensazione, che di solito è più pronunciata quando il paziente è seduto o inattivo.

Per molte persone con MdDS, la terribile confusione mentale che può accompagnare la malattia è una delle sfide quotidiane più grandi: si arriva a confondere le parole, dimenticare le cose o perdersi in luoghi familiari. La sindrome da sbarco è una malattia rara e nel mondo ci sono associazioni dedicate, come per esempio la britannica Action for MdDS UK fondata da Polly Moyer. Il loro obiettivo principale è quello di informare i pazienti, assisterli con terapie anche psicologiche e assicurare che i protocolli di trattamento sviluppati nel mondo siano sempre più disponibili e diffusi.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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