Così come hanno segnato l’evoluzione della navigazione a vela, i traffici commerciali marittimi e le grandi esplorazioni del pianeta, i venti degli oceani sono ancora oggi il principale motore di chi si avventura intorno al mondo a bordo di una barca a vela. Vediamo quali sono questi venti che soffiano in oceano a secondo della latitudine.

Partire dalle nostre coste per oltrepassare Gibilterra e attraversare gli oceani. Ogni velista italiano ha certamente sognato di varcare i confini del Mediterraneo almeno una volta nella vita. Oggi come ieri la navigazione in oceano impone uno studio scrupoloso della meteorologia generale per la zona interessata e per il periodo specifico dell’anno scelto. Occorre procurarsi i bollettini meteo aggiornati e affidabili sfruttando tutti gli strumenti possibili a seconda del budget e dei mezzi presenti a bordo: radio, Inmarsat, telefax, internet, mail, telefono satellitare.

Certo è che il motore di questi viaggi sarà sempre lo stesso, ossia il vento. Ma quali sono i venti che soffiano negli oceani? I venti oceanici sono prodotti dalle differenze di temperatura tra le diverse aree del pianeta. Partendo dall’Equatore e procedendo verso i poli s’incontrano diverse fasce di venti costanti separate da aree di calma.

Gli Alisei, sicuri come un “sentiero”

I venti Alisei sono il motore della navigazione a vela oceanica. Sono presenti in tutti gli oceani in due fasce, una a Nord e una a Sud dell’Equatore con l’unica eccezione dell’Indiano dove sono solo a Sud. Nell’emisfero Nord soffiano da Nord Est tra i 7 gradi Nord e i 25-30 Nord. Nell’emisfero meridionale soffiano da Sud Est sempre più o meno tra i 5 e 28 gradi Sud. Gli Alisei sono i venti ideali per la navigazione a vela perché caldi e asciutti e quindi poco propensi a creare temporali e instabilità. Con una intensità media di 15 nodi sono abbastanza forti da far viaggiare le barche al massimo della velocità ma non così forti da costringere a ridurre le vele e a stare comodi. Gli Alisei sono regolari e stabili e soffiano tutto l’anno con una costanza che in molti casi supera il 95 per cento.

Il loro nome in inglese è trade winds, ossia “venti del commercio” perché grazie alla loro affidabilità si sviluppò il commercio via mare. In realtà secondo un’altra teoria l’origine del nome non si deve alla parola “commercio”. Trade deriva dalla forma antica tread che significava “sentiero”. Ciò si riferiva appunto al fatto che questi venti soffiano sempre secondo una direzione ben precisa, quasi a tracciare un sentiero o percorso nel mare che era facile da seguire per le imbarcazioni a vela del tempo.

Le calme equatoriali, incubo dei velieri

Le calme equatoriali sono le aree di bassa pressione che si interpone tra gli Alisei dell’emisfero Nord e quelli dell’emisfero Sud. L’area delle calme, più o meno a cavallo dell’Equatore, è caratterizzata da temperature torride, umidità, temporali, venti leggeri e variabili. Un tempo era l’incubo dei velieri che potevano restarvi intrappolati per settimane o mesi, mentre le barche di oggi più leggere e performanti durante il giro del mondo le attraversano due volte: all’inizio del Pacifico, quando si passa dall’emisfero Nord a quello Sud e a metà dell’Indiano in direzione opposta tornando verso l’Europa. La zona delle calma è larga qualche centinaio di miglia e per superarla si impiegano da 2 a 5 giorni.

I venti occidentali per le rotte di ritorno in Europa

Se si esce dalle zone degli Alisei e ci si sposta verso i poli, sia nell’emisfero Nord che in quello Sud dopo una sottile fascia di alta pressione caratterizzata da calma e venti variabili si entra nell’area delle correnti occidentali, i cosiddetti “westerlies”. Quelli dell’emisfero Nord intorno ai 40 gradi Nord consentono le rotte del ritorno sia in Atlantico che in Pacifico, mentre quelli dell’ emisfero posto tra i 40 e i 50 gradi Sud, noti anche come “40 Ruggenti” e “50 Urlanti”, un tempo permettevano il ritorno verso l’Europa dei grandi Clipper a vela. Sono noti e temuti per la forza estrema che possono raggiungere e per i mari pericolosi che sollevano.

I Monsoni, non sempre buoni amici

I Monsoni sono venti presenti solo nell’oceano Indiano settentrionale. Sono venti termici su grandissima scala provocati dal riscaldamento o raffreddamento del subcontinente indiano rispetto all’oceano circostante. Il Monsone invernale soffia da Nord Est, moderato e asciutto e crea le condizioni ideali per chi deve attraversare l’Indiano al rientro dal giro del mondo, mentre il Monsone estivo ha un caratteraccio: soffia da Sud Est, è forte, umido e irregolare, ma è stato grazie all’alternanza di questi due venti che gli arabi hanno imparato a navigare in tutte le direzioni quando ancora in Europa nessuno usciva in barca fuori da Gibilterra.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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