La navigazione a vela espone noi diportisti a una serie di infortuni. Complici i movimenti dello scafo, l’utilizzo errato di alcune manovre, la disattenzione, la perdita di equilibrio possiamo procurarci traumi, lesioni, fratture. Ma quali sono gli incidenti più comuni e soprattutto come si possono prevenire?

Statisticamente, la maggior parte delle lesioni su barche da crociera si verificano in pozzetto perché è la zona dove obiettivamente timoniere ed equipaggio passano la maggior parte del tempo. Sulle barche da regata il luogo più esposto a infortuni è invece la zona di prua. Causa di lesioni sono le brusche accelerazioni o decelerazioni (per esempio in caso di virata, strambata, issata dello spinnaker e scuffia) con sollecitazione di tutte le strutture muscolari, articolari e ossee. Oppure l’urto contro le parti dell’imbarcazione (boma, sartie, manovre ). Indossare sempre un giubbotto di salvataggio è un ottimo deterrente per evitare lividi, traumi e lesioni di vario tipo quando si è a bordo. Scarpe, guanti e pantaloni e giacche con rinforzi nei punti strategici riducono fortemente i rischi di farsi male. Vediamo quali sono le lesioni più comuni a bordo e come prevenirle.

Lividi e fratture al primo posto della classifica

I lividi, ma anche le fratture e le ferite alla testa sono le lesioni più comuni che ci si può procurare quando si naviga a vela e rappresentano circa il 30 per cento degli incidenti a bordo. I movimenti dello scafo che oscilla e che sbanda, in genere fanno inciampare, scivolare e cadere con conseguenze che in alcuni casi possono essere anche gravi. Pensate per esempio a cosa significa mettere un piede in fallo, per esempio in un oblò lasciato aperto sulla coperta. Il vecchio detto marinaresco “una mano per sé e una per la barca” è sempre valido, ma sicuramente anche l’ergonomia delle barche, quella del ponte in particolare, può essere migliorata per ridurre i rischi di farsi male, per esempio collocare delle placche antiscivolo nei luoghi strategici, come attorno all’albero oppure rizzare bene o comunque riporre gli oggetti per non lasciare che siano d’intralcio (il tangone dello spinnaker o il mezzo marinaio) o ancora indossare sempre delle calzature con una suola dal buon grip quando si manovra.

Anche maneggiare in maniera maldestra le cime e le drizze sui verricelli può procurare lesioni alle mani, bruciature, fratture delle dita e lacerazioni. Il meccanismo più comune di lesioni a bordo. Questo tipo di lesione rappresenta circa il 28 per cento degli incidenti a bordo.

Un colpo di boma alla testa vi mette knock out

Essere colpiti da un oggetto è invece la causa di circa il 21 per cento di tutte le lesioni in barca e questa evenienza si verifica più spesso durante virate e strambate, specialmente se non si tratta di manovre pianificate e organizzate al meglio in caso di vento forte. Essere colpiti dal boma alla testa è in assoluto uno degli incidenti in testa alla classifica. Come evitarlo? Attraverso una buona comunicazione tra l’equipaggio, ma anche l’attenzione di ciascun membro dell’equipaggio a cosa gli succede attorno, alle manovre, ai movimenti dello scafo, così come allo stato del mare. Stanchezza, affaticamento, effetto sorpresa e brutto tempo possono contribuire ad abbassare le soglie del’attenzione e l’esposizione a tale incidente. Come prevenzione si può alzare il boma, attrezzarlo con piccole imbottiture in prossimità del pozzetto e con un lavoro ottimale alla scotta della randa. Questo tipo di infortunio si riscontra spesso tra i navigatori inesperti che si trovano nel “posto sbagliato nel momento sbagliato”. Da armatori o skipper assicuratevi sempre di fare un briefing completo a ogni componente dell’equipaggio o ospite, specialmente a quelli che non sono mai salpati o che non navigano spesso.

Un’altra causa comune di lesioni da impatto si verifica quando si avvia un fuoribordo tramite l’apposita cordicella di accensione, con le persone che vengono colpite accidentalmente in faccia o in testa da una gomitata.

Strappi alla schiena mentre si manovra il winch

Un altro tipo di trauma a cui sono esposti i diportisti sono gli strappi alla schiena o sulle articolazioni. Il cattivo uso dei winch in questo caso è il principale accusato. È poi la stessa ergonomia dei verricelli, la loro collocazione sulla coperta sempre in posizione ribassata a costringere i velisti a lavorare in posizioni scomode e in cui ci si espone facilmente a tali traumi. Bisognerebbe ripassare un minimo la tecnica corretta di utilizzo di questo componente abituandosi per esempio a non usare solo braccia e schiena , ma l’intero corpo e in particolare i muscoli delle gambe per fare forza e bilanciarsi. ll winch in generale va maneggiato con attenzione poiché le tensioni in gioco sulle scotte o sulle drizze possono essere piuttosto elevate. Un consiglio è di cazzare tenendo le mani lontane dal corpo in modo da dare massima potenza al movimento, lavorando alternativamente prima con un braccio, poi con l’altro.

Sempre in termini di sicurezza, è bene che le mani siano tenute lontane anche dal winch, nel caso un carico improvviso facesse slittare i giri della scotta sulla campana. Occorre poi effettuare ogni manovra tenendo sempre sotto controllo sia quello che accade sul tamburo sia gli effetti provocati sulla vela o altre parti delle attrezzatura e proteggere le ginocchia, tenere la schiena dritta e se c’è vento sostenuto indossare i guanti.

Occhio ai raggi solari: eritemi e ustioni sono in agguato

Altra lesione frequente tra i diportisti sono le scottature e le ustioni per l’esposizione prolungata ai raggi solari. La protezione solare è l’unica arma veramente efficace contro le scottature. Senza si rischia di essere vittima di un eritema solare o, peggio ancora, di un’ustione vera e propria. Per evitare di incorrere in queste spiacevoli situazioni per i primi giorni a bordo utilizzate una crema ad altissima protezione contro UVA e UVB, evitare di stare al sole tra le 11 e le 16 riparandovi all’ombra di cappottine e tendalini, quando il sole è al massimo e è quindi più pericoloso, applicate la protezione solare più volte al giorno, copritevi con un cappello a tesa larga e una maglietta, anche a maniche lunghe. Nella realtà l’uso della protezione solare tra chi va per mare è piuttosto basso, specialmente tra i diportisti di età pari o inferiore a 30 anni.

 

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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