Salvagenti autogonfiabili, le caratteristiche che fanno la differenza

I giubbotti di salvataggio autogonfiabili sono sempre più diffusi tra i diportisti e altrettanto apprezzati dai regatanti. Scopriamo nei dettagli quali sono le caratteristiche che differenziano i vari modelli disponibili sul mercato.

Il giubbotto di salvataggio autogonfiabile è composto essenzialmente da un involucro esterno che racchiude e protegge il vero e proprio salvagente ovvero la camera gonfiabile.

Per saperne di più: Com’è fatto un salvagente autogonfiabile

La camera di gonfiaggio è il salvagente

Camera-Gonfiaggio-Giubbotto-autogonfiabile

Ogni costruttore disegna la camera gonfiabile nel tentativo di massimizzare ergonomia e performance. L’obiettivo è realizzare salvagenti pratici da indossare, leggeri, resistenti e capaci di offrire il massimo grado di sicurezza, in conformità con la normativa in vigore. Le caratteristiche su cui si concentrano i produttori per rendere questi salvagenti sempre più sicuri sono le seguenti:

Galleggiabilità; è la capacità di mantenere a galla il naufrago nella posizione migliore e il più a lungo possibile.

Velocità di rotazione: è la capacità di ruotare velocemente il corpo del naufrago per mantenerlo nella posizione ideale, a pancia sopra. Questo è generalmente ottenuto grazie ad un’accurata distribuzione dei volumi in modo che l’equilibrio statico venga raggiunto solo quando la persona si trova nella posizione prevista. Salvagenti con un’alta velocità di rotazione tenderanno a raggiungere la posizione corretta in tempi brevi, portando ad esempio la testa del naufrago fuori dall’acqua quando questo si trova a pancia sotto.

Salvagenti-Rotazione-Raddrizzamento

Bordo libero, ovvero la distanza tra la superficie dell’acqua e la bocca del naufrago. Compito dei progettisti è realizzare un salvagente con il più ampio bordo libero per evitare che onde e spruzzi possano impedire la respirazione del naufrago.

Monocamera o multicamera. Quali vantaggi?

All’interno dell’involucro (la parte esterna e visibile del giubbotto autogonfiabile) troviamo dunque la camera gonfiabile, normalmente unica.  Su alcuni prodotti di gamma medio alta però i produttori optano per soluzioni a più camere.

Ma i salvagenti multicamera sono davvero migliori? Giubbotti di salvataggio a 2 o 3 camere consentono design articolati, più libertà nella distribuzione dei volumi e possibilità di ottenere performance migliori. Per chi lo indossa c’è inoltre il vantaggio di poter contare su una seconda o terza riserva di galleggiamento nello sfortunato caso in cui una camera si buchi. Bisogna però osservare che questi eventi sono davvero rari e che per contro, ad ogni camera dovrà corrispondere un sistema di attivazione che renderà il salvagente più ingombrante, pesante e costoso.

Classe di galleggiamento e galleggiamento effettivo

La classe di galleggiamento, obbligatoriamente indicata su ogni salvagente, certifica che il giubbotto possiede tutte le caratteristiche previste dalla normativa Iso per quella specifica classe e dunque può essere utilizzato per le attività previste dalla legge stessa. Un salvagente di classe 100N ad esempio può essere utilizzato per navigazione da diporto entro 6 MM mentre uno da 150N è ritenuto regolamentare per navigazioni a qualsiasi distanza dalla costa. La classe di galleggiamento esprime dunque un valore di riferimento teorico ma non ci dice quanto quello specifico salvagente sia in grado realmente di galleggiare.

La galleggiabiltà effettiva può infatti essere diversa da quella della classe Iso di appartenenza. Nei giubbotti in espanso ad esempio varia a seconda delle taglie e può essere leggermente superiore ma anche inferiore al valore di riferimento. Questo dato non viene ritenuto interessante per l’utente per il quale è sufficiente sapere che ciascuna misura è progettata per garantire il galleggiamento della persona i cui parametri corporei rientrano in quelli indicati. Diverso è il caso dei salvagenti autogonfiabili sempre più sofisticati e performanti, prodotti su cui troviamo spesso indicato anche il galleggiamento effettivo perchè dedicati a una clientela più attenta alle performance. Su questo tipo di dispositivi i produttori si rincorrono per poter offrire le migliori prestazioni e sfoggiano galleggiamenti effettivi sempre più elevati rispetto alla classe di galleggiamento.

Lo Skipper 150N ad esempio, il nostro giubbotto autogonfiabile più venduto, ha una capacità di galleggiamento effettiva di ben 170N.

Classe di galleggiamento più elevata significa più sicurezza?

Attualmente le norme prevedono che un giubbotto di salvataggio di classe 150 N  (tradizionale in espanso o autogonfiabile non fa differenza) sia adatto al salvataggio di una persona adulta e dunque idoneo come dotazione di sicurezza a qualsiasi distanza dalla costa. La domanda che spesso ci rivolgono è se una persona di peso elevato debba dotarsi di un salvagente con classe di galleggiamento superiore, ad esempio da 190N o 250N. La risposta, contrariamente al senso comune è…no. Ma perché? Innanzitutto perchè solitamente una persona di peso elevato ha anche una percentuale di grasso più elevata che come è risaputo offre più galleggiamento rispetto alla parte magra della massa corporea. Questo chiaramente non è sempre vero, pensiamo ai bodybuilder come caso limite ma c’è una legge fisica valida in ogni occasione e per qualsiasi persona, la legge di Archimede (chi non la ricordasse può fare un ripasso veloce su wikipedia). Bene, secondo questa legge un corpo umano immerso in acqua galleggia da solo, quello però che Archimede non dice è che le condizioni in cui la persona può trovarsi non sempre sono quelle ideali previste dall’esperimento e per mantenersi a galla la persona deve aiutarsi, ovvero deve saper e poter nuotare. Quando questo non è possibile (pensiamo ad esempio al caso in cui la persona è priva di sensi), il giubbotto di salvataggio deve poter sopperire……  Quindi? Quindi il salvagente aggiunge capacità di galleggiamento a un corpo che potrebbe galleggiare da solo ma quel che più conta è la capacità di questo accessorio di offrire le caratteristiche di cui sopra, ovvero ruotare velocemente il corpo e offrire il massimo bordo libero in ogni condizione di mare. Una persona di 100 kg. può essere tranquillamente sostenuta da un salvagente da 150N. Galleggiabilità superiori di per sè non offrono alcun vantaggio se il salvagente non è progettato per ottenere le suddette caratteristiche migliorative. Bisogna inoltre considerare che questi salvagenti saranno più ingombranti e offriranno meno libertà di movimento rispetto alle versioni più “leggere”. Questo è espressamente indicato anche nelle OSR, il regolamento emanato dalla World Sailing che disciplina le regate oceaniche in tutto il mondo.

 

SprayHood-PARASPRUZZI
Salvagente autogonfiabile attivato con Sprayhood

Più sicurezza con gli accessori dedicati

Ogni giubbotto di salvataggio dispone di una serie di accessori complementari in grado di aumentare il livello di protezione e di sicurezza. A seconda dei modelli, alcuni di questi accessori possono già essere inclusi nelle confezione oppure acquistabili come optional.
Tra i più diffusi troviamo:

  • Laccio sottocoscia: evita che il giubbotto risalga verso la gola occludendo la respirazione del naufrago
  • Imbrago: numerosi modelli lo integrano di serie rendendo di fatto superfluo l’acquisto e l’utilizzo di una cintura di sicurezza separata.
  • Sprayhood: il cappuccio paraspruzzi che permette al naufrago di respirare anche in condizioni estreme con acqua nebulizzata e schiuma
  • Luce di emergenza: si attiva automaticamente al contatto con l’acqua e rende più facile l’avvistamento del naufrago durante le ore notturne o con cattivo tempo

Scegli un prodotto di marca

Ora che hai una buona conoscenza delle caratteristiche dei giubbotti di salvataggio autogonfiabili potrai scegliere con cognizione di causa il modello più adatto a te.
Oltre ai dettagli tecnici ti consigliamo di orientarti su salvagenti di marca conosciuta i cui componenti sono sicuramente di qualità elevata, testata e certificata. Veleria San Giorgio che dal 2018 produce anche per Musto, utilizza ad esempio attivatori brevettati (Halkey Roberts o UML) anche sui modelli entry level. Produttori meno seri integrano sistemi di attivazione economici di produzione orientale che costano sensibilmente meno ma offrono livelli di sicurezza neanche lontanamente paragonabili a quelli garantiti dai suddetti brand.

 

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