Impiombature

I nodi sono di certo la soluzione più semplice e veloce per fare giunzioni, realizzare occhielli o legature scorrevoli, tuttavia le loro performance sotto il profilo tecnico lasciano a desiderare rendendo spesso consigliabile l’utilizzo delle impiombature.

E’ ormai noto che i nodi riducono la capacità di carico di una percentuale che va dal 40 al 60% a seconda della tipologia e sarebbero dunque da evitare come soluzione definitiva sulle manovre sia correnti sia dormienti. Tuttavia basta fare due passi tra le banchine per rendersi conto che tale indicazione è abbastanza disattesa. A onor del vero in questi ultimi tempi c’è una tiepida controtendenza che porta a sfruttare maggiormente l’impiombatura, tecnica in grado di lasciare quasi inalterato il carico di rottura.

Impiombature e carico di rottura

L’obiezione più diffusa è che ” … ho sempre usato i nodi senza problemi! “, affermazione corretta ma che dipende dal fatto che il carico di rottura (CR) di una cima va da 5 a 7 volte il suo carico massimo di utilizzo (CMU). Questo rapporto, fissato dai produttori per motivi di sicurezza, tutela l’utilizzatore fornendogli una riserva di carico da sfruttare in momenti in cui la cima è sottoposta temporaneamente a sforzi che superano il carico di lavoro abituale.  La presenza di un nodo tuttavia intacca notevolmente il rapporto di sicurezza e se a questo aggiungiamo tutte le problematiche derivanti dalle condizioni meteo e dal logorio subito dalla cima nel tempo, ecco che il margine si riduce ulteriormente privandoci della riserva di sicurezza necessaria a tutelarci contro imprevisti o condizioni di utilizzo anomale. Ciò non significa che una impiombatura risolva tutti i problemi come un amaro di antica memoria ma migliora notevolmente la sicurezza conferendo inoltre un tocco “marinaresco” che distingue immediatamente l’imbarcazione di un navigatore esperto rispetto a quella di un improvvisato. Così come è fondamentale in barca l’utilizzo di un lessico appropriato, allo stesso modo è importante adottare soluzioni adeguate sotto il profilo tecnico anche se apparentemente poco significative.

Impiombatura di cavi a doppia treccia

I cavi che sono maggiormente usati sulle barche a vela sono del tipo a doppia treccia, almeno dal 1957, data della loro entrata in commercio a cura dell’azienda USA Samson. Il progresso tecnico ha dato ulteriore impulso fornendo le fibre esotiche o ad alto modulo che rendono questi cavi in grado di sostituire l’acciaio.

Sotto il profilo dell’impiombatura esiste una differenza sostanziale tra cavi a doppia treccia prodotti con fibre a basso modulo e quelli ad alto modulo; i primi lavorano con entrambe le parti (calza e anima) in modo paritetico, mentre i secondi lasciano praticamente tutto il lavoro all’anima lasciando alla calza il compito della protezione dall’usura da sfregamento e dagli agenti atmosferici.

Impiombatura Samson

Di conseguenza con le fibre a basso modulo, di solito poliestere, è necessario eseguire l’impiombatura Samson, di non facile realizzazione, che utilizza entrambi gli elementi del cavo, mentre con quelle ad alto modulo è possibile utilizzare solamente l’anima con la tecnica detta “all’australiana” tralasciando la calza che viene fermata con una legatura piana sotto l’occhio impiombato (scalzato).

Impiombatura cima occhio scalzato Impiombatura cima con occhio calzato

In alcuni casi, ad esempio se si desidera utilizzare una redancia, si può mantenere la calza anche sull’occhio. La tecnica australiana classica (a cavo scalzato) lo ricordiamo non ha nessun tipo di controindicazione, basti pensare a quante siano le situazioni in cui vengono regolarmente utilizzati cavi scalzati ( grillo tessile, loop, drizze). La tecnica della scalzatura permette di lasciare la calza solo sulla parte del cavo che va a lavorare su winch e stopper ma sul mercato sono disponibili anche cavi a treccia singola che sono in pratica l’anima di un cavo a doppia treccia, opportunamente trattati, da cui il termine scalzato.

Tutte queste tecniche si basano sul fatto che la treccia infilata all’interno di un altra o rinfilata dentro se stessa si blocca per l’attrito che si viene a creare tra le superfici a contatto. Di conseguenza le misure delle parti da impiombare devono essere ben definite e diverse per materiale, diametro e tipologia, la spannometria genera solo guai.

Impiombature di cavi a legnoli multipli

Le altre tipologie di cavo in pratica sono destinate all’ormeggio e all’ancoraggio. Abbiamo il cavo piano (a 3 legnoli), la treccia quadra a 8 legnoli (square line) e la treccia tonda 12 legnoli (round plait).

Impiombatura cime ormeggio ancoraggio

Questi cavi consentono un tipo di impiombatura che è definita a” passate” ossia i legnoli che li compongono passano sopra e sotto tra di loro con tecniche diverse a seconda del tipo di cavo, importante è capire che la square line e la round plait sono dei cavi misti, (legnoli commessi come nel cavo piano e poi intrecciati) e non si impiombano con la tecnica australiana rinfilando il cavo dentro se stesso anche se la loro conformazione lo renderebbe all’apparenza possibile.

Impiombatura tra cima e catena

Tutte le tipologie di cavo si possono impiombare su una catena. Il problema da risolvere è quello di evitare l’usura da sfregamento tra anelli della catena e legnoli del cavo. Si può risolvere in due modi :

Impiombatura sull’ultimo anello

Con questa tecnica si cerca di rendere la giunzione tra cavo e catena fissa, in modo che non si abbia movimento tra anello e legnoli. L’anello della catena viene quindi preventivamente rivestito con una legatura piana usando una robusta cimetta per aumentare l’attrito e impedire così i movimenti relativi.

Impiombature su catena

Impiombatura “lunga”

Il secondo metodo consiste nell’impiombare i legnoli del cavo su almeno dieci anelli passandoli dentro e fuori e legando le ultime passate . Questa impiombatura ha il problema che nei fondi con presenza di fango ne raccoglie parecchio e quindi andrebbe rivestita con una fasciatura di una robusta tela ( vela dismessa).

Utilizzare le impiombature è quindi notevolmente vantaggioso sia sotto il profilo della sicurezza ma anche sotto quello estetico. La giunzione risulta più “pulita”

Non sempre tuttavia si ha il tempo per fare un impiombatura e per giuntare velocemente un cavo a una catena i nodi che consiglio sono sicuramente la gassa d’amante o l’ancorotto.

Tutte le tecniche illustrate sono trattate in maniera approfondita nei seguenti testi dello stesso autore dell’articolo:
Grande libro delle impiombature (Alfredo Mosso, Ed. Mursia)
Lezioni di impiombatura. Corso base per principianti (Alfredo Mosso, Ed. Mursia)

Alfredo Mosso

Istruttore di vela FIV, istruttore subacqueo FIPSAS, attrezzista della Lega Navale Italiana, ora si dedica a corsi per l'apprendimento delle tecniche di impiombatura su cui ha pubblicato diversi libri per Mursia editore.

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