Uno dei più grandi talenti del cinema mondiale, Gian Maria Volontè, ebbe per la vela, il mare e le barche un amore viscerale. Allievo e poi istruttore del Centro Velico di Caprera, si comprò un cabinato di 12 metri che battezzò Arzachena e frequentò assiduamente La Maddalena dove scelse di essere sepolto.

La vela attira gli uomini liberi. Coloro che sanno apprezzare quella sensazione inconfondibile e inebriante che ci riempie quando tiriamo su le vele e puntiamo la prua della barca in un punto qualunque dell’orizzonte. Era così anche per Gian Maria Volonté, uno dei più grandi attori del cinema italiano e internazionale, che nonostante i suoi impegni professionali e la carriera artistica coltivò per tutta la vita una grande amore per la vela e le barche. Un aspetto forse non molto conosciuto anche tra le schiere dei suoi molti appassionati.

Il protagonista di capolavori cinematografici come Per un Pugno di dollari, L’armata Brancaleone, Banditi a Milano, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e I senza nome, solo per citarne alcuni, proprio grazie alla vela scoprì all’inizio degli Anni 70 l’Arcipelago de La Maddalena, destinato in seguito a diventare il suo rifugio privilegiato. Nell’estate del 1974 frequentò un corso di vela presso il celebre Centro Velico di Caprera che aveva aperto da poco acquisendo il titolo di Allievo di primo livello. Continuò poi a frequentare assiduamente la scuola raggiungendo nel 1976 il grado di istruttore, dopo avere partecipato a una rigorosissima selezione. Rimase quindi a lavorare come volontario presso il CVC fino al 1980. Quando si era avvicinato alla vela Volonté era già dotato di buone capacità nautiche. Gli ex-compagni lo ricordavano come un uomo affabile, sensibile, ma dal carattere difficile. A volte si mostrava ombroso e introverso, a volte estremamente gioviale. Come istruttore poi era molto severo.

In barca a insegnare la vela o a esplorare la Sardegna

Insieme agli allievi della scuola passava le giornate a esplorare in barca le Bocche di Bonifacio e le decine di isole e isolotti tra la Sardegna e la Corsica: Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Porto della Madonna. E al di là delle lezioni amava portare in barca anche i suoi familiari che andavano a trovarlo, come la figlia Giovanna Gravina che ricorda con nostalgia quelle navigazioni. “Abbiamo fatto diversi viaggi e girato tutta la Sardegna. Per me è stata una grande lezione di vita. Ero disordinatissima, caotica e Gian Maria mi insegnò cosa significa il rigore di vivere in uno spazio ristrettissimo, il rapporto con la natura, con il mare. Sono stati momenti molto importanti e belli per me”.

Negli anni successivi Volonté acquistò anche una barca a vela di 12 metri tutta sua che chiamò Arzachena e a bordo della quale viveva in un ormeggio di Cala Gavetta nei suoi soggiorni a la Maddalena. Poi si fece costruire anche un gozzo per dedicarsi alla pesca.

Quando organizzò la fuga di Scalzone in barca

Sempre grazie alla barca a vela e a quella formazione caprerina Gian Maria Volonté organizzò anche l’incredibile fuga per un suo amico e compagno, Oreste Scalzone. All’epoca esponente di organizzazioni politiche di sinistra, Scalzone nel 1979 venne arrestato con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata. Gli anni di prigione passati tra Rebibbia, Termini Imerese e Regina Coeli non furono gentili con lui che arrivò a pesare 39 chili.

Fu proprio per i gravi motivi di salute che l’uomo riuscì ad ottenere la libertà provvisoria e cercava un modo per fuggire dall’Italia e non essere costretto a tornare in carcere. Volonté mise allora a disposizione dell’amico la sua barca a vela con la quale lo aiutò a raggiungere prima la Sardegna, poi la Corsica. Da qui Scalzone raggiunse in un secondo momento Parigi, dove riuscì a vivere come latitante approfittando della politica di Mitterand.

Bisogna tentare di vivere, vele al vento…

Il rapporto di Volontè con il Centro Velico di Caprera si interruppe d’improvviso, quando l’attore scoprì di essere malato. Ma il suo legame con le barche, la navigazione e soprattutto con La Maddalena e la sua gente proseguì a lungo e forte. Talmente forte che l’attore decise prima della sua morte avvenuta nel 1994 di essere sepolto sull’isola. sotto un ginepro nell’immenso prato verde che si trova vicino al sacrario dei Caduti.

Sul granito a forma di vela che indica la sua tomba è riportata una frase del poeta francese Paul Valery: “Si alza il vento, bisogna tentare di vivere”. La stessa frase che aveva inciso a bordo della sua barca.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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