È stato il grande navigatore francese Eric Tabarly a inventare e collaudare la calza dello spinnaker durante la Whitbread del 1973. Vediamo in cosa consiste, come è fatta e soprattutto come facilita la vita del diportista durante l’issata e l’ammainata di questa vela portante.

Ormai da molti anni durante le nostre crociere si può rendere più semplice l’utilizzo dello spinnaker usando l’apposita calza per aprirlo e chiuderlo. Il primo navigatore a usare il sistema della calza per rendere possibili e sicure le manovre di alzate e ammainata dello spinnaker sia in solitario che con equipaggio molto ridotto è stato il grande marinaio francese Eric Tabarly a bordo del Pen Duick VI, il suo famoso Ketch di 22 metri. Alla partenza della celebre Whitbread del 1973, giro del mondo in equipaggio che avveniva col vento in poppa, Tabarly al momento del via stupì tutti alzando da solo il grande spinnaker in un attimo proprio sulla linea di partenza.

Il sistema della calza dello spinnaker da lui inventato e sperimentato funzionò perfettamente in quell’occasione e negli anni seguenti si diffuse su tutte le barche da regata e da crociera, tanto che venne esteso anche al gennaker.

Alzare e ammainare lo spi: che comodo il “tubo”

La calza di Tabarly, oggi perfezionata, consiste in una guaina di nylon, come un grande tubo di tela, lungo quanto l’altezza dello spinnaker e di diametro sufficiente a contenerlo comodamente, mantenuta aperta alle estremità da cerchi in alluminio. Il cerchio superiore è sostenuto da una patta d’oca a “V” rovesciata il cui vertice, dove s’incoccia la drizza dello spinnaker è permanentemente collegato con un breve penzolo alla penna della vela contenuta nella calza. Il penzolo serve a raccogliere la calza come una fisarmonica quando viene alzata al di sopra dello spinnaker consentendo al vento di gonfiarlo.

Poche manovre e il gioco è fatto!

Come funziona praticamente? Per poter alzare la calza occorre naturalmente un apposita drizza che si sdoppia in due sagole guidate da coppie di anellini collegati diametralmente all’esterno della calza a distanze regolari per tutta la sua lunghezza. Le due sagole sono fissate diametralmente all’anello inferiore della calza. A questo anello è fissata anche una seconda patta d’oca rivolta verso il basso, al vertice della quale è collegato il caricabasso della calza necessario per distenderla chiudendo così la vela prima di ammainarla. Per alzare lo spinnaker s’incoccia la drizza alla patta d’oca superiore della calza che lo contiene e la si alza lungo l’albero facendo attenzione che uno dei due lati della calza interessati dalla sua drizza sdoppiata rimanga costantemente diretto verso poppa in modo da essere sicuri che il lungo cilindro non prenda delle volte mentre viene alzato. A questo scopo, soprattutto per la notte, è opportuno che la calza sia dotata di una striscia colorata cucita per tutta la sua lunghezza dalla parte che guarda verso poppa, così con la torcia si verifica facilmente che la calza sia andata su correttamente.

Usare lo spinnaker è comodo e veloce

Si collegano quindi il braccio e la scotta ai corrispondenti angoli della vela badando che le vie di queste manovre correnti siano corrette. A questo punto, con la drizza a segno, il braccio regolato e dato volta e con la scotta lascata ma pronta per essere messa in forza, si ala la drizza della calza che così si solleva e si raccoglie al di sopra della penna della vela liberandola. È il momento di recuperare la scotta regolandola nel modo migliore in funzione della andatura. Per ammainare si procede inversamente: si molla in bando la scotta dopo aver sventato la vela con un’opportuna poggiata e si ala il caricabasso della calza che così la ingoia. Sganciate le scotte e rimosse le attrezzature, si ammainerà la vela e si riporrà questa nel cala vela già chiusa nella sua calza e pronta per la prossima veleggiata. Insomma una calza da spinnaker è un accessorio che può fornire un qualsiasi velaio, non costa molto e cambia totalmente il modo di usare lo spinnaker.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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