Fuoco a bordo: ecco le 3 zone più a rischio

Cucina, impianto elettrico e vano motore sono i sorvegliati speciali a bordo di un’imbarcazione quando si tratta di prevenire le possibilità di innescare un incendio. Ventilazione adeguata, dispositivi efficienti e ispezione ordinaria, oltre che le obbligatorie dotazioni di sicurezza, sono elementi fondamentali per scongiurare il pericolo di fuoco che a bordo d una barca è una delle situazioni più difficili da fronteggiare e gestire.

Affrontare imprevisti, risolvere problemi tecnici, gestire la sicurezza, fanno parte della preparazione marinaresca di uno skipper. Una delle situazioni più pericolose che un equipaggio deve fronteggiare sono gli incendi a bordo, un’eventualità piuttosto rara ma che in mare può diventare maledettamente complicata da gestire e risolvere. I materiali con cui sono costruite le barche infatti sono altamente infiammabili così come gli allestimenti interni di un cabinato come il legno, le tappezzerie, i cuscini e le vele.

Domare un incendio a bordo mentre si è in navigazione o all’ormeggio diventa molto difficile anche per via del vento che alimenta le fiamme, gli spazi angusti e per la difficoltà di intervenire. La zona della cucina è quella dove statisticamente si innescano la gran parte degli incendi sulle imbarcazioni, così come molto delicati sono i circuiti elettrici. Prevenzione, buon senso e prudenza sono le armi vincenti per evitare situazioni rischiose e scongiurare incidenti anche gravi.

Fuoco a bordo

Estintori, dotazioni obbligatorie a bordo

Per combattere un eventuale incendio a bordo la normativa nautica impone l’obbligo di imbarcare una serie di estintori la cui dotazione varia a secondo del tipo di barca, ossia se marcata CE oppure no. Nel primo caso gli estintori sono stabiliti in fase di omologazione del prototipo e devono essere collocati a bordo prima della messa in servizio del cabinato. La loro presenza a bordo è quindi obbligatoria a prescindere dal tipo di navigazione effettuata. Quanto alla revisione periodica degli estintori, la normativa è meno vincolante: l’importante è che l’involucro sia in buono stato e con il manometro posizionato sullo stato di carica. Oltre a un controllo annuale della pressione, è comunque consigliabile una revisione almeno ogni 4-5 anni per sostituire l’agente estinguente.

Nelle imbarcazioni prive della marcatura Ce invece il numero degli estintori da collocare a bordo dettato dal Regolamento al Codice da diporto varia secondo la tipologia dell’unità (natante o imbarcazione) e in base alla potenza del motore. Tutti gli apparecchi devono essere inoltre di tipo omologato e adatti per estinguere fuochi classificati B, ossia generati da combustibili liquidi o gassosi. Anche in questo caso la legge non prevede la revisione periodica.

Estintori

Normativa a parte, meglio non lesinare in sicurezza

Al di là dell’obbligo di dotazione, è da tenere presente che la normativa a proposito di estintori è alquanto parsimoniosa: basti pensare che per un natante, ossia una barca che arriva quasi a 10 metri ed è allestita con tre cabine, è previsto un solo estintore. Troppo poco per far fronte a un eventuale incendio. meglio approntarne uno in pozzetto e almeno due sottocoperta, uno in prossimità del tambucio e un altro vicino alle cabine di prua. In generale gli estintori nautici sono in polvere con capacità estinguente indicata da un numero che precede la lettera della classe di fuoco. Anche qui, meglio non lesinare: maggiore potenza significa più sicurezza. Importante: di tanto in tanto è bene agitare ogni estintore per mantenere efficiente la polvere estinguente.

Per spegnere l’inizio di un incendio oltre ai tradizionali estintori si può ricorrere anche ad apposite coperte ignifughe, efficaci, economiche e facilmente stivabili, utili per esempio da tenere in prossimità dei fornelli della cucina.

Cucina

Cucina: fornelli ad alto rischio di fiamme involontarie

L’ambiente della cucina è quello più a rischio incendio. Oltre agli spazi angusti e non sempre ben ventilati infatti in genere i fornelli sono posizionati vicino a materiali infiammabili. Ad alimentare fiammate improvvise e pericolose può essere l’uso improprio di fornelli alimentati ad alcol, specie quelli di tipo pressurizzato che necessitano di speciali procedure di innesco manuali, senza contare che questi dispositivi hanno un controllo della fiamma meno preciso. Stessi problemi e vampate a sorpresa possono essere riguardare i fornelli a petrolio o a cherosene. Per quanto riguarda le più tradizionali cucine a gas, queste sono più efficienti e sicure ma anche qui le distrazioni o le imprudenze si pagano care: un canovaccio o una presina lasciate in prossimità della fiamma, schizzi di olio da una padella che frigge sono alcune delle potenziali cause di innesco di incendio. Buona norma per i fornelli è di essere dotati di una termocoppia per arrestare la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento accidentale della fiamma.

Anche la loro manutenzione ordinaria è un deterrente fondamentale contro gli incendi: nel caso si riscontri un ritardo nell’accensione della fiamma oppure questa si accompagni a uno scoppiettio è il caso di regolare l’apposito ugello o il relativo bruciatore. Importante: quando si termina di cucinare è buona norma interrompere il gas chiudendo prima il rubinetto della bombola e poi quello del fornello in modo da non lasciare l’intero circuito sotto pressione.

Il modo più diffuso di alimentare la cucina di bordo è attraverso l’uso di bombole di Gpl, ossia il gas di petrolio liquefatto, tipo propano o butano. Il Gpl pur non essendo un gas tossico è altamente infiammabile: basta una concentrazione dal 2 al 10 per cento nell’aria per innescare fiamme accidentali anche solo con scintille o la brace di una sigaretta. Viene venduto in contenitori facilmente stivabili ma in caso di perdita il suo alto peso specifico lo porta a concentrarsi in basso, per esempio nei locali della sentina senza che se ne avverta la presenza. Sarebbe utile allora installare un rilevatore di presenza gassosa: in commercio ne esistono di piccole dimensioni e consumi contenuti (circa 200 mA) e sono dotati di sensori remoti che in caso di fughe emettono segnali acustici o luminosi.

Circuito elettrico

Circuito elettrico: occhio a dispersioni e surriscaldamenti

Il circuito elettrico è un’altra delle componenti della barca a rischio incendio. Falsi contatti, morsetterie lente, cavi non adeguatamente protetti da umidità e salino, possono dare origini a scintille, dispersioni di corrente e cortocircuiti. Per questo s’impone all’armatore una verifica periodica dello stato di salute del circuito della barca, verificando per esempio la tenuta delle connessioni o aprendo gli involucri degli strumenti per controllare che non presentino tracce di ossidazione, ruggine o infiltrazioni d’acqua. Il problema maggiore di un circuito elettrico non perfettamente funzionante è il calore. Cavi di diametro ridotto oppure collegamenti non saldati a dovere o non isolati in modo adeguato possono infatti surriscaldarsi in modo anomalo. Per individuare eventuali anomalie termiche si può procedere con una verifica manuale dopo avere staccato la corrente e sconnesso l’inverter toccando con le dita i terminali degli strumenti e constatando se scaldano troppo. Durante l’ispezione periodica è bene anche verificare la presenza dei fusibili nei vari circuiti e in quei strumenti come la radio, i pannelli solari, i generatori eolici che si collegano direttamente alle batterie di bordo.

Per quanto riguarda gli accumulatori di corrente installati a bordo è bene orientarsi su quelli di nuova generazione al gel che non devono essere rabboccati con acqua distillata e sono in grado di assorbire l’eventuale formazione di gas infiammabili come l’ossigeno e l’idrogeno. Se al contrario a bordo sono presenti batterie di tipo tradizionale è d’obbligo collocarle in luoghi ventilati e verificarne periodicamente lo stato di carica e gli eventuali sbalzi.

Entrobordo

Entrobordo in sicurezza con il dispositivo taglianafta

Per quanto riguarda il propulsore di bordo il rischio è diverso nel caso sia un motore a benzina o diesel: la benzina infatti emette vapori altamente infiammabili anche a temperature sotto lo zero, mentre il gasolio deve arrivare a 65 gradi per permettere un innesco involontario. Ecco perché in generale i propulsori entrobordo delle barche da diporto essendo diesel sono causa meno frequente di incendi a bordo. Nonostante il basso rischio la normativa CE prevede in ogni caso di collocare il motore in un vano chiuso e isolato dalle cabine con materiali ignifughi. Gli stessi circuiti di alimentazione devono essere dotati di sistemi di sicurezza come per esempio la valvola taglianafta che interrompe l’afflusso di carburante al propulsore in situazioni di emergenza. Pulizia e manutenzione ordinaria del vano motore sono altrettanto importanti deterrenti alla possibilità di alimentare scintille o fiamme involontarie dovute a schizzi di olio o carburante.

Un’ultima precauzione riguarda infine il fuoribordo e in particolare le taniche di benzina di rispetto. Queste ultime devono essere omologate per questo uso specifico e collocate in un apposito gavone in coperta e fissate in modo da non risentire di urti. Lo stesso fuoribordo quando non in uso va stivato svuotando il relativo serbatoio per evitare fuoriuscite involontarie e pericolose di carburante.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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