FoilMania: dall’Optimist ai multiscafi oceanici

La foilmania è una vera e propria rivoluzione che stà trasformando il modo di navigare. I foil, appendici alari di derivazione aeronautica, vengono ormai applicati a qualsiasi cosa si muove sull’acqua, dai cabinati ai multiscafi oceanici, dalle derive alle tavole a vela e ai kitesurf. Obiettivo: la velocità.

La foilmania non è più una tendenza, ma una vera e propria rivoluzione che stà trasformando il modo di navigare. Nella ricerca di velocità sempre più elevate di barche, derive e tavole a vela i progettisti sono tutti concentrati lì, nella parte immersa degli scafi che ha un ruolo decisivo nella qualità dell’avanzamento. E questa sfida volta a superare i limiti naturali di gravità e resistenza idrodinamica ha via via messo in evidenza la centralità degli hydrofoil, speciali pinne di forma alare di derivazione aereonautica che permettono a barche e tavole di decollare sull’acqua e navigare a mezz’aria raggiungendo velocità straordinarie. Insomma una rivoluzione che cambia anche l’approccio con cui si affronta la navigazione.

Non importa con quale mezzo si va a vela, gli hydrofoil sembrano ormai alla portata di qualsiasi cosa tocchi l’acqua, dalle barche d’altura, ai trimarani oceanici, alle barche dell’America’s Cup, giù fino alle derive, ai windsurf, per non parlare del kitesurf. Le ultime due applicazioni degli hydrofoil sono quanto di più innovativo ma anche distante tra loro e la dicono lunga sul campo di azione di queste speciali appendici. A fare il loro ingresso nella foilmania sono le barche della prossima Volvo Ocean Race, edizione 2019-2020, giro del mondo in equipaggio che si correrà quasi certamente su scafi dotati di foil. A rendere verosimile e concreta questa novità è la designazione del progettista che concepirà il prossimo monotipo, il francese Guillaume Verdier che ha di fatto già rivoluzionato il Vendée Globe con i nuovi Imoca 60 e ha esperienza anche in Coppa America dove il foiling è ormai legge.

 

 

Con il foil anche l’Optimist entra nel futuro

Ancora più sorprendente è la recente applicazione degli hydrofoil a una delle derive più longeve, ma anche meno performanti della storia della vela: l’Optimist. Sono stati gli svedesi della Chalmers University of Technology di Goteborg che hanno costruito un apposito scafo in composito di grafene e applicato a questo deriva e timone con foil a forma di “T” rovesciata. Un incredibile video immortala le fantastiche planate a pelo d’acqua di questo prototipo con al timone il fuoriclasse Axel Rahm, protagonista di questa straordinaria performance.

Ma da dove vengono esattamente gli hydrofoil? Ispirati agli aliscafi, i primi prototipi a vela ad adottare queste appendici furono nel 1966 il catamarano Endeavour degli americani Ken e Terry Pearce e tre anni dopo Icarus dell’inglese James Grogono che applicò quattro hydrofoil (due a prua inclinati di 40 gradi rispetto al piano longitudinale della barca e due a poppa a forma di “T” rovesciata) a un Tornado.

Hydroptere

Il foiling nasce nell’arena della velocità pura

Da lì in poi la sperimentazione non si è più fermata e oggi queste pinne alari rappresentano l’ultima frontiera in fatto di appendici. Il più importante laboratorio di sperimentazione è l’Hydroptère del francese Alain Thébault, trimarano ideato nel 1994 con l’obiettivo di stabilire nuovi record di velocità a vela. La particolarità di questo multiscafo (18,28 m) sono proprio le sue appendici: lunghe circa 6 metri, una è installata a poppa dello scafo centrale e ha la forma di “T” rovesciata, mentre le altre due sono collocate sotto gli scafi laterali e hanno un angolo di ingresso in acqua modificabile grazie a dei pistoni idraulici comandati dal pozzetto.

Appendici alari monoscafi oceano

Navigare? Meglio planare in volo come gli aerei

Come funzionano gli hydrofoil? Grazie a un principio fisico, la portanza, che è lo stesso che permette agli aerei di decollare e rimanere in volo, nonostante la forza di gravità. Le pinne sott’acqua si comportano cioè come le ali di un aereo generando una differenza di pressione tra la parte superiore e la parte inferiore delle ali stesse. Questa differenza di pressione si traduce in una spinta verso l’alto che permette agli scafi di sollevarsi sull’acqua. Il risultato è che riducendo la superficie bagnata a soli 2,50 metri quadrati, l’Hydroptère per esempio è capace di accelerare da 20 a oltre 45 nodi di velocità in pochi secondi.

 Foil ribaltamento

 

I contro: rischio ingavonate e scuffie paurose

A parte i prototipi da record, gli hydrofoil sono una delle soluzioni progettuali su cui si gioca ormai il più importante e popolare evento velico: l’America’s Cup. I maxi catamarani attuali sono dotati a poppa di classiche pinne a forma di “T” rovesciata che hanno il compito di mantenere l’assetto in andatura, smorzare il beccheggio ed evitare il rischio di ingavonamento, soprattutto nei bordi di risalita del vento. A centro scafo invece sono installate speciali appendici retrattili dal profilo asimmetrico: la parte inferiore è strutturata a forma di “L”, mentre quella superiore è modellata a forma di arco; quando il foil viene immerso, la “L” ruota diventando una “V” come le appendici degli aliscafi, con il risultato che gli AC72 volano sull’acqua tenendo immerse solo le appendici e raggiungono i 40 nodi di velocità.

Prestazioni straordinarie per queste barche, non immuni tuttavia da problemi di conduzione e soprattutto di stabilità, come per esempio il rischio che la barca s’ingavoni il che ad alte velocità equivale a un disastro come testimonia la recente scuffia dell’AC 45 del team Artemis, durante un allenamento d’addestramento in cui la barca si è ribaltata e si è distrutta.

 Kitefoil

 

L’hydrofoil ha trasformato anche il kitesurf

Negli ultimi anni gli hydrofoil sono stati protagonisti di una diffusione che è arrivata come una valanga a spazzare anche la tribù di surfisti, windsurfisti e soprattutto degli amanti del kitesurf. I vantaggi del kitefoil, oltre alla stupenda sensazione di planare a mezzo metro dall’acqua, sono che si può navigare già con 5-6 nodi di vento, inoltre permette di uscire anche in condizioni di mare con chop formato, visto che la tavola plana al di sopra dei frangenti e infine consente andature di bolina con angoli fino a 40 gradi. Quello che è certo è che questo sport continuerà a diffondersi a macchia d’olio, soprattutto ora che la Federazione Mondiale della Vela guarda al kitefoil come possibile candidato alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nel frattempo cresce il numero di praticanti in tutto il mondo, si collaudano nuovi materiali, aumentano le competizioni dedicate e naturalmente, come avviene quando uno sport diventa tendenza, nuovi appassionati si avvicinano a questa disciplina.

Un apprendistato però tutt’altro che semplice quello del kitefoil in realtà, anche per chi già è un kiter esperto. Serve tempo, dedizione e pazienza. Ma anche istruttori qualificati e magari lezioni mirate. Con l’obiettivo di ridurre i tempi di apprendimento e fare pratica in sicurezza, recentemente tutti i grandi brand del settore da North Kiteboarding, RRD, Slingshot e a seguire tutti gli altri hanno sviluppato sistemi multi pinna che consentono l’apprendimento della disciplina in via progressiva utilizzando piantoni delle appendici di tre misure diverse.

Insomma gli hydrofoil dalla fine degli Anni 60 ad oggi hanno trasformato la navigazione e attualmente sono le appendici che permettono le prestazioni migliori a barche, derive, tavole e a tutto ciò che si muove sull’acqua, anzi …a mezz’aria.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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