A metà dell’Ottocento l’ammiraglio inglese Robert FitzRoy fu il primo ad applicare i progressi scientifici alle previsioni meteo creando un servizio di informazioni meteorologiche per i naviganti che venivano pubblicate sul Times.

Per coloro che vanno per mare sapere che tempo farà domani o nella prossima settimana è fondamentale per pianificare la navigazione, stimare la rotta e decidere se rimanere al largo o tornare in banchina. Oggi i diportisti possono contare su previsioni meteorologiche costantemente aggiornate e precise e ottenere tali informazioni in tempo reale. Naturalmente, non è sempre stato così.

La storia delle previsioni meteorologiche ha origini antiche. Gli antichi Babilonesi, nel 650 a.C., per capire l’evolversi del meteo e i cambiamenti atmosferici studiavano le nubi e le stelle. Teofrasto, nel suo “Libro dei segni”, andò oltre e arrivò a catalogare le previsioni di pioggia, temporale e bel tempo. Le sue erano osservazioni più o meno razionali per decidere se mettersi in mare e persino sapere in che condizioni poteva svolgersi una battaglia navale. Prima che le previsioni meteorologiche potessero basarsi su conoscenze tecnico-scientifiche dovettero passare centinaia di anni. Secondo gli studiosi, la nascita ufficiale della meteorologia andrebbe collocata alla metà dell’Ottocento ad opera di un vice-ammiraglio britannico: Robert FitzRoy.

Ex capitano della Beagle e appassionato di scienza

In pochi lo hanno sentito nominare, eppure è proprio grazie a questo signore se oggi prima di partire per una crociera o un trasferimento possiamo consultare le previsioni del tempo. Navigatore, esploratore e soprattutto studioso di scienza, Fitzroy è stato infatti il primo ad applicare i progressi scientifici dei secoli precedenti alle previsioni meteo, in un epoca in cui l’idea di conoscere il tempo nei giorni successivi sembrava quasi ridicola e simile a una profezia.

Nato a Bury St. Edmunds, in Inghilterra, FitzRoy apparteneva a una delle più nobili casate del tempo. Entrato in marina da giovane, comandò il celebre brigantino Beagle che tra il 1831 e il 1835 durante la campagna per i rilievi idrografici intorno al mondo ospitò a bordo lo scienziato Charles Darwin. Tornato in patria, FitzRoy si dedicò a pubblicare le memorie di quel viaggio e decise di dedicarsi alla sicurezza in mare.

Troppi naufragi, il governo inglese voleva una soluzione

All’epoca il governo britannico, visto che sulle coste inglesi ogni anno naufragavano perdevano  circa 1.000 imbarcazioni, con quasi 900 morti, cominciò a chiedersi se ci fosse un modo per limitare i danni delle tempeste. Ci voleva un servizio in grado di raccogliere dati statistici sul vento e sul tempo in mare e metterli a disposizione dei capitani affinché riuscissero a fare traversate più veloci. FitzRoy si lanciò nell’impresa convinto di poter fare qualcosa per risolvere la drammatica situazione nei mari.

Il primo passo fu la raccolta dei dati atmosferici. FitzRoy aveva appena collaudato uno strumento meteorologico che da lui prese il nome di barometro da tempesta. Era una provetta di vetro sigillata contenente una soluzione chimica che si modifica all’approssimarsi di variazioni meteorologiche. Fornì quindi il dispositivo a ogni capitano e già nel maggio del 1855 circa 50 navi mercantili e 30 da guerra erano pronte a fornire i dati.

Al riparo dalle tempeste annunciate

FitzRoy, studiando quei dati riportati dai comandanti delle navi, si accorse che le perturbazioni non si muovono a caso, ma in genere da Ovest verso Est. Comprese anche che man mano che si avvicina una tempesta la pressione atmosferica e il vento variano in modo sempre uguale. Si convinse allora che bastava avvertire in tempo le navi più lontane dalla costa di queste variazioni per permettere ai loro capitani di mettersi al riparo dalle burrasche.

I superiori, però, non condividevano le sue teorie: ci volle una disgrazia per far cambiare le cose. Nella notte tra il 25 e il 26 ottobre del 1859, sulle coste dell’Isola di Anglesey in una burrasca naufragò il Royal Charter, un clipper in ferro lungo 72 metri.

Il primo servizio meteo di avvisi ai naviganti

FitzRoy disse che se si fosse registrato l’abbassamento di pressione sulla terraferma, e lo avessero comunicato al comandante del Royal Charter, si sarebbe evitato il disastro. Ottenne quindi i fondi necessari per installare 13 stazioni meteorologiche lungo le coste della Gran Bretagna. Le stazioni, collegate dal telegrafo, cominciarono a lavorare nel settembre del 1860. Il 6 febbraio 1861 FitzRoy fu in grado di emettere il primo avviso di tempesta. Gli osservatori nelle stazioni alle 8:00 di ogni mattina rilevavano i dati fondamentali (temperatura, pressione e umidità, direzione e velocità del vento al suolo e in quota, le condizioni del mare, il tipo e la quantità delle precipitazioni) e li inviavano per telegrafo alla sede centrale del servizio, a Londra.

Alle 11 le previsioni venivano telegrafate al quotidiano Times, all’Ammiragliato e all’Ufficio del commercio. Era la prima volta che le previsioni del tempo erano rese disponibili al grande pubblico tramite un giornale. Una volta stabilito il rischio di perturbazione, appositi avvisi venivano inviati per telegramma alle stazioni meteo della zona minacciata che le comunicavano esponendo appositi segnali di pericolo.

Poiché tuttavia le previsioni di FitzRoy erano in genere imprecise, gli armatori delle navi commerciali se la presero con lui, che spesso li costringeva a tenere le navi ferme inutilmente. L’ostilità diffusa e gli attacchi dell’opinione pubblica minarono la sua salute. Stanco e malato, una domenica FitzRoy del 1865 si rinchiuse in bagno e si tagliò la gola con un rasoio. Morì così, a 60 anni, il pioniere della meteorologia, l’uomo che sapeva prevedere le tempeste.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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