Nel Mediterraneo ci sono 20 specie di squali a rischio estinzione a causa della pesca illegale con gli esemplari pescati involontariamente che vengano introdotti nel mercato, etichettati in modo scorretto e venduti illegalmente, alimentando così il fenomeno conosciuto come frode alimentare. Il progetto Safesharks del WWF affronta il problema.

Negli oceani e nei mari del mondo ci sono 465 specie di squalo, ma circa 1/4 di queste è a rischio d’estinzione. E la causa è principalmente l’uomo. Il Mediterraneo è un vero hotspot di biodiversità per gli squali: si contano infatti ben 47 specie di questi predatori marini. Ma il Mare Nostrum è anche uno dei posti più pericolosi del pianeta per gli squali: almeno la metà delle specie che lo popolano rischia di estinguersi. La minaccia più grande alla loro sopravvivenza è la cattura accidentale da parte degli attrezzi da pesca, calati in mare per catturare altre specie.

Le specie mediterranee di squali attualmente protette sono 24 e per questo motivo, una volta catturate in maniera accidentale, dovrebbero essere ributtate in mare. Uno studio che analizza le aree costiere in Spagna, Italia, Turchia e Francia ha scoperto che con la pesca ricreativa sono state catturate almeno quattro specie attualmente in pericolo. Spesso però accade che gli squali pescati involontariamente vengano introdotti nel mercato, etichettati in modo scorretto e venduti illegalmente, alimentando così il fenomeno conosciuto come frode alimentare.

Pesca illegale di squali e frodi alimentari

Le indagini sul Dna hanno recentemente riscontrato che alcune specie di squali sono state etichettate in modo errato: in un mercato greco per esempio il 56 per cento dei campioni era classificato erroneamente, comprese le specie a rischio e quelle protette, illegalmente vendute ai consumatori. La guardia costiera italiana, poi, afferma che lo squalo venduto come pesce spada è una delle tre frodi di pesca più comuni nel nostro Paese.

Il WWF lancia un codice etico per i pescatori

Per debellare il problema della pesca illegale degli squali il WWF, una delle più importanti associazioni ambientaliste, ha recentemente lanciato il progetto Safesharks. L’iniziativa prevede una collaborazione tra pescatori, ricercatori scientifici e personale del WWF per identificare i metodi più efficaci di rilascio degli squali catturati accidentalmente dai palangari e migliorare le possibilità di sopravvivenza delle specie: l’obiettivo è quello di ridurre i traumi subiti dagli animali ributtati in mare con una diffusione delle buone pratiche. Inoltre, grazie all’uso del tagging, ovvero, la marcatura satellitare, il WWF inizierà a monitorare i tassi di sopravvivenza degli squali rilasciati dopo la cattura e i loro spostamenti in Mediterraneo. Informazioni che contribuiranno a identificare e aumentare la protezione delle aree più sicure per la riproduzione e crescita degli squali.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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