Nella corsa all’easy sailing, cantieri e progettisti puntano molto sul fiocco autovirante, un sistema che permette il cambio di mure più facile in assoluto, senza dovere nemmeno sfiorare una scotta. Vediamo i vantaggi e gli svantaggi di questa manovra sempre più popolare a bordo.

Negli ultimi trent’anni anni a bordo dei cabinati a vela la distribuzione della superficie velica tra randa e fiocco ha subito una radicale inversione di rotta: prima le barche avevano lunghi piani velici armati in testa d’albero ereditati dalla stazza Ior che a piccole rande contrapponevano enormi genoa rendendo ogni virata un’impresa atletica e obbligando i diportisti a navigare con l’equipaggio al completo. Oggi si è passati ad armi frazionati con rande grandi e allunate accoppiate a piccoli genoa che tendono sempre più a restringersi a livello di superficie. Tale trasformazione è stata indotta dalle nuove regole di stazza che penalizzano fiocchi troppo grandi, ma anche dalle linee progettuali moderne che privilegiano alberi molto più appruati e un diverso modo di interpretare la conduzione della barca teso ad esaltare manovre semplici e meno impegnative.

Il risultato di queste trasformazioni è che la randa è sempre di più il vero motore della barca a vela, mentre il genoa, ridimensionato nelle sue funzioni, svolge un ruolo da comprimario confinato nel triangolo di prua. Questa posizione forzata consente tuttavia di installare crocette più larghe e quindi alberi più stabili, di liberare spazio in coperta e soprattutto di permettere un’agevole conduzione della barca senza l’impegno di gestire enormi vele di prua.

Vela di prua autovirante, la scelta di molti cantieri

Non stupisce allora che molti progettisti e cantieri si siano spinti ancora più in là in questa corsa all’easy sailing scegliendo di installare a bordo il fiocco autovirante, un sistema che permette il cambio di mure più facile in assoluto, senza dovere nemmeno sfiorare una scotta. A proporre attualmente questa soluzione sui cabinati di serie c’è per esempio il cantiere francese Bénéteau, ma anche il costruttore inglese Southerly o il cantiere statunitense Island Packet o ancora l’esclusivo cantiere Wally che da sempre usa sistemi autoviranti per enfatizzare il design minimalista che contraddistingue le sue barche.

Tra tutti però è il cantiere tedesco Hanse ad avere puntato con convinzione su questo tipo di manovra fino a farla diventare un elemento caratterizzante di tutti i suoi modelli in catalogo.

Manovra longeva, dalla goletta America al Soling

L’idea di una vela che cambia automaticamente mura in virata a dire il vero non è una novità, anzi è una soluzione che fa parte, come spesso accade, della storia marinaresca essendo stata adottata per secoli per la sua praticità non solo su tante barche da lavoro, ma anche su molti grandi velieri armati a Cutter che infatti usavano installare a prua la trinchetta autovirante. Ma questo tipo di attrezzatura, sotto forma di fiocco bomato, la troviamo anche sulla famosa goletta America, la progenitrice delle barche che competono nel celebre trofeo, così come nel piccolo e veloce Soling, l’ex deriva olimpica famosa per le sue qualità boliniere che è equipaggiato con un’ampia rotaia in coperta, collegata al fiocco.

Certo, i sistemi autoviranti restano comunque un compromesso tra prestazioni e semplicità di conduzione che però, soprattutto nel settore delle barche da crociera, ha una sua logica. Per capire il successo di questa manovra basta considerare come agisce questo semplice sistema. Il fiocco è murato come di consueto a prua ma ha la bugna collegata a una sola scotta anziché a due e rinviata a una rotaia di fronte all’albero e quindi fino al pozzetto in modo da consentire la libera escursione del carrello da un lato all’altro. La vela ovviamente non può essere più lunga del triangolo di prua, ossia la cosiddetta “J”, cioè la distanza che va dal’attacco dello strallo al lato anteriore dell’albero, anzi al massimo può occuparne non oltre il 90 per cento. Tutto ciò comporta una serie di vantaggi, ma anche delle penalizzazioni.

I vantaggi del fiocco autovirante

Il vantaggio principale del fiocco autovirante è innanzitutto la sua semplicità di utilizzo. Durante la virata non serve più una persona che molla la scotta sottovento e un’altra che la recupera dall’altro lato: semplicemente la barca cambia mure e il fiocco scorre da solo sottovento passando di fronte all’albero. Ci sono poi meno cime che sbattono in coperta e che corrono il rischio di incattivarsi e il pozzetto risulta più ordinato. Anche se si naviga da soli o con poche persone di equipaggio, si può tenere a riva il fiocco per avere la barca manovriera in alcune delicate situazioni critiche, per esempio all’ingresso di un porto o luoghi affollati di barche, in cui invece un genoa di grandi dimensioni può presentare un intralcio.

Questa vela di prua inoltre avendo un’escursione ridotta, nelle virate non strofina sui candelieri degli alberi e sulle crocette logorandosi meno e la scotta sempre sotto tensione tiene costantemente la forma evitando fileggiamenti che fanno perdere velocità alla barca. La rotaia del fiocco autovirante, essendo collocata trasversalmente in coperta, permette poi di portare il punto di scotta della vela in posizione molto più centrale rispetto a quelle tradizionali disposte sui passavanti migliorando il profilo al vento, l’efficienza della bolina e evitando interferenze aerodinamiche con la randa. La minore superficie del fiocco e la possibilità di appiattirlo a centro barca, permette poi di tenerlo alzato anche con vento sostenuto ritardando il momento della riduzione o sostituzione.

Svantaggi: vele piccole e svergolamento

Fin qui quindi tutte buone notizie. Vediamo ora l’altra faccia della medaglia del sistema autovirante. Uno dei maggiori svantaggi del fiocco autovirante è sicuramente legato alle sue dimensioni. Questa vela, dovendo muoversi nel triangolo di prua, infatti, è mediamente più piccola rispetto a un genoa non troppo sovrapposto, ovvero che oltrepassa di poco l’albero. Si perde quindi almeno il 15-20 per cento di superficie velica che non è poca e con vento debole questo svantaggio si fa sentire anche se può essere compensato nelle andature larghe alzando uno spinnaker o un gennaker.

Un altro limite è costituito poi dalla posizione trasversale della rotaia sulla coperta che non consente di regolare in avanti il punto di scotta. Navigando dal traverso alla poppa, quindi se si lasca la scotta inevitabilmente si aprirà troppo la balumina della vela mentre la base rimarrà chiusa creando uno svergolamento: problema a cui è possibile porre in parte rimedio usando rotaie dalla forma curva  e servendosi di un barber hauler per abbassare la bugna, ma in quest’ultimo caso si rischia di rendere più complicato un sistema che ha la sua attrattiva proprio nella semplicità.

Non tutti i sistemi autoviranti poi, soprattutto quelli in kit si adattano all’utilizzo con il rollafiocco, una scomodità che comporta il dover alzare e ammainare ogni volta la vela e prevederne almeno un’altra a bordo per quando il vento rinforza. Va detto però che le barche di serie progettate per utilizzare il sistema autovirante dispongono ormai tutte di avvolgitore.

Kit di montaggio: consultare il progettista

Sul mercato ci sono diversi kit di montaggio che consentono di installare un fiocco autovirante anche su barche non predisposte per questo sistema. Può essere un’interessante opportunità per chi col tempo muta esigenze di navigazione potendo contare su un equipaggio meno numeroso o decide di passare a un sistema di manovra più semplice. La modifica della vela di prua però va affrontata con cautela. Il piano velico di una barca infatti è la parte nevralgica di un delicato sistema frutto di complessi calcoli e sempre in equilibrio precario che se modificato senza criterio rischia di creare guai.

Ridurre la superficie velica del genoa per esempio significa quantomeno spostare il centro velico verso poppa rendendo più orziera la barca, quindi più dura al timone e difficile da governare. L’intervento va quindi eseguito consultando un progettista lo almeno un velaio in modo da bilanciare gli equilibri di spinta intervenendo anche sulla randa. Da mettere in programma c’è poi anche un rinforzo della coperta in corrispondenza della nuova rotaia del fiocco, un’attrezzatura sottoposta a notevoli sollecitazioni.

L’alternativa: il fiocco bomato

Una variante del sistema autovirante infine è quella del fiocco o della trinchetta bomati, ovvero con la base della vela fissata a un estruso di alluminio orientabile fissato a prua. Questa soluzione è adottata per esempio dai cantieri statunitensi Island Packet e Aleiron per le loro barche da crociera. È un’attrezzatura che unisce un’elevata semplicità di manovra a una maggiore efficienza rispetto al classico fiocco autovirante. Infatti la vela può essere completamente aperta nelle andature portanti in entrambi i lati conservando una forma ottimale e un punto di mura perfettamente regolabile. Il maggiore inconveniente è che occupa molto spazio in coperta e rende poco gestibile il triangolo di prua.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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