In gergo marinaresco significa passare la vernice antivegetativa sull’opera viva per prevenire la formazione di alghe e altri microrganismi marini. Ecco cosa serve e come procedere per questo lavoro impegnativo ma che è veramente alla portata di tutti.

Prima di mollare gli ormeggi e riprendere il largo per godersi la nuova stagione di navigazioni occorre rivestire la carena della nostra barca con l’antivegetativa, una speciale vernice biocida che serve a prevenire la formazione di alghe e altri microorganismi marini sullo scafo. I diportisti lo chiamano “fare carena” ed è un lavoro “duro e sporco” ma alla fine a portata di tutti: bastano le attrezzature giuste, la vernice adatta e tanto olio di gomito. Non sono pochi infatti i diportisti che optano per il fai-da-te, piuttosto che affidarsi a personale tecnico.

Senza questo lavoro la nostra carena per via dei microrganismi che vi rimangono attaccati e che prolificano avrà una resa peggiore traducendosi in un peggioramento delle prestazioni e un maggior consumo di carburante. Ecco allora come procedere.

Quale tipo di antivegetativa applicare?

Le antivegetative si dividono in tre gruppi principali: le autoleviganti, quelle a matrice dura e quelle a matrice elastica. Lo scopo di tutte è quello di tenere lo scafo quanto più liscio possibile prevenendo la formazione della vegetazione che avrebbe un impatto frenante a livello idrodinamico della barca, condizionando consumi e prestazioni. L’antivegetativa autolevigante tende a esfoliarsi durante la navigazione in modo da non dare il tempo alle concrezioni di formarsi e nel caso si formassero, andrebbero via insieme allo strato superficiale di vernice. Tali vernici sono adatte a scafi dislocanti e non troppo veloci, poiché altrimenti l’eccessivo impatto con l’acqua porterebbe via troppi strati in poco tempo tuttavia oggi ne esistono diversi modelli in commercio adatte ad essere usate anche ad alte velocità. Essendo più “morbide” sono più semplici da rimuovere durante il rimessaggio.

Le antivegetative a matrice dura sono ideali invece per barche performanti e che restano molto tempo in acqua. Alla base del processo c’è il rilascio di biocidi che non consentono la crescita della vegetazione. A questo proposito negli ultimi anni le formulazioni delle vernici sono state modificate al fine di avere sempre meno impatto ambientale a causa del rilascio eccessivo di biocidi. Le antivegetative a matrice elastica infine sono specificamente studiate per essere applicate su superfici flessibili, esempio classico i tubolari del gommone.

Le vernici sono tossiche: mascherina, guanti e tuta

Le vernici antivegetative sono prodotti biocidi, ossia che uccidono i microrganismi marini e per questa ragione hanno un certo grado di tossicità che può provocare reazioni allergiche anche se da qualche anno la normativa europea BPR ha imposto l’utilizzo di formulazioni più rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo. Ad ogni modo, per fare carena è consigliabile indossare un minimo di dispositivi di protezione individuale come mascherina per riparare il naso e la bocca, occhiali e guanti, specialmente durante le operazioni di rimozione delle vecchie vernici.

Pulire la carena con idropulitrice e prodotti appositi

La prima operazione da compiere per fare carena è rimuovere la vegetazione  accumulata sotto allo scafo durante la stagione precedente. In genere si tratta di concrezioni calcaree e alghe che aderiscono alle porosità che si creano sull’antivegetativa mentre la barca è in acqua. Può essere pulito anche con l’uso di un’idropulitrice oppure potete utilizzare appositi prodotti presenti sul mercato nautico, ma fate attenzione poiché sono altamente acidi (pH1). Inevitabilmente con l’idropulitrice rimuoverete qualche punto di vernice, ma non è affatto un male. Consiglio: la procedura ha una maggior resa se fatta nelle 48 ore successive all’alaggio poiché si da meno tempo alle concrezioni di aderire allo scafo. Se non l’avete già fatto, in commercio ci sono

Eliminare la vecchia antivegetativa

Il secondo passaggio è quello di rimuovere l’antivegetativa applicata nella stagione precedente per consentire a quella nuova di aderire perfettamente allo scafo. A questo punto ci sono due opzioni: rimuovere solo lo strato superficiale della vecchia antivegetativa oppure rimuovere tutti gli strati e portare la carena a zero. Per rimuovere solo lo strato superficiale basta usare una levigatrice rotorbitale munita di dischi con grana da 80 a 220 e procedere per tutta l’opera viva togliendo solo la parte principale secca della vernice. Sotto il primo strato ormai ossidato e opaco apparirà lo strato sottostante con un colore più vivo.

Antivegetative per barche e gommoni

Antivegetative per barche

Una protezione adeguata da vegetazione e microorganismi permette di ridurre i consumi migliorare le prestazioni e mantenere lo scafo in ottima salute.

Per portare invece la carena a zero, se ci sono pochi strati di vernice si può ripetere l’opzione precedente e andare di levigatrice con grana più grossa fino ad arrivare al gelcoat. Se invece ci sono molti strati di vernice è meglio usare appositi prodotti svernicianti specifici per utilizzo nautico come lo Stripcarena di Aemme o altri prodotti simili a base di composti atossici.

Prodotti svernicianti: consigli per l’uso

Approfondiamo a questo punto l’argomento dei prodotti svernicianti. Ne esistono due tipologie: quelli a solvente e quelli a acqua. I primi sono molto aggressivi, agiscono in circa 20 minuti e permettono un lavoro adeguato in tempi rapidi. Lo svantaggio e che se non siamo attenti intacchiamo il gelcoat e danneggiamo lo scafo. Quelli ad acqua sono più sicuri perché non intaccano il gelcoat, ma richiedono tempi di azione più lunghi rispetto a quelli a base di solventi. I tempi d’uso variano da marchio a marchio, ma orientativamente si parla di 2 ore per ogni strato di vernice. Per questo motivo il consiglio è di applicarli nel tardo pomeriggio e farli agire tutta la notte e poi procedere al mattino con la rimozione della vernice.

Se scegliete lo sverniciatore, indipendentemente dalla tipologia, assicuratevi che non si asciughi, la superficie deve restare umida e morbida per consentire l’azione corretta, altrimenti vi troverete a dover carteggiare uno strato in più e sarete punto e a capo perdendo tempo e denaro. Una volta rimossa la gran parte della vernice, procedete con levigatrice a rimuovere i residui di vernice per livellare la superficie.

Carena a nudo: verificarne lo stato di salute

Una volta riportata a nudo la carena, si può approfittare per controllarla a fondo, osservare se ci sono segni di usura, vecchi colpi contro oggetti alla deriva o scogli, crepe o bolle da osmosi e procedere alle eventuali riparazioni per tempo. Dopodiché si passa alle fasi della verniciatura e dell’applicazione dell’antivegetativa. Questo ultimo passaggio va portato a termine quanto più vicino possibile al momento del varo, perché le antivegetative si attivano al contatto con l’acqua e una volta attivate se restano fuori dal mare perdono la loro funzione e si deteriorano inutilmente. Per questo motivo si tende ad effettuare il ciclo di verniciatura intorno alle 48 ore precedenti il varo, altrimenti c’è il rischio che con la pioggia o i lavaggi della barca si attivi la vernice che risulterà meno performante durante la stagione.

Ogni marchio di antivegetativa ha il proprio ciclo di verniciatura consigliato in base al tipo scelto. È sempre bene applicare prima di tutto un primer per facilitare l’ancoraggio della vernice ed scegliere fondi isolanti quando si utilizza un’antivegetativa di marca o tipologia differente rispetto a quella precedente. Ricordatevi, quando la barca viene spostata dai supporti su cui sostava di passare la vernice anche in quei punti dove vi era poggiato lo scafo e che quindi non erano stati verniciati. Fatta questa operazione non vi rimane che varare la barca e godervi le meritate navigazioni.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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