Elettricità a bordo: le prese elettriche da banchina

Una guida su come collegarsi correttamente alle colonnine elettriche, le prese necessarie, gli adattatori e qualche trucco per non rimanere mai a secco di energia.

Lungo ogni banchina dei porti turistici sono installate apposite colonnine a cui i diportisti possono collegarsi per prelevare corrente a 220V. Avere la possibilità di utilizzare questa fonte di energia ci è utile in numerose occasioni, dalla ricarica delle batterie di bordo all’utilizzo dei comuni utensili elettrici per effettuare qualche lavoro di manutenzione, l’importante è dotarsi dei giusti accessori: prese, adattatori, prolunghe e sdoppiatori. Vediamoli nel dettaglio:

Colonnine energia elettrica

Collegarsi alla rete elettrica della banchina: spine e prese

Sulle colonnine di terra, la presa elettrica più comune è tradizionalmente la tripolare da 16 Ampère. Derivata dal settore industriale e da tempo diffusa anche in quello nautico, la “tripolare”, solitamente in materiale plastico, è robusta, impermeabile ed economica. Può capitare tuttavia che una volta trovata una colonnina disponibile in porto si provi inutilmente a inserirvi questa presa, accorgendosi solo in un secondo tempo che “maschio” e “femmina” proprio non si accoppiano. Cosa succede? Con ogni probabilità l’attacco messo a nostra disposizione dal porto è predisposto per accogliere una più “potente” presa da 32A, capace di soddisfare le esigenze di barche dotate di apparati elettrici ed elettronici dai consumi più elevati. Frigoriferi, sistemi di riscaldamento, aspirapolvere e condizionatori sono sempre più presenti sulle nostre imbarcazioni e stanno diventando lo standard anche sugli scafi più piccoli. Per rispondere alla crescente domanda di energia elettrica in banchina, i gestori dei porti turistici, da diversi anni hanno iniziato a dotare le colonnine di prese sempre più potenti, da 32 A, 63A fino a 100A, queste ultime riservate agli yacht più “voraci”.

spina-banchina-tripolare-maschio-16a
Spina tripolare maschio adatta al collegamento con le colonnine della banchina

L’accoppiamento maschio-femmina di questo tipo di connettori è a prova di errore. I contatti sono di dimensioni diverse e disposti in maniera tale che non è possibile sbagliare la connessione, scongiurando in questo modo pericolose inversioni di polarità.

– Spine e Prese da banchina nello shop >

Portare la 220V in barca, le diverse soluzioni

Per la connessione alla banchina è dunque sufficiente una comune spina stagna industriale maschio, esattamente quella che vediamo utilizzare sui cantieri da muratori ed elettricisti. Ma lato barca? Vediamo le diverse soluzioni possibili.

1. Barche con impianto a 220V e presa di ingresso

Al giorno d’oggi, le barche da crociera sono dotate di un impianto elettrico a 220 V che distribuisce la corrente di terra all’interno dell’imbarcazione. La comodità di poter usufruire di questa risorsa è palese, in quanto ci permette di disporre in barca degli stessi elettrodomestici che utilizziamo a casa, senza avere inoltre il pensiero che queste utenze vadano a scaricare le batterie di bordo. Su queste imbarcazioni la corrente della banchina fa il suo ingresso a bordo attraverso un’apposita presa, normalmente installata a poppa. (ne vedremo le caratteristiche più avanti)

Presa barca ingresso 220 V
Presa da installare sullo scafo per l’ingresso della corrente della banchina

Si tratta di particolari prese a tenuta stagna espressamente progettate per utilizzo nautico, ovvero capaci di assicurare a lungo tempo una connessione elettrica sicura ed affidabile senza soffrire le sollecitazioni del corrosivo ambiente marino. Il nostro cavo elettrico da banchina dovrà dunque avere lato barca una spina compatibile con la presa di poppa.

2. Barche prive di impianto a 220V 

Se la nostra barca invece non possiede un impianto a 220V ma a bordo è presente un caricabatteria avremo comunque la necessità di disporre di un attacco per il collegamento alla rete elettrica della banchina. Anche in questo caso sarebbe buona norma, ove non fosse già presente, installare a poppa l’apposita presa per l’ingresso della 220V, un accessorio economico ma in grado di offrire un collegamento pratico e sicuro in ogni condizione meteo. In alternativa una soluzione più semplice consiste nel far uscire dal caricabatteria uno spezzone di cavo alla cui estremità ci sarà una classica spina industriale maschio identica a quella che utilizziamo per connetterci alla colonnina.
Il cavo da banchina in questo caso avrà la solita spina maschio lato banchina e una spina femmina dello stesso tipo lato barca.

3. Per utilizzi saltuari 

Se utilizziamo la 220V solo saltuariamente per alimentare utensili elettrici durante i lavori di manutenzione oppure per collegare al volo una stufetta durante le giornate più fredde, potremmo optare per soluzioni più semplici mutuate dal settore civile. Esistono infatti sul mercato prolunghe elettriche con arrotolatore sul quale troveremo disponibili prese di diverso genere a cui collegare i nostri dispositivi. Questi accessori facilmente reperibili presso un qualsiasi negozio di materiale elettrico ci concedono la libertà di portare la corrente alternata in barca in maniera economica e pratica e risultano davvero utili in certi casi anche su imbarcazioni con un proprio impianto a 220V.  Poichè si tratta di prodotti non progettati per uso nautico è consigliabile riporli in luoghi asciutti e verificarne sempre lo stato prima di ogni utilizzo.

Prolunga-elettrica-industriale

Evitare infortuni con il salvavita

Se intendiamo utilizzare cavi volanti è sicuramente consigliabile acquistare un modello con interruttore di protezione integrato. In caso di assorbimenti anomali questi interruttori interrompono automaticamente il circuito disconnettendoci dall’alimentazione elettrica. La protezione è comunemente disponibile anche sulle colonnine di terra ma con la 220V è meglio non scherzare e, specialmente quando si è vicini all’acqua, avere una protezione ulteriore non dà certo fastidio.

Se portiamo a bordo la 220V attraverso l’apposita presa di coperta non dovremmo solitamente preoccuparci di integrare un interruttore di sicurezza. Un impianto a 220V correttamente eseguito infatti, prevede sempre un differenziale di protezione (salvavita) sul quadro elettrico generale.

Portare la 220V in barca, le diverse soluzioni

Per la connessione alla banchina è dunque sufficiente una comune spina stagna industriale maschio, esattamente quella che vediamo utilizzare sui cantieri da muratori ed elettricisti. Ma lato barca? Vediamo le diverse soluzioni possibili.

1. Barche con impianto a 220V e presa di ingresso

Al giorno d’oggi, le barche da crociera sono dotate di un impianto elettrico a 220 V che distribuisce la corrente di terra all’interno dell’imbarcazione. La comodità di poter usufruire di questa risorsa è palese, in quanto ci permette di disporre in barca degli stessi elettrodomestici che utilizziamo a casa, senza avere inoltre il pensiero che queste utenze vadano a scaricare le batterie di bordo. Su queste imbarcazioni la corrente della banchina fa il suo ingresso a bordo attraverso un’apposita presanormalmente installata a poppa. (ne vedremo le caratteristiche più avanti)

Presa barca ingresso 220 V
Presa da installare sullo scafo per l’ingresso della corrente della banchina
 

Si tratta di particolari prese a tenuta stagna espressamente progettate per utilizzo nautico, ovvero capaci di assicurare a lungo tempo una connessione elettrica sicura ed affidabile senza soffrire le sollecitazioni del corrosivo ambiente marino. Il nostro cavo elettrico da banchina dovrà dunque avere lato barca una spina compatibile con la presa di poppa.

2. Barche prive di impianto a 220V 

Se la nostra barca invece non possiede un impianto a 220V ma a bordo è presente un caricabatteria avremo comunque la necessità di disporre di un attacco per il collegamento alla rete elettrica della banchina. Anche in questo caso sarebbe buona norma, ove non fosse già presente, installare a poppa l’apposita presa per l’ingresso della 220V, un accessorio economico ma in grado di offrire un collegamento pratico e sicuro in ogni condizione meteo. In alternativa una soluzione più semplice consiste nel far uscire dal caricabatteria uno spezzone di cavo alla cui estremità ci sarà una classica spina industriale maschio identica a quella che utilizziamo per connetterci alla colonnina.
Il cavo da banchina in questo caso avrà la solita spina maschio lato banchina e una spina femmina dello stesso tipo lato barca.

3. Per utilizzi saltuari 

Se utilizziamo la 220V solo saltuariamente per alimentare utensili elettrici durante i lavori di manutenzione oppure per collegare al volo una stufetta durante le giornate più fredde, potremmo optare per soluzioni più semplici mutuate dal settore civile. Esistono infatti sul mercato prolunghe elettriche con arrotolatore sul quale troveremo disponibili prese di diverso genere a cui collegare i nostri dispositivi. Questi accessori facilmente reperibili presso un qualsiasi negozio di materiale elettrico ci concedono la libertà di portare la corrente alternata in barca in maniera economica e pratica e risultano davvero utili in certi casi anche su imbarcazioni con un proprio impianto a 220V.  Poichè si tratta di prodotti non progettati per uso nautico è consigliabile riporli in luoghi asciutti e verificarne sempre lo stato prima di ogni utilizzo.

Prolunga-elettrica-industriale

Evitare infortuni con il salvavita

Se intendiamo utilizzare cavi volanti è sicuramente consigliabile acquistare un modello con interruttore di protezione integrato. In caso di assorbimenti anomali questi interruttori interrompono automaticamente il circuito disconnettendoci dall’alimentazione elettrica. La protezione è comunemente disponibile anche sulle colonnine di terra ma con la 220V è meglio non scherzare e, specialmente quando si è vicini all’acqua, avere una protezione ulteriore non dà certo fastidio.

Se portiamo a bordo la 220V attraverso l’apposita presa di coperta non dovremmo solitamente preoccuparci di integrare un interruttore di sicurezza. Un impianto a 220V correttamente eseguito infatti, prevede sempre un differenziale di protezione (salvavita) sul quadro elettrico generale.

La presa per l’ingresso della 220V sulla barca

Sulle barche più evolute, ovvero che dispongono di un impianto a 220V, abbiamo a disposizione un’apposita presa a 220V solitamente montata nel pozzetto o sullo specchio di poppa. Si tratta di prese diverse rispetto a quelle industriali utilizzate in banchina e progettate esclusivamente per uso nautico, garantendo ingombri limitati, facilità di connessione, impermeabilità totale e massima resistenza ai raggi UV e alla corrosione del salino. In questo tipo di connettori, presi in prestito dal mercato statunitense, dove l’azienda Marinco la fa da padrona, anche le prese da banchina hanno questo tipo di attacco, i contatti non sono cilindrici ma lamellari e consentono l’accoppiamento in un’unica posizione per evitare accidentali inversioni di polarità. E’ inoltre presente una ghiera filettata che oltre a impedire l’accidentale disconnessione del cavo ha il compito di sigillare ulteriormente l’accoppiamento presa-spina mettendolo al riparo da indesiderati ingressi di acqua.

Scegliere il cavo elettrico da banchina

Il cavo da banchina nel suo insieme, è dunque formato da tre elementi: due spine, una maschio e una femmina alle due estremità, ed il cavo vero e proprio. E’ indispensabile scegliere cavi tripolari con rivestimento protettivo specifico per resistere alle sollecitazioni dell’ambiente marino e ad eventuali contatti accidentali con gasolio o benzina, potenzialmente presenti nell’acqua del porto o nel gavone in cui il cavo viene riposto. Le gomme di rivestimento tradizionali infatti tendono a deteriorarsi molto più velocemente ed a perdere elasticità a contatto con gli elementi che abbiamo già citato oltre ai raggi UV, per questo nei cavi per la nautica si utilizza una speciale gomma al neoprene, che dà dei risultati di durata eccellenti.

Esistono fondamentalmente due soluzioni: o si comprano cavi già pronti della lunghezza desiderata con i relativi attacchi, oppure se avete un minimo di manualità è possibile acquistare il cavo e le spine separatamente, ed assemblare il tutto con il fai da te.

Cavi preconfezionati
I cavi preconfezionati ci tolgono parecchi pensieri, nel senso che vengono venduti già pronti ed è sufficiente scegliere quello che si adatta meglio alle nostre esigenze. Pertanto è sufficiente verificare quale tipo di attacco è presente sulla nostra barca e quale invece è presente in banchina nel nostro porto di stazionamento. Spesso si trovano in vendita cavi già pronti con una sola presa (solitamente quella lato barca), lasciando la libertà all’utente finale di decidere in base alle proprie esigenze quale altro terminale attaccare.

Cavo-banchina-con-spina
Cavo banchina con spina di collegamento femmina
 

Il cavo da banchina “fai da te”
Se ci si vuole cimentare con il fai da te, basta semplicemente scegliere, in base a quello che abbiamo detto in precedenza, le due spine (maschio + femmina), il cavo della lunghezza desiderata e divertirsi qualche minuto per realizzare i collegamenti.
E’ sicuramente utile avere più di un cavo a bordo, da utilizzare in caso il cavo primario venga danneggiato o si debba sostare in porti in cui l’accesso alle colonnine è particolarmente difficoltoso o lontano. In genere è preferibile avere più cavi piuttosto che uno solo molto lungo. Facendo un esempio, anziché un cavo unico da 15 metri sarà decisamente più comodo avere a disposizione due cavi magari da 5 e da 10 metri, che riusciremo certamente a gestire in modo più pratico a seconda delle situazioni.
La realizzazione artigianale dei cavi ci dà ovviamente la massima libertà di scelta sulla qualità e tipologia degli accessori, ovvero sulla lunghezza dei cavi e sulla tipologia di connettori che desideriamo montare alle estremità.

Prolunghe e Adattatori, passepartout per ogni situazione

Gli attacchi in banchina rispecchiano uno standard europeo, quindi per chi naviga nei paesi CEE non dovrebbero esserci grossi problemi di compatibilità delle proprie prese. Come sempre però, il consiglio è quello di informarsi bene prima della partenza circa le usanze dei paesi che andremo a visitare, in modo da attrezzarsi in anticipo con eventuali adattatori e non dover scoprire una volta giunti a destinazione che il proprio cavo non si può utilizzare. In ogni caso è sempre buona norma poter disporre di una discreta varietà di spine, cavi e prese per potersi adattare velocemente alle diverse situazioni e come eventuale riserva in caso di malfunzionamento del cavo banchina principale.

Diffusissimo ad esempio l’adattatore 16A-32A, facilmente assemblabile artiginalmente in pochi minuti. E’ sufficiente uno spezzone di cavo elettrico marino lungo circa 50 cm. da completare con una presa femmina da 16 Ah da un lato e da una presa maschio da 32 Ah dall’altro. In questo modo avrete la sicurezza di potervi collegare alla maggior parte delle colonnine esistenti nei marina turistici.

Sdoppiatore per collegamento in banchina

Molto utile anche lo sdoppiatore che può servire a farsi spazio anche in una colonnina già completamente sfruttata: da un attacco, infatti, ne fa due.

Con la corrente non si scherza

Il cavo da banchina è spesso maltrattato e l’importanza della sua integrità è solitamente sottovalutata. Il cavo è continuamente esposto alle intemperie, ai raggi solari e può strofinare sulla banchina o in coperta rischiando di esporre pericolosamente all’esterno le parti elettriche. E’ bene dunque controllarlo accuratamente prima di ogni utilizzo. Il cavo non deve mai toccare l’acqua, non deve essere danneggiato e tutte le connessioni devono essere in perfetto stato. Con la 220V, lo sappiamo, non si scherza, e una piccola disattenzione potrebbe mettere seriamente in pericolo noi stessi, il nostro equipaggio e le persone delle imbarcazioni vicine.

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1 Comment
  1. Attenzione con i cavi dotati di arrotolatore: nel caso si intenda alimentare apparecchi di elevato amperaggio (aspirapolvere, stufe elettriche, utensili elettrici ad alto consumo) è opportuno srotolare comunque tutta la lunghezza del cavo. Infatti se il filo resta arrotolato viene a costituire un carico induttivo che, oltre ad aumentare il consumo, provoca il riscaldamento del cavo stesso
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