Disalbera in oceano: ecco come un ex marine si è salvato

Quando il Wauquiez Gladiateur di 33 piedi di Jock Hamilton ha disalberato in oceano, a 500 miglia dalla terraferma, l’ex marine ha creato un armo di fortuna utilizzando un albero e le vele di un Laser. Così ha navigato per 1.500 miglia fino a casa.

Disalberamento in oceano. Navigava in solitario con circa 20 nodi di vento e 3 metri di onda. Condizioni tutt’altro che straordinarie in oceano. A un certo punto però sente un forte “bang” e fa appena in tempo a girarsi per vedere crollare in coperta l’albero del suo Freya, un Wauquiez Gladiateur di 33 piedi. In quel momento Jock Hamilton, un ex marine con la passione della vela, si trova a oltre 500 miglia dalla terraferma e sa con certezza che si trova nei guai seri.

Camminando con attenzione sul lato sinistra della coperta capisce immediatamente la causa del disastro: si è rotto un raccordo al quale era stata fissata la sartia inferiore di sinistra. Il boma si trova in gran parte sulla coperta di dritta, mentre l’albero continua a “segare” avanti e indietro tutto il parapetto sinistra. È pericoloso tenerlo così, perché può fare danni ancora più gravi e condizionare la galleggiabilità dello scafo. In coperta inoltre è pieno di detriti e spuntoni di alluminio con cui può ferirsi da un momento all’altro a causa del rollio della barca.

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Disalberamento in oceano

Per prima cosa: sgombrare la coperta dai detriti

Disalberamento in oceano. Decide di liberarsi di tutto. Prende una serie di utensili tra cui delle tronchesi, un seghetto e una smerigliatrice e si mette subito al lavoro per tagliare i pezzi di cavo. Non appena riesce a liberare completamente il moncone dell’albero da tutti i fissaggi, lo lascia sfilare delicatamente lungo la fiancata e lo vede scomparire nelle profondità dell’Atlantico settentrionale. Finito il lavoro, si prepara una tazza di thè e cerca di riflettere sulla situazione.

Jock Hamilton si trova a circa 500 miglia da Halifax, in Nuova Scozia, e a 1.500 miglia dalla destinazione prevista, ossia Newport, dove lo aspettano quattro amici per partecipare a una regata atlantica. L’unica cosa sensata da fare gli sembra quella di continuare a navigare verso Newport sfruttando la corrente del Nord Atlantico. In serata però è prevista una burrasca. Sono le 14.45 e già il mare e il vento stanno aumentando.

Disalberamento in oceano

Disalberamento in oceano. Niente “Sos”, ce la posso fare!

Ha bisogno di allestire un armo di fortuna, ma viste le previsioni meteo decide che è meglio aspettare almeno il passaggio della burrasca. Nel frattempo imposta il pilota automatico della barca e contatta sia la sorella che un amico che a casa gli gestisce il blog mentre è in navigazione. L’antenna Iridium è in pozzetto. Li rassicura che sta bene e che la Freya non ha altri danni. La cambusa è piena di cibo e nei serbatoi c’è il pieno di carburante, acqua e gas.

Disalberamento in oceano. Jock riflette in seguito se sia stato sciocco non chiedere aiuto in quel momento, ma sa bene che sbarcare dalla Freya, soprattutto con maltempo, sarebbe pericoloso. Inoltre non sopporterebbe lo strazio di ritrovare la barca magari distrutta sulla costa occidentale dell’Europa. L’alternativa sarebbe aspettare un cargo e affondarla di proposito, aprendo una presa a mare. Non ci vuole pensare.

Ho il rig di un vecchio Laser: qualcosa mi invento

Trascorrono 36 ore. Freya naviga nella burrasca facendo dai 3 ai 6 nodi con un mare impressionante. Un amico di Jock si trova nello stesso tratto di oceano a bordo di Lazy Otter, un Rustler 36 che abbatte l’albero in acqua per tre volte e rompe il timone a vento. A distanza di due giorni dall’incidente approfittando del bel tempo Jock Hamilton prova duanque ad allestire il suo armo di fortuna usando un albero e una vela di un vecchio Laser che ha portato con sé in caso di necessità.

Non è facile lavorare da solo con i pochi arnesi disponibili e tutta la barca che continua a muoversi. Ogni soluzione viene provata e riprovata per funzionare in sicurezza e in modo efficace. Alla fine dopo tante ore di fatica Jock riesce nel suo intento e approfittando del vento per lo più favorevole punta dritto verso Newport. Riesce a percorre in media 80 miglia al giorno, con un massimo di 109 miglia. Ha dovuto solo ricucire più volte la vela che si è strappata a causa del vento e durante tutta la navigazione ha trovato il tempo di cucinare il pane e rilassarsi.

Quando è arrivato a Newport ha ricevuto un grande benvenuto, con una flottiglia di barche e un molo fiancheggiato da amici che sventolavano bandiere per la sua piccola impresa. Una volta a terra ha fatto controllare da un tecnico il bullone rotto che non aveva nessun segno di corrosione e si è semplicemente rotto di netto sotto carico. Anche avendo ispezionato quel dettaglio prima di partire non si sarebbe accorto di nulla.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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