Il navigatore e Sailing Coach Luca Sabiu in occasione del trasferimento del suo Class 40 Flow dalla Bretagna (Francia) al Mar Tirreno ci spiega come preparare le dotazioni di emergenza e dove collocarle a bordo per una qualsiasi navigazione.

Ci troviamo in Biscaglia per il trasferimento di una barca dalla Bretagna, Francia, al mar Tirreno in un mese dell’anno difficile dal punto di vista meteorologico. Sono molto felice di raccontarvi il mio modo di preparami le dotazioni per una navigazione di oltre 2.000 miglia. Questa non vuole essere una ” sacra bibbia” di come fare, ma solo il mio metodo personale che dopo tanti anni e tante miglia sulle barche più svariate rimane sempre invariato perché nel momento di necessità io ragiono così: “se nella mia testa è ben chiaro le mie mani saranno veloci“.

Oggi vi racconto come gestisco le dotazioni sottocoperta di qualsiasi barca e nello specifico di questo Class 40 che porteremo dall’Atlantico al Tirreno insieme a MagellanoStore.

Un check delle dotazioni di bordo

Una volta arrivato a bordo, inizio il mio metodo di lavoro che segue sempre la stessa identica procedura e analisi. Metto fuori tutte le dotazioni da prua a poppa che sono sparse per i gavoni della barca e le appoggio sul tavolo o su un piano. Questa operazione vi illuminerà e vi farà capire chiaramente e immediatamente le abitudini e il tipo di navigazioni dell’attuale proprietario o skipper. A volte in questa fase scopro situazioni drammatiche, altre volte invece barche altamente preparate, ma a voi non deve interessare perché da quel momento il comandante sarete voi e si farà secondo il vostro metodo.

Uso sacca o il bidoncino stagno?

Io sulle mie barche uso i bidoni stagni che vedete nella foto scattata per voi su questo Class 40. Questo perché ritengo che in questo modo il materiale rimanga più protetto. Per i trasferimenti, se raggiungo la barca in aereo oppure non so cosa mi aspetterà, porto sempre una sacca stagna. Non nego che sulle barche da crociera la sacca è decisamente più comoda da stivare. Ho testato la Shark da 23 litri di Trem ed è perfetta perché di colore arancione fluo, leggera ma di tessuto davvero resistente e inoltre, se la gonfiate tramite la sua valvola, galleggia, quindi eccezionale e fa davvero al caso nostro. Indispensabile per chi utilizza barche in locazione.

A questo punto inserisco, una per una, tutte le dotazioni nella sacca spuntando la lista di quelle obbligatorie e quelle della mia personale verificando scadenze e funzionamento: per esempio la torcia stagna va insieme alle sue batterie e una lampadina di scorta, se le batterie presentano ruggine, le butto e le acquisto nuove; il Vhf e il Gps portatile prima li carico, poi li verifico e solo poi li metto nella borsa con le loro batterie di ricambio; aggiungo quindi una bottiglia di acqua e qualche scatoletta di carne in scatola, una lampada frontale con luce strobo e relativa batterie di scorta, e così via…

Terminato il lavoro e spuntate le voci della due liste, chiudo la borsa stagna e comunico a tutto l’equipaggio che “la sacca di sopravvivenza” è pronta. Quindi mostro il gavone o lo stipetto “vicino all ingresso“ dove la andrò a posizionare e la riporto sul disegno-schema appeso a bordo e ben visibile a tutti. Il risultato di questo lavoro è avere ordine in barca, ma sopratutto sapere che tutto quello che mi serve è dentro una sola sacca e in un posto ben preciso e conosciuto a tutti.

Cosa lascio fuori dalla borsa di sopravvivenza?

Fuori dalla borsa di sopravvivenza lascio i coni turafalle (che lego sempre) vicino alle prese a mare o agli scarichi a mare. Sempre nella foto per esempio vedete un cono nastrato al periscopio del Ballast, immaginate non averlo in questa posizione in caso di rottura: 750 litri di acqua a spasso per la barca che ha tanta elettronica e quindi guai seri. La pasta turafalle la posiziono per abitudine sempre vicino al log e speed nastrata con i suoi coni.

Inoltre lascio fuori dalla sacca sempre un fuoco a mano di rapida segnalazione che lascio in pozzetto nella sacca porta scotte sempre con metodo: sempre quella a destra e quella più a prua. Per il resto cerco di mettere tutto dentro la sacca, ecco perché la 23 litri è ideale. Non dimenticate di aggiungere un coltello senza punta, un trancia sartie, del nastro ripara vele, qualche metro di Dyneema scalzato del 4 mm con il vostro piccolo kit per le piombature e non avrete bisogno di alcun grillo di scorta.

Gli apparati elettronici di sicurezza

Per questa navigazione dalla Bretagna al Tirreno abbiamo a bordo ottimi apparati di sicurezza e ve li descrivo velocemente:

Epirb: acquistatelo con Gps, posizionato vicino all’ingresso recuperabile sia da dentro che da fuori; pensate che durante il mio naufragio del 2017 avendo le costole rotte mi sono potuto salvare proprio perché avendolo posizionato nel punto corretto allungando la mano dal pozzetto sono riuscito a prenderlo e attivarlo. Vi consiglio di fare spesso il test battery e verificare la scadenza del pacco batteria.

Plb: fondamentale, soprattutto per chi prende barche in locazione che non hanno Epirb a bordo, mai più senza. Dove metterlo? Nel giubbotto autogonfiabile senza pensarci un secondo; in genere mostro all’equipaggio che aprendo la cerniera del mio giubbotto (dovessi mai essere svenuto e in pericolo) troveranno questo apparato e spiego loro il funzionamento e i rischi di una inutile attivazione.

Ais mob: altro apparecchio che in altura tengo a bordo, io lo tengo in tasca e quando le condizioni si fanno impegnative lo cedo a chi è di turno fuori in pozzetto in quanto io ho già il Plb addosso e tendo per ragioni di sicurezza a non dare il mio giubbotto agli allievi , è giusto ricordare che se la barca non è dotata di AIS il naufrago potrà essere  localizzato solo dalle imbarcazioni che lo possiedono, L apparato ha una strobo.

Radio Vhf Cobra HH 600: un Vhf con Gps e Dsc non esiste un motivo per non averla a bordo, di enorme utilità pratica, resistente, robusta e ha il Dsc. Meravigliosa.

AIS Sart: posizionato come l’Epirb all’ingresso sarà il nostro bagaglio sulla zattera .

Antenna Vhf d’emergenza: dovessimo mai disalberare la nostra antenna Vhf risulterebbe fuori uso ma non la nostra radio; svitando il connettore della vecchia antenna e avvitando il nuovo ecco che il nostro Vhf tornerà a trasmettere.

Luca Sabiu

www.lucasabiu.com

Luca Sabiu
Luca Sabiu

Professionista oceanico e navigatore solitario. Istruttore con più di 200 allievi all’attivo e formatore esterno per la scuola nautica Vivere la Vela con la quale collabora da anni, founder del team d’eccellenza MasterSail.

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