Il rollafiocco è un aiutante prezioso che facilita la regolazione delle vele di prua direttamente dalla postazione del timoniere e permette di condurre la barca senza grandi sforzi anche a equipaggi ridotti. Sapete come si sceglie un rollafiocco perfettamente dimensionato per la vostra barca?

Tra le attrezzature di coperta il rollafiocco è l’accessorio che negli ultimi anni ha rivoluzionato in maniera consistente il modo di andare a vela. Alla sua comparsa diversi anni fa molti diportisti hanno storto il naso, ma oggi questo componente si è conquistato uno spazio strategico a bordo, al punto che nessuna barca da crociera che esce dal mercato ne è sprovvista.

Sia esso manuale, elettrico o idraulico, in carbonio o in alluminio, per genoa o spinnaker, il rollafiocco offre vantaggi innegabili quando invece di sostituire la vela è sufficiente cazzare una cima per ridurne la superficie. Il suo funzionamento è semplice: la vela si arrotola su un profilo montato intorno allo strallo il cui movimento è azionato da un tamburo nel quale si avvolge la scotta. Comodità ed efficienza sono quindi le caratteristiche che lo rendono prezioso a bordo. Ma come si calcolano le dimensioni del rollafiocco?

Quel genio di Ted Hood il primo a usarlo

Prima dell’avvento dell’avvolgifiocco le vele di prua erano in garrocciate sullo strallo e la vela scendeva solo a forza di braccia. La soluzione di collocare a prua un avvolgitore è nata un bel po’ di tempo fa ad opera dello statunitense Ted Hood. Forte della sua esperienza di progettista, costruttore e timoniere di Coppa America, Hood tirò fuori l’idea di usare un tamburo solidale a un profilo con una canaletta per la ralinga del genoa capace di poter ruotare a comando di una sagola. Come funziona? Semplice, un tamburo ruota in un verso o nell’altro in modo da avere la funzione di avvolgere e svolgere la vela. Poi c’è una girella in testa d’albero che serve da snodo per evitare che lo strallo, la drizza e gli eventuali profili si torcano e si danneggino e infine un elemento di collegamento tra il tamburo e la girella che può essere composto da una serie di profili con canaletta oppure da uno strallo-ralinga portante.

Tipo e dimensioni dello strallo, fattori decisivi

Vediamo allora come si dimensiona un rollafiocco. Comunemente si crede in base alla superficie della vela, ma non è proprio così. Entrano in gioco soprattutto la tipologia e la dimensione dello strallo, compreso il diametro del perno di prua. Questo è tanto più importante quando il rollafiocco funziona esso stesso da strallo. All’inizio i primi prototipi di rollafiocco si calzavano sullo strallo e giravano autonomamente da questo. Anche oggi molti adattano questa soluzione sia per l’economia che per la facilità di installazione. Ma questo comporta un considerevole svantaggio. Infatti il peso considerevole dei profili a mezz’aria determina un incremento della catenaria e con questa la curva laterale vista da poppa che fa lo strallo in navigazione che gioca a totale sfavore della capacità di funzionamento dello strallo stesso.

Per ridurre questo inconveniente ai minimi termini è necessario poter tesare lo strallo al massimo quando si è ormeggiati in banchina. Iinfatti se già in banchina lo strallo è lento, appena usciti in mare nella navigazione di bolina la catenaria sarà davvero eccessiva. Per tesare lo strallo facilmente anziché accedere all’apposito tornichetto, dovendo rialzare il tamburo del rollafiocco, si può installare un avvolgitore munito di sistema che permette di dosare lo strallo senza smontare nulla. Questa scelta si rivela ancora più importante, dato che la maggior parte delle barche adotta le crocette acquartierate e inclinate a poppa per evitare l’uso delle volanti. Questo fa sì che anche se si cazza il paterazzo lo strallo risente poco e niente di questa regolazione ed è quindi di massima importanza averlo già ben teso quando la barca è in banchina.

Un rollafiocco non dimensionato a dovere crea solo guai

Il corretto dimensionamento del rollafiocco deve tenere conto anche della lunghezza totale dello strallo, comunemente nota come “lunghezza perno-perno”: una data taglia di rollafiocco sarà capace di operare bene per una dimensione di strallo, ma avrà un limite per la lunghezza di profili da usare. Oltre una certa misura non si può andare pena il rischio di torcere i profili medesimi sotto sforzo. Genericamente per una taglia di rollafiocco ci sarà una misura standard di strallo e la possibilità di aggiungere una sola stecca di profili.

Per individuare quindi la dimensione corretta dell’avvolgifiocco è necessario rifarsi alle tabelle delle misure che ogni produttore possiede in catalogo, rispetto alle dimensioni dello strallo che montate sulla vostra imbarcazione.

Diametro del tamburo: influisce sui carichi di lavoro

Nella scelta del componente è bene poi conoscere il materiale con cui è costruito il tamburo. In particolare deve essere leggero, solido e con profilo aerodinamico così da consentire di lavorare meglio con elevati carichi con vela ridotta. Altro punto cruciale è la giunzione degli estrusi che deve essere progettata per durare negli anni e sopportare ogni carico e torsione. Inoltre il sistema si deve montare sullo strallo già esistente sulla barca.

Elemento molto importante è anche la dimensione interna del tamburo: se ha un maggiore diametro facilita moltissimo la riduzione della vela anche con vento sostenuto. Nei prodotti migliori il tamburo ruota attorno al proprio asse, sostenuto da un sistema di sfere in Torlon di grande diametro, così da ridurre notevolmente gli attriti, la manutenzione e la lubrificazione. Assicurarsi infine che le girelle della mura e della penna siano indipendenti così da permettere sempre alla vela, anche quando è ridotta, di mantenere la forma ottimale.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

1 Comment
  1. Tutto perfetto ma io mi domandavo se il diametro della cima di avvolgimento possa influenzare in qualche modo il riavvolgimento soprattutto con vento sostenuto?

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