Con il suo passaggio stretto tra alte pareti rocciose, il Canale di Corinto è un’esperienza di navigazione che non lascia indifferenti. Ecco come prepararsi al meglio, gestire le pratiche burocratiche e superare lo stretto in sicurezza.

Un taglio netto, dritto e deciso nella roccia calcarea che sembra dato dalla mano ferma di un dio che impugna una lama affilata. Così appare il Canale di Corinto. Una sottile ferita capace di dividere in due la Grecia, trasformare il Peloponneso in un’isola e mettere in comunicazione due mari, lo Ionio e l’Egeo. Ancora oggi, a 127 anni dalla sua inaugurazione avvenuta nel 1893, attraversarlo in barca regala emozioni fortissime. Per quei diportisti che navigano dal Mar Ionio verso la Grecia è quasi d’obbligo affrontare questo passaggio mitico, sia per risparmiare miglia, in quanto la rotta per le isole del Egeo è decisamente più breve, sia per la bellezza, il fascino e l’imponenza delle sue alte pareti a strapiombo.

E sono molti i naviganti che ci transitano: ogni anno sono oltre 11.000 le imbarcazioni che attraversano il Canale di Corinto, di cui circa il 60 per cento barche da diporto e il 40 per cento navi commerciali. La maggior parte del traffico avviene naturalmente durante la stagione estiva, circa il 70 per cento con quasi 3.000 imbarcazioni che transitano in entrambe le direzioni. Vediamo allora come è nato, come è regolato il transito, le informazioni utili e qualche consiglio per rendere piacevole e sicura questa esperienza di navigazione.

Una scorciatoia per l’Egeo

Il Canale di Corinto è un alveo artificiale navigabile che collega il Golfo Saronico, nel Mar Egeo, con il Golfo di Corinto, nel Mar Ionio, tagliando in due l’istmo che li separa. Costruito tra il 1881 e il 1893, ha una lunghezza di 3,2 miglia, una larghezza minima di 24,6 metri sul livello del mare e una profondità massima di 8 metri che limita il passaggio a navi di stazza medio-piccole (circa 10.000 tonnellate).

La sua utilità per i naviganti è soprattutto quella di risparmiare oltre 100 miglia sulla rotta tra il Mar Ionio e il Mar Egeo: il risparmio è maggiore per le rotte in cui il punto di partenza o di arrivo siano collocati più vicino all’istmo, cioè nel Golfo di Corinto a Ovest o nel Golfo Saronico a Est, mentre si attesta sulle 250 miglia nel caso di circumnavigazione completa del Peloponneso. Caratterizzato da un percorso rettilineo e incastonato da alte pareti rocciose a picco, il maggiore limite del canale è la sua ristretta larghezza che non consente il transito alle moderne navi transoceaniche. A detenere il record di imbarcazione più grande che abbia mai attraversato il canale è la nave da crociera Braemar (195,82 metri di lunghezza e 22,52 m di larghezza, con a bordo 929 passeggeri) della compagnia di navigazione Fred Olsen che ha effettuato con successo il passaggio il 9 ottobre del 2019.

Le stesse pareti rocciose del canale, particolarmente alte e ripide, hanno da sempre costituito uno dei principali problemi del canale, costruito oltretutto in zona sismica: i crolli di roccia sono tutt’ora abbastanza frequenti e spesso il canale deve essere chiuso per lavori di manutenzione, messa in sicurezza e dragaggio.

Un progetto antico realizzato tra mille difficoltà

L’idea di tagliare in due la Grecia e costruire un canale per mettere in comunicazione Mar Ionio e Mar Egeo risale all’antichità classica. Ci avevano provato i Greci stessi, poi seguiti dai Romani, Giulio Cesare, Caligola, ma soprattutto Nerone che nell’anno 67 a.C. per attuare l’iniziativa si fece inviare dal generale Vespasiano 6.000 schiavi fatti prigionieri durante la prima guerra giudaica. Successivamente, nel 1687, i veneziani tentarono di completare il progetto, ma le grandi difficoltà incontrate li indussero quasi immediatamente a desistere.

Con l’istituzione di uno Stato greco indipendente e soprattutto con l’apertura del Canale di Suez nel 1869 l’idea del canale greco riprese vigore. Quello stesso anno venne varata una legge che consentiva la concessione a privati della costruzione e dell’esercizio del Canale di Corinto: in cambio della realizzazione dell’opera veniva garantito il suo sfruttamento commerciale per una durata di 99 anni. Dopo varie società che si alternarono nei lavori, finalmente il 25 luglio 1893, alla presenza del re di Grecia Giorgio I, il canale fu inaugurato.

Il canale oggi: ponti intelligenti e pedaggio

Attualmente il traffico nel canale non è regolato da alcuna convenzione internazionale, pertanto, pur essendo aperto alla libera navigazione, ricade interamente sotto la sovranità greca. La società concessionaria del canale, la Aedik, cura la manutenzione e l’utilizzo del canale, percependo una tariffa di passaggio dalle imbarcazioni in transito.

Nel 1988 alle due estremità del canale sono stati realizzati due ponti stradali, a quota del mare, che consentono ad auto e pedoni di attraversare il canale. I ponti si chiamano, quello a Nord Ovest, ponte di Poseidonia, e quello a Sud Est, ponte di Isthmia. La caratteristica unica al mondo di questi ponti è che per permettere alle imbarcazioni di entrare o uscire dal canale si immergono completamente in acqua, per riemergere a transito navale avvenuto.

Guida al passaggio: consigli e precauzioni

Così per come avviene per altri passaggi famosi, come il Canale di Panama o quello di Suez, anche l’attraversamento in barca del Canale di Corinto impone il rispetto di precise regole di navigazione, il pagamento di un pedaggio e una serie di precauzioni. Il Canale di Corinto è aperto 24 su 24 escluso il martedì, dalla 5 alle 20, per l’esecuzioni di lavori di manutenzione e dragaggio. Il passaggio da Est a Ovest, ossia da Itshmia a Posidhonia è forse più semplice. Infatti basta accostare alla banchina Sud, quando sarà libera dalle imbarcazioni provenienti in senso contrario e andare a pagare. Saranno le stesse autorità presenti in ufficio a dare indicazioni su quando procedere all’attraversamento del canale.

Naturale, soprattutto per chi effettua il passaggio per la prima volta, avere una certa apprensione, che inizia durante la fase di avvicinamento: il chartplotter, il gps e la bussola, tutto ci dice che siamo in rotta, ma nulla di ciò che vediamo conferma il fatto che il canale sia davvero lì di fronte a noi. Fino a quando, finalmente, quando manca più di un miglio si profila all’orizzonte la torre di controllo sulla sinistra e poi i fanali di ingresso.

Le formalità burocratiche e il pedaggio

A circa mezzo miglio dall’imboccatura iniziano le procedure burocratiche. Prima di tutto si effettua una chiamata radio sul canale 11 del Vhf all’autorità di controllo del canale che è Isthmia Pilot. L’attesa, prima di accostare in banchina per le pratiche di ingresso e il pagamento, dipende ovviamente dal traffico. Occorre quindi compilare l’apposito modulo con i dati della barca, il porto di provenienza e destinazione, il numero persone a bordo e pagare il pedaggio nell’ufficio dell’autorità di controllo del canale. Quanto costa passare nel canale? Il pedaggio viene calcolato in base al tipo di imbarcazione e alla sua lunghezza, alla bandiera e al tipo di utilizzo (privato o commerciale). Per fare un esempio, un 53 piedi privato, bandiera inglese a vela, paga 322 euro. Il passaggio notturno prevede un sovraprezzo. Insomma un salasso, e non è un caso che rispetto alla lunghezza del passaggio, il Canale di Corinto è uno dei più cari al mondo.

Ricevuta l’autorizzazione, a questo punto si deve attendere. Di giorno quando il transito non è ancora permesso è esposta la bandiera rossa, mentre di notte ci sono due luci bianche sovrapposte. Il via libera è dato dalla bandiera blu, che nelle ore notturne è segnalato con una sola luce bianca. Subito dopo si viene contattati via radio: “5 minuti al transito”. Si accende quindi la luce verde ai lati del piccolo ponte sommergibile che scendendo sott’acqua apre così il varco all’interno del canale. Se si è da soli, il tutto si è risolto in una ventina di minuti, mentre in caso di più barche le procedure sono più lunghe e si attende di creare un convoglio con le piccole navi commerciali davanti e le barche da diporto dietro.

Navigare stretti tra due pareti di roccia

Una volta che ci si scosta dalla banchina, la navigazione è sorprendente e per certi versi surreale: si procede al centro del canale, sovrastati da pareti che diventano sempre più alte fino a raggiungere i 90 metri. Sono perfettamente verticali e di tanto in tanto sono collegate fra loro da ponti che in lontananza pare impossibile superare con il nostro albero. Invece si passa, anche se il limite c’è ed è di 52 metri di altezza.

La velocità massima consentita è di 6 nodi e in parte è condizionata dalla corrente, fra 1 e 3 nodi, che a sua volta risente della direzione del vento. Con buone condizioni il passaggio si conclude in circa 30 minuti, a una velocità di circa 5,5 nodi. Non vi sono particolari difficoltà durante il transito, ma è sempre bene stare a debita distanza dai motoscafi che per via della scia potrebbero generare fastidiose turbolenze sulla pala del timone. Per il resto lo spettacolo è garantito tanto che ogni giorno frotte di turisti si affacciano dai ponti che collegano le due sponde, per ammirare il passaggio delle barche.

Quando si è vicini all’uscita, le autorità di controllo abbassano l’altro ponte idraulico e ci si trova nel meraviglioso scenario del Golfo di Corinto. Non ci sono addetti che aiutano a prendere le cime, ma generalmente c’è solidarietà tra i diportisti e chi ha già accostato dà una mano alle barche che stanno arrivando, magari con equipaggio ridotto. Molto utile è la presenza sul pontile di una piccola autobotte che porta il carburante: intanto che la barca è in sosta al pontile l’equipaggio rimasto a bordo può procedere al rifornimento di gasolio. L’omonima città di Corinto è sulla sinistra, con un piccolo marina attrezzato dove si può fare una sosta. E magari rivivere con calma questa esperienza straordinaria. Info: www.aedik.gr.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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