Nel mese di dicembre del 2019 il giovane velista Phil Gutowski scopre che la sua amata Eclipse, un Tayana 42 ormeggiato in un marina della Florida (Usa), non c’è più, svanito nel nulla. Il racconto della sua ricerca disperata della barca tra angoscia e forza di volontà.

Il sole ha finalmente raggiunto il picco tra le nuvole ed è tornato a splendere dopo giorni di vento furioso e mare in tempesta. Un giovane dall’alto di un idrovolante scorge con il binocolo un puntino blu in lontananza dopo avere setacciato per giorni l’Atlantico. Ingrandisce con lo zoom quell’immagine per vederla più vicino. Sgrana gli occhi, sorride, è lei, la sua casa, la sua barca a vela, l’Eclipse. Dopo tre lunghi giorni di ricerca, eccola lì, perfettamente galleggiante che riposa tranquilla nell’acqua a poca distanza dalla costa.

Solo tre giorni prima, è il 20 dicembre del 2019, lungo le coste della Florida il vento soffiava forte sull’acqua dell’oceano, schizzando spruzzi salati sul viso del giovane velista Phil Gutowski mentre camminava verso il porto turistico dove era ormeggiato il suo Tayana 42, di nome Eclipse. Sono arrivati lì insieme dopo un trasferimento a vela da Boston. Ma una volta salito sul tender diretto all’ormeggio n. 91 dove pensava lo attendesse il suo scafo di colore blu brillante, guardando nella direzione del posto barca, Phil non vede nulla. La sua barca è scomparsa. Sono migliaia le domande che attraversano la mente di un armatore in questi casi, unite a un senso di profonda angoscia e frustrazione. È stata rubata? Si sono sciolti gli ormeggi? L’ha spostata qualcuno? È andata alla deriva? Come è riuscita a liberarsi e poi ad attraversare il porto senza urtare nessuna delle altre barche? Lì per lì quelle domande non ricevono nessuna risposta, solo ipotesi vaghe e pesanti come macigni.

L’ormeggio è vuoto. Dove sta Eclipse?

Phil corre all’ormeggio, afferra il gavitello dove era ormeggiata la barca ed è intatto, ma non c’è alcun segno delle sue cime. L’adrenalina gli attraversa le vene mentre un’onda quasi lo sommerge. Decide di entrare subito in azione. C’è un Catalina nelle vicinanze. Si dirige verso la barca, gridando se ci sia qualcuno a bordo. Un uomo gentile di nome Vernon esce sul ponte. È sorpreso quanto lui, poi chiama alcuni suoi amici che in passato hanno salvato delle barche, ma non sanno nulla. Si scambiano i numeri poi Phil sempre con il tender si dirige nell’area sottovento al porto. Apre tutta la manetta del piccolo fuoribordo che con il mare formato fa fatica ad avanzare tra le onde. Il risultato è che a bordo si bagna tutto, compreso il suo prezioso laptop che ha nello zaino. Passa in rassegna ancoraggi e secche della zona, ma presto comincia a farsi buio, non ha con sé una torcia, né un giubbotto di salvataggio, né una pagaia, né una radio. Non ha altra scelta che tornare al porto turistico.

Tornato in porto Phil chiama la Guardia Costiera e denuncia la scomparsa della barca. Qualche istante dopo la stessa Guardia Costiera lo richiama: c’è un 42 piedi con lo scafo blu ancorato sotto costa. Gli mandano le coordinate, ma aprendo l’app Navionics sul telefono Phil si rende conto che la posizione è sopravento rispetto a dove aveva lasciato Eclipse. Pensa che forse qualcuno l’ha trovata alla deriva e l’ha ancorata sul lato Nord del canale. Si precipita a vedere con il tender, ma non si tratta di Eclipse. La sua delusione è grande.

La ricerca disperata con il cuore in gola

La mattina dopo, con il suo amico Mat riesce di nuovo con una barca per proseguire le ricerche. Il vento è forte, ma non si danno per vinti. Esplorano l’intero litorale da Dinner Key a Matheson Hammock Park. Alcune aree vengono controllate due volte. Niente. Phil è sempre più frustrato, ma non demorde. Ritornato al molo, chiama di nuovo la Guardia Costiera e il dipartimento dello sceriffo mentre il pensiero di Eclipse che viene sbattuta contro le rocce gli corre in testa. Parlando con alcuni comandanti della Sea Tow, una compagnia locale di recupero marittimo, gli spiegano che una ricognizione gli può costare fino a 400 dollari l’ora date le condizioni. Al porto, Phil incontra Jenson, un capitano che gestisce una società di noleggio di barche che gli propone di uscire ancora una volta in mare per una ricerca su un maxi rib. Ma è tutto inutile: con il vento e le onde, è troppo difficile fare qualsiasi tipo di progresso significativo.

Più tardi, quello stesso giorno, Phil interrompe la ricerca. Seduto accasciato sul sedile del suo furgone al Dinner Key Marina comincia a sentirsi davvero senza speranza. Dopo lo shock iniziale per la perdita della barca, si chiede se il suo continuare a cercare Eclipse non rappresenti una sorta di negazione che la barca a vela che è stata la sua casa negli ultimi 5 anni sia stata rubata o distrutta. Il dolore si insinua nei suoi pensieri mentre rievoca tutte le persone che ha portato a bordo, le oltre 10.000 miglia percorse insieme, tutti i suoi averi che conteneva. Si chiede come sarebbe ricominciare tutto da capo, ma si sente soprattutto in colpa per non avere protetto al meglio la sua barca, magari assicurandola in modo più prudente. Poteva almeno lasciare l’AIS acceso e il localizzatore Iridium abilitato che lo avrebbero portato direttamente da lei. La sua famiglia e la sua ragazza Lisa continuano a incoraggiarlo, a dire che la ritroverà, anche se ormai sono passate quasi 24 ore da quando Eclipse è scomparsa.

La solidarietà per Phil viaggia sui Social

Tornato a casa Phil decide di scrivere un paio di post su Facebook e Instagram per spargere la voce dell’accaduto. Nei giorni successivi questi due post vengono condivisi più di 1.000 volte e Phil riceve messaggi di solidarietà e di sostegno da centinaia di persone, ma anche messaggi di aiuto concreto, come quello di un perfetto sconosciuto, Michael Harding, che gli scrive: “Ho un aereo a Orlando e sarei disposto a metterlo a tua disposizione per la ricerca”. A Phil sembra un’idea fantastica. In seguito si chiamano al telefono e decidono di rimanere in contatto e tenere d’occhio il tempo, poiché le condizioni al momento sono ancora impossibili per qualsiasi tipo di ricerca.

Nel frattempo un altro amico di Phil lo mette in contatto con Tony Anderson, un pilota di idrovolanti locale che effettua tour nella zona di Miami. L’idrovolante con le previsioni del momento sembrerebbe il mezzo migliore. Naturalmente il viaggio non sarà gratis, ma Phil è disperato e al tempo stesso motivato a fare tutto il possibile. Il giorno dopo raggiunge il molo dove è parcheggiato l’aereo e parte. Aprendo di nuovo la sua app Navionics, Phil indica a Tony un’area a Sud di Deering Bay Channel. Il cielo finalmente si schiarisce e la vista è ottima.

Quel puntino blu all’orizzonte è lei

A soli 15 minuti dall’inizio della ricerca, Phil da un colpetto a Tony sulla spalla e gli indica uno specchio d’acqua un paio di miglia davanti al muso dell’aereo. Anche a quella grande distanza si vede che è una barca a vela. Passano i secondi e quel puntino all’orizzonte diventa finalmente Eclipse. Phil è sopraffatto dalla gioia e non riesce a contenere la smania di salire a bordo per verificarne le condizioni.

Atterrano nelle vicinanze della barca e salgono a bordo: tutti i portelli, compreso il tambucio, sono ancora chiusi, la tensione della batteria è di 12,6 volt e la sentina è quasi completamente asciutta. Il frigorifero funziona con il cibo fresco all’interno. Tutto è miracolosamente intatto. Un miracolo, un sogno diventato realtà. Phil saluta Tony che se ne va e rimane sulla coperta di Eclipse circondata da acque cristalline e mangrovie a fare respiri profondi. Dopodiché, va prua dove ritrova le cime di ormeggio spezzate. A quel punto capisce cosa è successo davvero alla barca e non riesce a credere a quanto sia stato fortunato. Non si è accertato del tutto che Eclipse fosse ormeggiata in modo sicuro e il maltempo e una buona dose di sfortuna hanno fatto il resto. Poi però la sua determinazione, il coraggio, la voglia di vincere quella assurda battaglia contro il destino hanno avuto la meglio. Come dopo un eclisse, quando torna la luce…

Barca a vela s’incaglia nella riserva di Torre Guaceto

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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