Barche grandi: più spazio, più impegni, meno libertà

La corsa alle dimensioni sempre maggiori che caratterizza la nautica degli ultimi anni è in realtà un’arma a doppio taglio. Barca grande significa più spazio e comfort maggiore, ma anche manovre più impegnative, necessità di equipaggio, maggiori costi di ormeggio, di gestione e manutenzione. Oltre alla possibilità di budget, in realtà la differenza sulle dimensioni degli yacht la fa il programma di crociera e la nostra voglia di vivere il mare in libertà.

La produzione di barche negli ultimi anni si è indirizzata verso dimensioni di scafi sempre più grandi. Ciò è dovuto in parte alla crisi economica che ha frenato i diportisti meno abbienti, ma anche alla regola un po’ insana secondo cui barca più grande significa più bella, più prestigiosa, più lussuosa. Certamente per coloro che possono disporre di mezzi finanziari importanti non è facile resistere alle argomentazioni dei venditori che nei vari saloni nautici fanno di tutto per convincerci che più la barca è grande, più è comoda e marina.

La realtà al contrario è che uno scafo più grande generalmente offre certo più comfort, ma è anche causa di maggiori problemi. Barche di oltre 15 metri di lunghezza infatti innanzitutto richiedono una o più persone d’aiuto per navigare con venti di 25 nodi, quando con una barca di 12 metri si può uscire dal marina anche da soli e fare delle meravigliose navigazioni d’altura. Sugli scafi più grandi tutto è più complicato: le manovre richiedono più lavoro nonostante le automazioni e l’uso dell’elettricità, i consumi di bordo sono inevitabilmente maggiori, così come il carburante, le sovrastrutture prendono vento e fanno sbandare la barca appena mollati gli ormeggi, etc. La barca di dimensione maggiori alla fine impigrisce gli armatori e li obbliga a stare fermi in porto.

Barca grande

Navigare è libertà di vivere il mare

Certo non si può generalizzare e se si hanno programmi di navigazione per lunghi periodi, per esempio in Mediterraneo o ai Caraibi, allora una barca grande può essere giustificata, ma se l’utilizzo normale è la crociera estiva di 30-40 miglia e il bagno nella baia fuori dal porto, una barca più piccola sarà più agile, economica e ideale per questi brevi spostamenti. Inoltre avendo meno strumenti e accessori sarà meno soggetta ad avarie. Ricordate la celebre massima di Bernard Moitessier “a bordo meno c’è, meno si rompe”? In definitiva con un cabinato più piccolo e meno complesso si potrà uscire in mare quando si vuole, una libertà che vale certamente qualche disagio in più a livello di spazio a bordo.

Interni barca

Le domande fondamentali per scegliere le dimensioni

Allora prima di scegliere la taglia della barca sarebbe bene prendere le misure con noi stessi e considerare col buon senso che tipo di utilizzo se ne deve fare. Basta farsi delle domande concrete. Per quanto tempo utilizzerò la barca? Quali sono i miei programmi di navigazione di massima? Quanti ospiti avrò a bordo il più delle volte?

E allora si sceglierà un natante sotto i 10 metri per uso giornaliero e piccole crociere. Una barca fino a 14 metri per navigare fino a sei persone o anche da soli, se si possiede una buona preparazione. Oltre i 15 metri le barche diventano pesanti e richiedono un minimo di equipaggio, certamente un marinaio che sia di supporto. Con questa misura i cabinati cominciano a diventare oggetti importanti e costosi. Oltre i 18 metri l’equipaggio diventa obbligatorio e i costi salgono rapidamente. Quando si entra nella categoria navi da diporto, vale a dire oltre i 24 metri, la gestione talvolta diventa quella di una piccola azienda.

Barca ormeggio

La ricerca della giusta misura

Un’ultima considerazione riguarda i costi di ormeggio che nel caso di barche grandi inevitabilmente lievitano, nonché quelli del personale di bordo che costantemente devono tenere tali scafi in inefficienza se non si vuole che vadano in decadenza. Buon senso vuole che la barca sia un mezzo di svago e occorre ridurre al minimo gli impegni per godersela. La ricerca della giusta dimensione che vale per l’automobile e per la casa, a maggior ragione deve valere per la nostra barca. Il che equivale alla libertà di vivere il mare, proprio come piace a noi.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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