In barca ci sono elementi come pulegge, bozzelli, verricelli, connettori e morsetti che è necessario tenere sempre oliate ed efficienti. Una panoramica sui principali lubrificanti marini: secchi, oleosi e grassi.

Quando e perché utilizzare lubrificanti marini

Prima di mollare gli ormeggi è bene verificare il buono stato della barca e dei suoi impianti. Tra questi le attrezzature di coperta che, specie dopo lunghe soste, hanno bisogno di essere risvegliate con una buona lubrificazione volta a ridurre gli attriti e proteggere meccanismi e metalli dall’aggressione della salsedine.
L’utilizzo di lubrificanti specifici ad uso nautico consente di mantenere perfettamente efficienti tutte le attrezzature di bordo e di prolungarne la durata nel tempo.
A differenza dei comuni prodotti da ferramenta, i lubrificanti marini sono in grado di offrire il massimo risultato in ambienti altamente difficili, resistendo a sole, sale, sabbia e rispettando senza intaccare i materiali presenti a bordo dalla vetroresina, agli acciai al teak.

Quale lubrificante marino usare

Negli ultimi anni le aziende nautiche hanno sviluppato tanti oli e grassi per l’utilizzo marino. Tuttavia le attrezzature di coperta non sono tutte uguali e hanno funzionalità peculiari, per cui è bene acquistare qualche prodotto specifico. Vediamo allora quali sono i principali lubrificanti nautici che offre il mercato, le loro caratteristiche e il loro campo di applicazione.

I lubrificanti hi-tech 

Tra i prodotti di ultima generazione ci sono i lubrificanti a secco che differenza dei prodotti oleosi,  una volta applicati sulle superfici, asciugano presto lasciando una pellicola sottile, scivolosa e totalmente idrorepellente che pur assicurando uno scorrimento ottimale non trattiene sporco e polvere.

Oltre a rimanere asciutti, i lubrificanti a secco hanno un basso grado di viscosità che assicura la massima scorrevolezza, inoltre non macchiano e in genere sono disponibili anche in versione spray veloce e semplice da applicare. Dove possono essere utilizzati? A bordo vengono impiegati sui meccanismi a basso e medio attrito che si trovano a costante contatto con l’aria e il salmastro e che sono di facile accesso, dunque le rotaie e i carrelli di randa e fiocco, i cursori, le torrette per gli strozzatori, le pulegge e i bozzelli con cuscinetti a sfera. C’è anche chi li utilizza con ottimi risultati sulle vele in Dacron per renderle impermeabili e proteggerle ulteriormente dagli agenti atmosferici.

Teflon, nessuno scivola come lui

Cosa rende i lubrificanti a secco un prodotto ad alte prestazioni? Sicuramente la loro base al Silicone o meglio al Teflon. Quest’ultima è una delle tante denominazioni commerciali del PoliTetraFluoroEtilene (PTFE), una delle sostanze più scivolose conosciute (scoperta nel 1938 dal chimico statunitense Roy J. Plunkett) e nota anche come Fluon e Algoflon. Sul mercato si possono trovare molti prodotti a base di Teflon che sarebbe bene imbarcare.

Lubrificanti oleosi e multifunzione

I lubrificanti più tradizionali sono i lubrificanti oleosi, a base di derivati del petrolio a cui vengono aggiunti additivi antiossidanti. Il loro punto di forza è di lasciare uno strato leggermente unto sulle superfici che oltre a ridurre in buona parte l’attrito, protegge dall’acqua e dall’umidità e previene ogni forma di ossidazione e corrosione, anche per lunghi periodi. Inoltre hanno la caratteristica di penetrare a fondo sulle superfici sfruttando le più piccole porosità dei metalli, superando strati di ossido e grazie ai solventi contenuti nei loro principi attivi possiedono un forte potere sbloccante che risolve il problema di parti grippate, viti e bulloneria ossidate e meccanismi arrugginiti.

Alcuni di questi prodotti “tuttofare” o multifunzione hanno anche un forte potere solvente, sono in grado cioè di eliminare macchie di grasso, catrame, sporcizia e colla dalle superfici, senza lasciare residui corrosivi.

Il loro campo di applicazione a bordo è molto ampio: stopper e strozzatori, viti e bulloni, cerniere di porte e gavoni, arridatoi, albero (le pulegge delle drizze), motori entrobordo e fuoribordo, connettori elettrici e morsetti delle batterie.

I “re” dell’anticorrosione

Tra i prodotti più versatili ed efficaci c’è sicuramente il classico WD-40 e il più “marino” CRC 6-66 Marine. WD sta per water displacement (ossia idrorepellente) e 40 per 40° tentativo. È stato il chimico statunitense Norm Larsen, incaricato dall’azienda californiana Rocket Chemical di individuare un nuovo prodotto anticorrosione per l’industria aerospaziale e militare, a trovare nel 1953 la formula del WD-40 alla quale arrivò dopo appunto quaranta tentativi. Altrettanto efficace è il CRC 6-66 Marine proposto dall’omonima azienda belga CRC, un acronimo che sta per Corrosion Reaction Consultants e che rappresenta la versione nautica del noto 5-56, prodotto a partire dal 1958.

Metti il grasso nel tuo winch

Tra le attrezzature di bordo dei moderni cabinati non mancano  i meccanismi soggetti a forti attriti e pressioni, come per esempio gli ingranaggi interni dei verricelli, del rollafiocco, del salpancora o il circuito della timoneria e gli organi di trasmissione del motore. Per tenere efficienti e lubrificate queste parti si utilizzano appositi grassi marini  in pasta, tubetto o spray. Questi prodotti sono derivati del petrolio, a cui vengono aggiunti additivi a base di litio, titanio, grafite o Teflon. Sono miscele corpose a livello di densità e assicurano una lubrificazione di lunga durata impermeabile e a prova di calore.

La manutenzione periodica

In generale è comunque importante pulire e proteggere le attrezzature di coperta con manutenzioni periodiche volte a prevenire ossidazioni, blocchi o grippaggi e quanto alla scelta del lubrificante e delle modalità di applicazione, è bene seguire i consigli di esperti e schede tecniche. Nel momento dell’acquisto infine è sempre meglio optare per un lubrificante di buona qualità e soprattutto di marca che assicura maggiore protezione per la barca e risparmio di tempo.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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