Conoscere l’arte dei nodi marinareschi è un bagaglio fondamentale di chi va per mare, ma è importante anche conoscere bene le cime: come sono fatte, a cosa servono e con quali materiali vengono realizzate. Ecco una facile guida per averle in pugno.

La conoscenza dei principali nodi marinareschi dovrebbe far parte del bagaglio tecnico di chiunque va per mare. L’arte dei nodi è fondamentale nella gestione dell’attrezzatura di bordo e durante le manovre, oltre che a essere decisiva in condizioni di emergenza e pericolo. La letteratura dei nodi marinareschi utili a bordo, sia all’ormeggio che in navigazione è sterminata. Una vera “bibbia” in materia è Il grande libro dei nodi di Clifford W. Ashley (Magenes Editore) che ne raccoglie diverse migliaia. In realtà a meno di essere dei veri appassionati, al normale diportista basta conoscere una dozzina di nodi fondamentali per cavarsela in mare: il Savoia, il nodo Piano, il Parlato, il Mezzocollo, il nodo Margherita, il nodo Bandiera, il Nodo di Bitta, il nodo Ancorotto, la Gassa d’Amante, il Nodo di Ormeggio, la Bocca di lupo, il nodo Scorsoio, il nodo Inglese.

Tali nodi sono dei veri capisaldi e in linea di massima risultano sufficienti per gestire la maggior parte delle situazioni di bordo. Un buon marinaio sa eseguirli velocemente, senza esitazione, anche con una sola mano e a occhi chiusi.

Due tipi di cime: piane e intrecciate

Gli armatori o coloro che vivono lunghi periodi a bordo, durante traversate o trasferimenti, oltre ai nodi dovrebbero conoscere anche impalmature e impiombature, ma soprattutto avere dimestichezza con tutti i tipi di cime. Vediamo allora in questa agile guida come sono fatte le cime, quali i principali materiali utilizzati per realizzarle e quali sono le loro caratteristiche e destinazioni d’uso.

In generale le cime che si utilizzano a bordo vengono realizzate con fibre che sono ritorte in fili per comporre i cosiddetti legnoli, i quali a loro volta vengono ritorti o intrecciati per dare vita alla cima finita. Le cime o cavi si dividono in due gruppi principali:
cime piane: cime composte da tre legnoli (esistono anche cime piane con due o quattro legnoli) che sono ritorti in senso opposto a quello dei fili, normalmente in senso destrorso, ma talvolta in senso sinistrorso.
cime intrecciate: cime realizzate in diversi modi e in cui i fili sono normalmente intrecciati per formare una guaina che ricopre un’anima interna di fili, i quali possono essere anch’essi intrecciati o leggermente ritorti insieme.

Ieri in fibre naturali, oggi tutte sintetiche

Fino al ventesimo secolo per tutti i cavi di bordo venivano impiegate le fibre naturali, come la canapa, la manilla o la sisal. Queste fibre erano ricavate da varie piante e generalmente venivano utilizzate per realizzare cime piane. I cavi tradizionali in fibre naturali, come quelli in canapa e manila, ormai da diversi anni sono stati soppiantati dai cavi in fibra sintetica, ma ancora oggi possono essere utilizzati a bordo di velieri antichi, come per esempio la nave scuola Amerigo Vespucci, oppure su barche classiche.

Prima di approfondire i materiali sintetici con cui sono realizzate le cime moderne occorre sapere che è soprattutto il tipo di fibra a determinare le caratteristiche del cavo. Tre sono le tipologie di fibra: multifilo che presenta fili sottili che conferiscono al cavo flessibilità e morbidezza; piattina, ossia una fibra piatta e larga usata per i cavi economici; monofilare, ossia una fibra grossa, impiegata per i cavi più rigidi.

A ciascun materiale il proprio uso

Per quanto riguarda invece i materiali impiegati nella realizzazione delle cime moderne, questi possono essere suddivisi in quattro gruppi:
Poliestere (Terylene). Si utilizza per cavi di elevata qualità, realizzati in fibre multifilo. Il cavo in questo caso è flessibile, risulta ben protetto dalla luce del sole e non galleggia. L’elevato carico di rottura lo rende adatto per il cavo dell’ancora e per quelli d’ormeggio. Il cavo poliestere prestirato, il cui allungamento è minimo, è impiegato invece per le scotte e le drizze.
Poliammide (Nylon). È il materiale con il quale si fanno cavi in fibre multifilo, risulta molto elastico ed è usato moltissimo nella pesca e sulle navi. In comune con i cavi in poliestere, i cavi di nylon hanno una elevata resistenza all’abrasione e non galleggiano. In più sono dotati di elevata elasticità che li rende particolarmente adatti al rimorchio, all’ormeggio e in tutte le situazioni in cui sono presenti sollecitazioni violente.
Polietilene. Viene utilizzato per cavi fatti in fibre monofilari che risultano lisci e dalla superficie relativamente dura. Questi cavi vengono impiegati per pesanti attrezzature da pesca a causa della loro elevatissima resistenza all’abrasione.
Polipropilene. Materiale con cui si realizzano cavi economici per tutti gli usi. Sono cavi leggeri che galleggiano, qualità che li rendono adatti come cime di salvataggio o per ormeggi di breve durata. Tuttavia questi cavi hanno una bassa resistenza all’abrasione e alla luce del sole. Soprattutto quelli con fibre a piattina sono di basso costo e non dovrebbero essere usati a bordo degli yacht.

Importante sottolineare che Poliestere, Poliammide, Polietilene e Polipropilene sono i termini tecnici di questi materiali, mentre i nomi come Nylon, Terylene, Dacron, non sono altro che denominazioni commerciali usate da alcune società per i loro prodotti costruiti appunto con questi materiali.

Fibre aramidiche, più forti dell’acciaio

Negli ultimi anni si sono diffuse cime di nuova generazione realizzate con fibre aramidiche che uniscono elevati carichi di rottura (paragonabili a quelli delle fibre di carbonio e circa 10 volte superiori a quelli dell’acciaio), una bassissima elasticità e soprattutto un’elevata resistenza alle abrasioni, al taglio e agli impatti (non a caso sono usate anche nella realizzazione di giubbotti antiproiettile).

Sperimentate da principio a bordo di barca da regata, hanno ormai raggiunto un largo utilizzo anche sulle barche di serie. Le fibre aramidiche più comuni sono: il Kevlar, il Dyneema, il Vectran, il Pbo, la Cordura e la Technora.

Nonostante le eccellenti qualità di resistenza ai carichi, le fibre aramidiche soffrono gli agenti atmosferici e tendono a deteriorarsi, se per esempio esposte in modo prolungato alla luce del sole e alle intemperie. Per questa ragione nella nautica vengono usate spesso come anima di cime rivestite con altri materiali.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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